Davanti al Palazzo dell’Emiciclo, a L’Aquila, una gigantesca figura d’acciaio sembra spingere con tutta la forza una carriola da cantiere. È alta quasi tre metri, lunga più di tre e mezzo. L’ha realizzata Ai Weiwei, il celebre artista e attivista cinese, e l’ha donata alla città a settembre 2026. “Figure and Wheelbarrow for L’Aquila” non è solo una scultura: è un simbolo concreto di fatica e speranza, il racconto visivo di una rinascita dopo il terremoto che ha devastato la zona. L’opera si inserisce nel calendario della Capitale Italiana della Cultura 2026, portando un messaggio forte proprio nel cuore di una città che sta cercando di rialzarsi.
L’idea è nata durante la visita di Ai Weiwei a L’Aquila, nel luglio 2025. Camminando per il centro tra cantieri e strade ancora da sistemare, l’artista ha visto nella carriola un simbolo forte: la fatica concreta di chi ha lavorato per ricostruire. Un oggetto umile, ma carico di significati. La carriola rappresenta il lavoro quotidiano, il sudore e la determinazione di una città che vuole rialzarsi.
Ma dietro questo simbolo c’è anche una storia personale. Il padre di Ai Weiwei, il poeta Ai Qing, aveva scritto una poesia intitolata “Carriola” nel 1938. Per Ai Weiwei, questo strumento richiama i ricordi della sua infanzia. Inoltre, il terremoto del Sichuan nel 2008 ha segnato profondamente il suo impegno: dopo quella tragedia, ha documentato e denunciato le vittime, concentrandosi soprattutto sui crolli delle scuole.
Confrontando la sofferenza cinese con quella di L’Aquila, Ai Weiwei ha trovato un legame profondo di lotta e resilienza. La sua opera parla così di dolore condiviso, ma anche di una volontà di rinascere attraverso la cultura e la bellezza. L’artista stesso ha sottolineato come L’Aquila, nonostante tutto, abbia mostrato un forte desiderio di ricostruzione, trasformando la carriola in un simbolo di speranza.
La scultura in acciaio evita ogni retorica. La figura che spinge la carriola è un gesto semplice e concreto, che unisce il singolo alla comunità. Non è un monumento distante, ma un richiamo alla fatica e alla memoria collettiva. Un ricordo che torna anche al famoso “popolo delle carriole” del 2010, quando i cittadini stessi rimossero le macerie per protesta contro i ritardi nella ricostruzione.
Giacinto Di Pietrantonio, curatore del progetto, spiega come l’opera trasformi un atto quotidiano in una testimonianza storica. Questo lavoro chiude un percorso artistico a L’Aquila iniziato con la mostra “Aftershock” al MAXXI, e ora diventa parte integrante della città, destinato a restare nel suo spazio pubblico.
Chi ha promosso l’iniziativa vuole che la scultura non sia solo un evento passeggero, ma un segno duraturo che racconti il passato e continui a ispirare la comunità. Il sindaco Pierluigi Biondi ha rimarcato come l’opera di Ai Weiwei sia un simbolo permanente, capace di parlare sia agli aquilani sia ai visitatori, arricchendo il patrimonio culturale della città ben oltre il 2026.
Nato a Pechino nel 1957, Ai Weiwei ha vissuto in prima persona le turbolenze della Cina contemporanea. La sua famiglia fu esiliata per ragioni politiche, e il suo ritorno a Pechino negli anni Ottanta lo ha portato a diventare uno dei protagonisti dell’arte d’avanguardia cinese. Fondatore del gruppo Le Stelle e della scena indipendente di Pechino, ha spaziato dalla scultura all’installazione, dalla fotografia all’architettura.
Il suo lavoro si muove tra tradizione e modernità, spesso usando materiali storici in modo innovativo. Un esempio noto sono le urne della dinastia Han, modificate con simboli contemporanei come il logo Coca-Cola. Accanto all’arte, Ai Weiwei ha sempre portato avanti un impegno politico forte, denunciando violazioni dei diritti umani e sostenendo la libertà di espressione, diventando così un simbolo mondiale di resistenza.
Arrestato e detenuto nel 2011 in Cina, la sua vicenda ha scatenato una mobilitazione internazionale. Liberato nel 2015, ha affrontato temi come le migrazioni e la sorveglianza, mantenendo alta l’attenzione sui grandi problemi sociali attuali. Il suo arrivo a L’Aquila con “Figure and Wheelbarrow” segna un nuovo capitolo, dove arte e impegno civile si incontrano nel cuore di una città che lotta per rinascere.
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