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Guerra e memoria: il ruolo delle immagini nella narrazione della Prima guerra mondiale in Italia

Nel 1916, un soldato scattò una foto che avrebbe catturato per sempre l’orrore e la banalità della Prima guerra mondiale. Quegli scatti, oggi conservati in archivi polverosi o nascosti in album di famiglia, non sono solo immagini: sono finestre su un mondo che ha trasformato l’Europa e la sua memoria collettiva. Fotografici, lastre, cartoline, stereoscopie: ogni pezzo racconta storie di trincee, ma anche di attimi di umanità sospesi tra le esplosioni. Guardare quelle immagini significa immergersi in un racconto visivo che ha riscritto il modo in cui ricordiamo quel conflitto e, più in generale, la storia stessa.

L’eredità fotografica della Grande Guerra negli archivi italiani

Gli archivi italiani custodiscono decine di migliaia di immagini, spesso poco conosciute, che raccontano la realtà della Prima guerra mondiale. Ci sono fotografie di trincee, ritratti di soldati, materiale propagandistico e scorci di territori devastati dai combattimenti. Queste immagini non si limitano a mostrare i fatti, ma dialogano con chi le guarda, mettendo a nudo l’umanità dietro la guerra. Volti, paure, la vita dietro le linee del fronte emergono con forza, offrendo un quadro più sfumato rispetto alle narrazioni ufficiali, spesso schematiche o eroiche.

La diffusione della fotografia durante il conflitto ha segnato una vera svolta culturale. Storicamente, la Grande Guerra è il primo grande evento documentato in modo così capillare. Le immagini non sono più solo ricordi privati o scatti casuali, ma diventano memoria collettiva. Nei musei e nelle biblioteche, le fotografie si intrecciano con altri linguaggi, creando un archivio di grande valore umano e culturale.

“Giorni di guerra” al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto: fotografia, letteratura e arte in mostra

Al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto è in corso una mostra che racconta la Prima guerra mondiale attraverso immagini, accompagnata dal libro “Giorni di guerra. 1915–2025”, curato da Simone Da Dalt e Jasmine Miraval. Il volume va oltre il semplice catalogo: è un vero e proprio laboratorio che intreccia fotografie, cinema, letteratura, arti visive e riflessioni sulla memoria.

L’idea di fondo è guardare alla guerra non solo come fatto storico, ma come fenomeno culturale e visivo. Il libro analizza come la guerra sia stata immortalata, raccontata e poi spesso idealizzata o rielaborata. Un tema centrale è il ruolo delle immagini nella costruzione della memoria collettiva, con uno sguardo attento a come oscillino tra testimonianza e propaganda.

Tra saggi critici e contributi interdisciplinari, il catalogo offre una visione a tutto tondo. La mostra stessa si muove tra passato e presente, grazie anche a installazioni artistiche create da artisti scelti tramite call internazionale, che portano nuove riflessioni sulla memoria bellica.

La fotografia a colori nella Grande Guerra: l’autochrome dei fratelli Lumière

Uno degli aspetti più interessanti del volume riguarda la fotografia a colori nel primo conflitto mondiale, in particolare la tecnica autochrome inventata dai fratelli Lumière. Stefano Gambarotto spiega come funzionava questa complessa tecnica, brevettata nel 1903 e usata soprattutto per immortalare scene nelle retrovie, dove si potevano tenere fermi i soggetti a causa dei lunghi tempi di esposizione.

Queste immagini a colori, spesso poco viste, cambiano il modo in cui guardiamo la guerra. Il colore rompe la distanza che il bianco e nero crea, rendendo il passato più vicino, concreto e umano. L’effetto non spettacolarizza la guerra, ma la rende più reale, più dolorosa. Permette di avvicinarsi a persone e luoghi di cento anni fa in un modo del tutto nuovo.

La memoria letteraria e il racconto a mosaico di Giovanni Comisso

Nel volume c’è anche un saggio di Giacomo Carlesso dedicato alla memoria letteraria della Grande Guerra, attraverso l’opera di Giovanni Comisso e il suo libro “Giorni di guerra”. Carlesso mostra come Comisso abbia riscritto la sua esperienza di guerra per decenni, con un racconto che non segue le regole del romanzo tradizionale.

Il testo è un mosaico fatto di frammenti autobiografici, prose brevi, lettere e testimonianze d’archivio. Questa struttura rispecchia la natura complessa e instabile della memoria storica. Il catalogo sottolinea come la memoria bellica non sia un insieme di fatti fissi, ma un racconto vivo, fluido e ricco di sfumature emotive.

Le fotografie stereoscopiche di Luigi Marzocchi: un’immersione nel conflitto

Le fotografie stereoscopiche di Luigi Marzocchi sono al centro della parte visiva del libro e della mostra. I suoi scatti di trincee, paesaggi distrutti, postazioni e momenti di pausa offrono una prospettiva unica grazie alla profondità che la stereoscopia crea. L’effetto è quello di trasformare semplici immagini in esperienze quasi immersive, capaci di far rivivere il passato nello spazio di chi guarda.

Il confronto tra l’occhio documentaristico di Marzocchi e l’interpretazione artistica delle incisioni di Heinrich Vogeler arricchisce la riflessione sull’immagine della guerra. Marzocchi offre una testimonianza diretta, mentre Vogeler racconta il trauma con un linguaggio più espressivo. Questo confronto, presente nel catalogo, dà una visione più complessa della rappresentazione bellica, esplorando il confine sottile tra documento e interpretazione.

Cinema, fumetto e arte contemporanea: nuovi modi per ricordare la Grande Guerra

Il volume si spinge oltre, analizzando anche cinema e fumetto. Nicola Callegaro racconta come il cinema italiano ha rappresentato la Grande Guerra, mettendo in luce le scelte narrative e stilistiche che hanno formato l’immaginario collettivo. Laura Scarpa, invece, si concentra sul fumetto e la graphic novel, strumenti che mantengono viva la memoria del conflitto soprattutto tra i più giovani, mescolando storia e narrazione visiva.

Nell’ultima parte del libro si parla di post-memoria e del ruolo del museo come spazio di riflessione attiva. I saggi di Cristina Pividori e Jasmine Miraval ricordano che la memoria non resta chiusa negli archivi, ma viene continuamente rielaborata da artisti contemporanei. Installazioni di Stanislava Pinchuk, Daniil Revkovskyi, Andrii Rachynskyi e Albane de Labarthe portano avanti un dialogo vivo tra passato e presente.

Attraverso fotografie, studi interdisciplinari e opere d’arte, si costruisce così una lettura nuova e complessa della Grande Guerra, che unisce memoria storica e riflessione critica su come la guerra viene raccontata oggi.

Redazione

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