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Danza Contemporanea e Diversità: Il Collettivo Maya Incanta l’Abbazia del Goleto in Irpinia

Il 7 agosto 2026, l’Abbazia del Goleto, con le sue pietre antiche e il silenzio carico di memorie, si trasformerà in un teatro insolito. Il Collettivo Maya salirà su quel palcoscenico a cielo aperto con “Nòstos”, uno spettacolo che non si limita a ballare. Qui, il corpo si fa linguaggio, si piega e si ribella agli schemi tradizionali. È una danza che parla di diversità, di cambiamento, di inclusione — senza scuse, senza mezze misure. In quel luogo dove il tempo sembra sospeso, il passato incontra un presente deciso a rompere ogni confine.

Corpo e disabilità: il Collettivo Maya riscrive le regole della danza

Il Collettivo Maya si è fatto notare nel panorama della danza contemporanea per la sua capacità di superare barriere, soprattutto quando si parla di disabilità. “Nòstos” non è una performance che punta sulla pietà o sull’assistenza. È una ricerca vera, che trasforma ogni differenza fisica in un’occasione per inventare un modo nuovo di muoversi. Dietro la coreografia c’è Hilde Grella, insieme alla danzatrice Laura Forcellati e all’artista Donatella Donatelli: un team che ha costruito un percorso dove ogni corpo trova spazio e valore. Sedie a rotelle, tutori e altri ausili non sono più limiti, ma diventano parte integrante della scena, amplificando l’espressività e il significato.

I movimenti non cercano di adattarsi a modelli già scritti, ma nascono da una “sintassi spaziale” che cambia il modo di percepire equilibrio e spazio. La performance gioca con la gravità e il sostegno, unendo tecnica e sentimento. Si vede chiaramente la fiducia tra i performer: quegli strumenti di supporto diventano quasi estensioni scultoree dei corpi. A completare il racconto, un documentario che sarà proiettato durante l’evento, offrendo uno sguardo diretto sul processo creativo.

L’Abbazia del Goleto: un luogo di storia che fa da eco al presente

La scelta dell’Abbazia del Goleto non è casuale. Fondata nel XII secolo da San Guglielmo da Vercelli, questa abbazia è un simbolo di resistenza e cambiamento nel cuore dell’Irpinia. Le sue navate aperte al cielo, i muri in rovina, le strutture parzialmente distrutte raccontano storie di crisi e rinascite che si riverberano nella performance. Qui la danza trova un significato più profondo, creando un dialogo intenso tra le rovine e i corpi in movimento.

I danzatori, con le loro forme non convenzionali, si confrontano con l’architettura spezzata, dando vita a un impatto visivo ed emotivo che va oltre l’arte tradizionale. Le asimmetrie dello spazio si intrecciano con la fisicità dei performer, sfidando l’idea di perfezione e normalità. È un confronto tra memoria storica e ricerca estetica che mostra come l’arte possa far riflettere sulle differenze e sul senso della memoria.

Goleto Festival 2026: la cultura si fa inclusiva e accessibile

L’appuntamento del 7 agosto chiude il Goleto Festival 2026, una rassegna che porta l’arte in luoghi insoliti e favorisce l’incontro tra diverse discipline. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti: un invito aperto a chi vuole vivere un’esperienza coinvolgente e fuori dal comune, lontano dal caos delle città.

Il festival propone momenti di riflessione sulla società di oggi, mettendo in campo progetti che valorizzano pluralità e innovazione. Il lavoro del Collettivo Maya è una tappa fondamentale di questo percorso, capace di toccare cuore e mente, aprendo nuove prospettive sul corpo, la diversità e l’inclusione nel panorama culturale italiano.

Il 7 agosto 2026 all’Abbazia del Goleto la danza diventa un viaggio dove passato e presente si incontrano, e le differenze si trasformano in energia creativa. Un evento da non perdere per chi cerca nell’arte uno sguardo diverso sul mondo e su se stesso.

Redazione

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