Nel cuore del MAXXI di Roma, un santo medievale incontra il presente: San Francesco d’Assisi si fa interprete di un dialogo inaspettato con l’arte contemporanea. È una sfida, certo, quella di mettere accanto la spiritualità antica e le espressioni artistiche moderne, spesso così lontane per linguaggio e visione. Eppure, proprio dal concetto di “creatura” nasce un percorso che supera le immagini sacre tradizionali, invitando a una riflessione nuova e aperta. La mostra Creature, Creatori resterà lì fino al 20 settembre 2026, a testimoniare che, a volte, il passato può parlare al presente in modi sorprendenti.
A ideare e curare la mostra è stata la storica dell’arte Beatrice Buscaroli, insieme al Ministero della Cultura e alla Direzione Generale Creatività Contemporanea. L’iniziativa rientra nel calendario ufficiale per l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco, ma si distacca dalle celebrazioni di stampo storico o agiografico. Qui si punta a recuperare il valore umano e simbolico che il santo continua ad avere. Gran parte delle opere provengono dalla collezione permanente del MAXXI, con nomi di rilievo come Bruna Esposito, Maria Lai, Piero Manzoni, Ettore Spalletti e Stefano Arienti, affiancati da lavori commissionati a artisti contemporanei quali Jacopo Benassi, Chiara Camoni, Aron Demedtz e Nicola Samorì.
Il percorso si sviluppa come un confronto tra passato e presente, tra la devozione francescana e uno sguardo contemporaneo, alla ricerca di un punto di contatto che non sia scontato ma profondamente umano e attuale. Lo spiega bene Davide Rondoni, presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni centenarie: la parola “creatura” evoca una sacralità che oggi fatichiamo a riconoscere, in un’epoca in cui nascita ed esistenza sembrano sempre più privi di senso trascendente. In questo capovolgimento di prospettiva la mostra vuole rinsaldare un legame perso tra vita quotidiana e dimensione spirituale.
Nelle prime sale si nota subito l’attenzione al materiale. Artisti come Germano Sartelli e soprattutto Alberto Burri esprimono una poetica fatta di materia, che richiama la semplicità e la povertà francescana. La scelta di materiali “poveri” – foglie, lamiere, mozziconi, juta, plastica – diventa una meditazione sulla fragilità della vita e sulla sofferenza che la materia stessa porta con sé, lacerata o bruciata. Qui il ritorno all’essenziale diventa la chiave per avvicinarsi all’esperienza umana e spirituale di San Francesco.
Gli oggetti comuni si trasformano in simboli potenti di resistenza e rinascita, e la forza visiva si accompagna a un contenuto emotivo e filosofico profondo. La fede si fa sentire non attraverso ornamenti o narrazioni tradizionali, ma come una presenza discreta, quasi un’eco. Paola Canevari con i suoi “Monumenti della Memoria” aggiunge una riflessione sul tempo che passa e sull’importanza di conservare i valori della storia.
Un’altra parte della mostra dà spazio a giovani artisti che rilanciano l’immagine del santo con un approccio nuovo, lontano dall’iconografia classica. Luca Bertolo riprende la celebre “Predica agli uccelli” con tecniche e stili inediti, mentre Chiara Camoni la racconta in pittura con un linguaggio simbolico e quasi fiabesco, mettendo in luce il conflitto, la conversione e la pace interiore.
Questi lavori non si limitano a un tema religioso, ma usano il francescanesimo come spunto per riflettere sulle fragilità e le speranze dell’uomo. Accanto a loro, il documentario di Flavia Rossi e Daniele De Luca sulle chiese rupestri di Lalibela, in Etiopia, mostra un legame profondo tra fede e luogo. Un legame intimo, capace di far risuonare nel presente una devozione lontana nel tempo e nello spazio.
Più che offrire risposte, la mostra pone una domanda fondamentale: cos’è il sacro oggi? Le opere evitano la retorica celebrativa e la semplice biografia di San Francesco, per suggerire che quei valori non sono solo religiosi, ma profondamente umani. Non si tratta di fede confessionale, ma di una spiritualità essenziale che attraversa le opere, un desiderio di andare oltre una materialità vuota per toccare qualcosa di più alto.
Luca Bertolo e gli altri artisti mostrano che il sacro è diventato un interrogativo, una ricerca aperta. La mostra invita a pensare a come coltivare oggi valori come il rispetto, la sostenibilità e l’apertura universale, che il francescanesimo ha incarnato. Una sfida culturale che coinvolge tutta la società e lascia il visitatore davanti a un bivio: riscoprire la sacralità della vita o restare nell’indifferenza.
Con Creature, Creatori, il MAXXI propone così una mostra ben radicata nella tradizione ma capace di confrontarsi con le tensioni e i linguaggi del presente, senza semplificazioni. La domanda più grande resta non solo cosa resta del messaggio di San Francesco, ma come l’arte possa essere un mezzo vivo per un dialogo che non smette mai di rinnovarsi.
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