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Ca’ Riviera a Mira: la nuova oasi d’arte contemporanea lungo il Brenta, la fuga culturale da Venezia

Quando Venezia si riempie di turisti e l’aria si fa pesante durante la Biennale, c’è un posto a pochi chilometri che sembra un altro mondo. A Mira, lungo il Brenta, due ville del Cinquecento si sono trasformate in Ca’ Riviera, un polo d’arte contemporanea dove il tempo rallenta. Non è solo una galleria, ma un luogo vivo, aperto tutto l’anno, dove l’arte si respira tra il verde e le pietre antiche. Nel 2026, alla prossima Biennale, Ca’ Riviera farà il suo debutto ufficiale, ma già ora si presenta come un rifugio creativo, uno spazio per artisti e appassionati che cercano qualcosa di diverso dal solito trambusto lagunare.

Ca’ Riviera: dalle ville storiche a un cuore pulsante per artisti e mostre

L’idea di Ca’ Riviera nasce dalla volontà di Leonardo Tiezzi e Riccardo Corò, che hanno deciso di restituire vita e funzione culturale a due dimore storiche affacciate sul Brenta. Il nome stesso racconta molto: “Ca’” richiama le tipiche case lagunari, mentre “Riviera” sottolinea il legame con il territorio fluviale, terra da sempre punteggiata di ville nobiliari e giardini. L’obiettivo è chiaro: creare uno spazio d’arte attivo durante tutto l’anno, lontano dai riflettori accecanti della Biennale, dove poter instaurare un rapporto più diretto e intimo con le opere e il luogo.

Le ville cinquecentesche, immerse in un parco rigoglioso, sono ambienti perfetti per residenze artistiche e mostre che si susseguono senza interruzioni. Qui la natura accompagna installazioni e visitatori, creando un’atmosfera rilassata, lontana dal ritmo incalzante delle calli veneziane. Il progetto si distingue per la capacità di coniugare il patrimonio architettonico con una cultura viva, che vede l’arte come pratica quotidiana e dialogo continuo tra autori, opere e pubblico.

“The Shape of the Self”: l’inaugurazione tra arte e sguardi femminili sull’identità

Ca’ Riviera apre le porte con “The Shape of the Self / La forma del Sé”, una mostra nata in collaborazione con Cassina Projects di Milano. Cinque artisti, tutti impegnati a riflettere sull’identità personale, si confrontano nel percorso: Leonor Fini, Cecilia Granara, Yves Scherer, Chiara Capellini e Sedef Gali. Al centro di tutto, la complessità del sé, le sue forme mutevoli, il modo in cui si manifesta o si nasconde agli altri.

Leonor Fini è il filo conduttore della mostra. Pur vicina al surrealismo, la sua arte sfugge alle definizioni rigide: dipinge figure potenti, spesso donne, che vanno dalle sfingi alle sacerdotesse, esseri ibridi e ambigui. Le sue donne non sono mai passive: dominano, guardano, seducono con uno sguardo che unisce forza e mistero. Ancora oggi, l’arte di Fini mantiene questa carica, perché ha affrontato temi di identità e ruoli ben prima che diventassero discussione comune.

Identità e media: riflessioni contemporanee tra social e percezioni mutevoli

Yves Scherer esplora invece il rapporto tra identità e media moderni. Le sue opere, spesso pop e popolate da figure che oscillano tra realtà e finzione, indagano come i social network influenzino il modo in cui ci presentiamo e ci vediamo. Tra riferimenti autobiografici e immagini di celebrità emerge una malinconia sottile: dietro la voglia di mostrarsi si nasconde una vulnerabilità concreta. Il suo lavoro invita a riflettere su come l’era digitale sia diventata un nuovo terreno di sfida per il senso del sé.

In parallelo, le installazioni permanenti di Chiara Capellini e Sedef Gali danno corpo alla dimensione sensoriale e ambientale di Ca’ Riviera. Capellini lavora con elementi essenziali che si inseriscono negli spazi interni, giocando con luci, vuoti e orientamenti. I suoi interventi fanno emergere dettagli spesso invisibili, richiamando l’attenzione a ciò che normalmente sfugge alla vista frettolosa. Sedef Gali usa invece veli sottili di organza colorata, sfruttando trasparenze e movimenti di luce per creare un effetto sempre in mutamento. Le loro opere dialogano con la natura e l’architettura, regalando al visitatore un’esperienza immersiva e in continua trasformazione.

Cecilia Granara: energia, natura e spiritualità tra colori e forme

Tra le opere in mostra spicca quella di Cecilia Granara, che porta con sé una riflessione profonda sul corpo, i rituali e i cicli naturali. Artista che vive tra Francia, Messico e Italia, ha spostato il suo lavoro dalla rappresentazione figurativa a una dimensione più emotiva e sensibile. Si ispira a pratiche meditative, alle piante medicinali e alle forme di guarigione, dando vita a un linguaggio pittorico che sembra quasi organico, vivo.

La sua installazione nella cappella del parco propone opere dai colori intensi — rosa acido, arancioni brillanti, verdi e viola — che si distribuiscono sulla tela richiamando immagini microscopiche di biologia. L’effetto è avvolgente: il colore diventa materia fluida, capace di trasmettere energia e trasformazione. L’Annunciazione, proiettata in modo non narrativo, si trasforma in metafora di una forza invisibile che attraversa e cambia la percezione sensoriale. Un invito alla cura e alla concentrazione, in un luogo dove spiritualità ed energia si intrecciano con l’arte.

Ca’ Riviera a Mira si presenta così come una proposta culturale limpida e concreta: un posto dove coltivare l’arte senza la superficialità degli eventi fugaci. Qui arte, natura e architettura convivono, dando vita a residenze e produzioni artistiche che dialogano con il territorio storico, offrendo un’alternativa autentica a chi cerca uno spazio vero per osservare e riflettere sul contemporaneo.

Redazione

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