Tra le macerie di Gibellina, pezzi di pietra e legno raccontano una storia che non vuole essere cancellata. Il terremoto del ’68 ha distrutto interi paesi della Valle del Belice, lasciando segni profondi, ancora palpabili. Oggi, quegli stessi frammenti diventano il cuore di una performance corale, un rito collettivo che intreccia memoria e rinascita. Virgilio Sieni, con la sua firma, trasforma il dolore in gesto, creando un ponte tra passato e futuro nel contesto della Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.
“Cerimonia” è il titolo del progetto, nato grazie all’impegno diretto di Virgilio Sieni, coreografo fiorentino conosciuto per la sua attenzione alla “poetica del gesto”. Per quasi un mese, quattro comunità intorno a Gibellina – Salemi, Salaparuta, Santa Ninfa e la stessa Gibellina – hanno preso parte a un laboratorio che ha preparato la performance. Non si è trattato solo di uno spettacolo, ma di un vero e proprio percorso collettivo, che ha coinvolto persone di ogni età e provenienza, trasformando il gesto quotidiano in un segno forte di memoria e resistenza.
Con movimenti misurati e ripetuti, ogni partecipante ha portato in scena un piccolo reperto recuperato dalle macerie, un oggetto carico di storie e ricordi. Lo scambio e la partecipazione hanno coinvolto non solo chi ballava, ma anche gli spettatori, che si sono uniti alla processione, sfumando il confine tra pubblico e attori. Così “Cerimonia” ha rilanciato l’idea di comunità come spazio vivo, radicato nella storia e capace di rigenerarsi nel tempo.
Gibellina è conosciuta in Italia e nel mondo per una caratteristica unica: è un borgo ricostruito dopo il terremoto, trasformato in un museo a cielo aperto di arte contemporanea. Questo progetto nacque negli anni successivi al disastro, grazie all’intuizione dell’allora sindaco Ludovico Corrao, che affidò la ricostruzione a grandi artisti e architetti. Nomi come Pietro Consagra, Alberto Burri, Franco Purini e Ludovico Quaroni hanno lasciato opere monumentali e sculture sparse per la città, creando uno spazio dove l’arte è parte della vita quotidiana.
Oggi la performance di Virgilio Sieni si inserisce in questa tradizione, trasformando la città in un palcoscenico e la memoria collettiva in materia viva. Piazza Beuys, il cuore pulsante della cittadina, ha visto l’inizio di un lungo cammino scandito da gesti rituali: i partecipanti avanzavano lentamente, scambiandosi i reperti come fossero testimonianze vive, esposte con rispetto e solennità. In questo movimento corale, il semplice gesto di alzare un frammento o deporlo a terra diventava un rito condiviso, capace di unire passato e presente senza bisogno di parole.
Il percorso si è snodato tra vari spazi pubblici, fino ad arrivare al Sistema delle Piazze, una grande piazza progettata da Franco Purini e Laura Thermes, considerata il cuore di Gibellina. Qui lo spettacolo ha toccato il suo culmine: Sieni e i cinque danzatori professionisti – Andrea Palumbo, Maria Vittoria Feltre, Beatrice Gatti, Vanessa Mattei Scarpaccini e Giulia Mureddu – hanno coinvolto la folla con movimenti sincronizzati, alternando momenti veloci a pause lente, assoli e coreografie di gruppo.
I loro gesti evocavano una dimensione quasi meditativa, dove il corpo si fa strumento di trasmissione simbolica. Le coreografie, a tratti improvvisate, accompagnavano la processione con delicatezza, dando corpo all’emozione e al valore rituale dell’evento. La danza si mescolava alla partecipazione collettiva, abbattendo le barriere tra artisti e cittadini e trasformando l’azione in un momento di condivisione e cura reciproca. La musica – tamburi e una banda locale – scandiva il ritmo senza parole, rafforzando l’atmosfera di festa e raccoglimento.
La processione si è conclusa nell’ex Chiesa di Gesù e Maria, uno spazio raccolto dove la danza si è fatta cerimonia circolare. La vicinanza tra i partecipanti ha intensificato l’emozione, valorizzando i gesti di scambio degli oggetti. Si sono susseguiti momenti di silenzio e movimento, con i frammenti passati di mano in mano, deposti su corpi distesi come in un rito di pietà e rigenerazione.
Questa parte finale ha incarnato il cuore di “Cerimonia”: un atto collettivo in cui prendersi cura della memoria significa anche prendersi cura degli altri e dello spazio comune. La presenza sempre più numerosa di musicisti e cantori ha accompagnato il fluire di corpi e oggetti, sottolineando la continuità e la forza del legame che unisce passato, presente e futuro. L’esperienza ha ribadito il ruolo di Gibellina come laboratorio artistico ma anche come luogo di radicamento sociale, proiettato verso una comunità aperta e partecipativa.
Il 20 giugno 2024, Cernusco sul Naviglio si trasforma. Le strade, le piazze, persino i…
Napoli, 5 giugno 2026. Lo stadio Diego Armando Maradona, un tempo chiamato San Paolo, si…
«La linea tra ciò che è privato e ciò che è pubblico si dissolve, sottile…
Nel cuore della Biennale di Venezia 2026, il Padiglione della Repubblica Unita di Tanzania si…
A Sutrio, piccolo borgo incastonato tra le montagne friulane, si apre una finestra d’estate diversa…
Sull’oceano Pacifico dell’Oregon, una nuova generazione di surfisti ha cominciato a raccogliere rifiuti dopo ogni…