A Marzabotto, sotto il silenzio di secoli, è riaffiorato un pozzo rituale etrusco che ha già cambiato le carte in tavola. Non è un ritrovamento qualunque: dentro quel pozzo, incredibilmente intatto, sono emersi bronzi lucenti, iscrizioni misteriose e scheletri che raccontano storie mai udite prima. A pochi giorni dalla riapertura del MNEMA, la città di Kainua si conferma un scrigno di segreti, capace di svelare nuovi dettagli sulla religione e i rituali di un popolo tanto affascinante quanto enigmatico. Gli archeologi non riescono a staccarsi dal sito, e chiunque ami il passato si trova di fronte a un puzzle appena iniziato.
La scoperta è avvenuta nel cuore sacro di Kainua, una città etrusca nel Parco archeologico dell’Emilia-Romagna famosa per i suoi grandi templi dedicati a Tinia e Uni, le divinità più importanti del pantheon etrusco. Proprio nel santuario urbano di Uni, dea della fertilità e della protezione, gli archeologi dell’Università di Bologna hanno portato alla luce questo pozzo speciale.
Diverso da tutti gli altri cinquanta pozzi conosciuti nella zona, questo scende fino a 4,40 metri e si distingue per le pareti rivestite di ciottoli. Qui non si trattava solo di prendere acqua: il pozzo era un punto sacro, un ponte tra il mondo visibile e quello spirituale, che gli Etruschi veneravano. Grazie a questo ritrovamento, si è riusciti a ricostruire quasi per intero una cerimonia di fondazione databile tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., proprio quando Kainua venne fondata.
Il pozzo si inserisce nel contesto sacro che comprendeva anche il culto della dea Vei, corrispondente alla Demetra greca, e offre così uno sguardo raro sulle pratiche religiose e i riti di fondazione che univano terra, acqua e divinità tutelari nello stesso luogo.
Sul fondo del pozzo sono stati trovati depositi di straordinaria qualità, conservati grazie all’acqua che ha impedito la ruggine. Due grandi statuette di bronzo raffigurano figure femminili in atteggiamento rituale. Sono Korai, figure eleganti con tuniche, mantelli e diademi decorati, che reggono un’offerta simbolica, probabilmente un fiore o un frutto.
Le statuette pesano oltre un chilo e 400 grammi, segno della quantità di metallo usata e dell’importanza del gesto rituale. Accanto a loro sono emersi altri oggetti preziosi: un piatto di bronzo rarissimo e intatto, brocche ceramiche da cerimonia, una chiave di bronzo funzionante e un applique decorato con cavalli alati, simboli spesso legati al divino.
Tra i reperti c’è anche una nuova iscrizione in lingua etrusca che menziona la dea Cavatha, legata ai misteri della terra e alla fertilità, simile a Persefone nella mitologia greca. Questo conferma il forte legame con i rituali legati alla terra e al ciclo della vita.
Mentre il fondo del pozzo racconta la nascita di Kainua, all’interno del suo riempimento è stato trovato qualcosa che parla invece della fine di un ciclo. A circa 3,5 metri di profondità, gli antropologi guidati da Maria Giovanna Belcastro hanno recuperato i resti di due persone adulte, probabilmente una donna anziana e un uomo giovane.
Questo suggerisce un rito di chiusura del pozzo, un gesto carico di significato legato alla fine del suo uso sacro. Le analisi in corso – che comprendono datazioni al radiocarbonio, studi del DNA e analisi isotopiche – cercheranno di definire con precisione data, origine e significato della deposizione.
Oltre ai resti umani, sono stati trovati materiali organici di grande valore, come foglie e ossa di mammiferi e uccelli, che aiuteranno a ricostruire il paesaggio naturale e l’ambiente in cui nacque Kainua.
Lo scavo è stato possibile grazie a un finanziamento di 140mila euro della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, nell’ambito di una collaborazione avviata nel 2023 tra l’Università di Bologna e il Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto.
Fondamentale è stato il contributo del Gruppo Ravennate Archeologico, esperto in scavi di pozzi antichi e infrastrutture idriche, che ha affrontato le difficoltà dovute alla falda acquifera, garantendo sicurezza durante le operazioni.
La scoperta si inserisce in un modello di collaborazione consolidato, che ha permesso di estendere la campagna di ricerca fino al 2026, anno in cui il pozzo è stato individuato.
I reperti saranno esposti nel MNEMA non appena si concluderanno le analisi di conservazione e diagnostica. Il museo ha un approccio innovativo, quello dell’aggiornamento continuo, superando la tradizionale distanza tra area archeologica e spazio espositivo.
Il MNEMA di Marzabotto racconta Kainua non come un museo fermo, ma come un «organismo in movimento». Il riallestimento del 2024 ha introdotto un percorso chiamato “Vivere Kainua”, dove reperti e scoperte diventano testimonianze vive di una ricerca ancora in corso.
Progettato da Fabio Fornasari con Roberto Zancan dell’HEAD di Ginevra, lo spazio unisce archeologia e contemporaneità, come dimostra la recente mostra d’arte contemporanea di Eva Marisaldi, “Under the Same Sky”.
La scoperta del pozzo rituale aggiunge un nuovo capitolo a questo dialogo tra passato e presente, confermando la vocazione del museo a essere anche un laboratorio di conoscenza in continua evoluzione.
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