A Napoli, le pareti dello Studio Trisorio si animano con più di cinquanta “scatole pittoriche” firmate Alfredo Maiorino. È un progetto ambizioso, Geometrie Variabili, che non si limita a mostrare opere: disegna un ritmo, un ordine visivo che trasforma lo spazio stesso. Maiorino, artista e docente nato in Campania, si guarda indietro, riflette sul suo percorso e prova a rimettere in gioco i temi più profondi della sua ricerca. Non è una semplice esposizione, ma una sfida a se stesso, un tentativo di trovare un nuovo equilibrio tra forma e significato.
Per capire davvero Geometrie Variabili bisogna ripercorrere le tappe fondamentali di Maiorino, partendo dagli anni Duemila. Nel 2005 l’artista presentava al Castel dell’Ovo Il Cielo Capovolto, una serie di grandi superfici monocrome animate da figure cariche di significato: fiori, pesci, simboli antichi che richiamavano un immaginario profondo, quasi ancestrale. Quegli elementi non erano messi a caso, ma raccontavano un coinvolgimento emotivo e culturale intenso, fatto di rimandi e memorie visive ben radicate.*
Con il tempo, Maiorino ha spostato il suo sguardo verso l’essenza stessa del fare pittura. Quel mistero che permeava la sua poetica fin dall’inizio si sposta dal puro colore verso forme architettoniche, geometrie tridimensionali e materiali come il vetro opalino. È un passaggio che mette la materia al centro dello spazio, togliendo l’illusione della superficie piatta e aggiungendo peso e consistenza.
Il momento decisivo arriva nel 2020 con la mostra Giallo Camera, sempre allo Studio Trisorio. Qui Maiorino supera il piano pittorico tradizionale: le superfici si trasformano in volumi e spessori, includendo simboli, colori e disegni in un corpo più complesso. Ne nasce una profondità concreta, una liberazione delle forme che porta con sé vent’anni di esperienze e sedimentazioni culturali e personali.
L’opera si fa muro, spazio, finestra: un contenitore che ingloba e mostra un mondo interno stratificato. Maiorino traduce l’esperienza in forme meditative, oggetti che hanno presa sul tempo e sulla presenza, dando vita a un dialogo intenso con l’ambiente che li ospita.
Al cuore di questa ricerca c’è il bisogno di confrontarsi con il disordine del nostro tempo. Maiorino cerca un centro, un equilibrio visivo capace di rispondere all’ondata di immagini, suoni e stimoli che ci travolge ogni giorno. L’arte diventa così un gesto misurato, una messa in atto di limiti artificiali per resistere alla tentazione di una stimolazione continua e senza pause.
Le geometrie, con il loro rigore e struttura, sono per lui un rifugio. Costruendo “scatole pittoriche” racchiuse nel vetro, Maiorino si isola, crea confini che custodiscono e proteggono. È uno spazio reale di meditazione, dove il nascondere diventa un diritto, un atto che si oppone alla compulsione moderna di mostrare tutto.
Questa immagine del guscio attraversa tutta la mostra, rivelando una tensione poetica profonda. Qui l’arte si mette al servizio di un ordine che vuole essere antidoto a un mondo che si espande senza controllo. Con Geometrie Variabili, Maiorino offre una riflessione visiva complessa e rasserenante, capace di farci fermare a pensare al senso dello spazio e della forma nel nostro tempo.
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