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Goldroom al Teatro Nanou: l’Overlook Hotel tra fantasmi, sogno americano e atmosfere lynchiane

Nel silenzio ovattato della Gold Room, le ombre si allungano su pavimenti consumati, evocando l’eco di un ballo mai finito. Quel luogo, incastonato nel cuore del Mercato Coperto di Ravenna, richiama immediatamente l’atmosfera inquietante di “The Shining” di Kubrick: un isolamento che diventa presenza, un vuoto che si riempie di presenze sfuggenti. Cinque performer si muovono con grazia sospesa, i loro corpi sembrano attraversare il confine sottile tra realtà e fantasia, come spettri che abitano ricordi condivisi e segreti nascosti. Chi assiste non è semplice osservatore: cammina tra luci soffuse e sedute disordinate, ascolta il respiro lontano della città che si insinua dalle finestre aperte. È un invito a perdersi in una danza fragile, dove il tempo si sfalda e il passato si dissolve, lasciando spazio a una memoria che si reinventa ad ogni passo.

Un luogo tra sogno e incubo: la Gold Room dell’Overlook Hotel prende forma a Ravenna

La Gold Room creata dal gruppo ravennate Nanou si ispira a un immaginario forte e riconoscibile: quello di Stanley Kubrick e della celebre sala dell’Overlook Hotel, mescolato a suggestioni oniriche e inquietanti che ricordano David Lynch. Non è un caso che qui si allestisca una sala da ballo come spazio di memorie che si ripetono, dove i ricordi si confondono e le visioni si moltiplicano senza mai trovare una soluzione. Tutto si svolge nel Mercato Coperto di Ravenna, con la sua architettura ampia e vivace: il brusio della città che arriva da sotto, le luci soffuse, gli arredi sistemati con naturalezza restituiscono una dimensione sospesa, a metà tra il reale e l’onirico. Lo spettatore supera la tradizionale divisione tra palco e platea, scegliendo dove fermarsi — su poltrone di pelle, sgabelli o in piedi. Un bar, tovaglie leggere e luci mirate disegnano un ambiente che sembra bloccato nel tempo, amplificando il senso di attesa e mistero.

L’esperienza coinvolge corpo e sguardo, lasciando spazio a interpretazioni personali e sfumando i confini tra chi guarda e chi danza. La Gold Room di Nanou vive come un luogo ipnotico, dove ogni movimento lascia traccia di una memoria sfuggente, testimone di eventi lontani eppure vicini. Lo spazio è pensato per far convivere il vissuto individuale con la dimensione collettiva della rappresentazione. Ogni dettaglio, dal posizionamento delle luci all’uso di tessuti dorati che scivolano tra i gesti dei danzatori, costruisce un’atmosfera abitata da presenze immateriali, evocando anche il tema della prigionia in un tempo ciclico e quasi senza fine.

Coreografie tra frammenti di memoria e identità in movimento

La coreografia si basa su una danza fluida, a tratti spezzata, che alterna solitudini a incontri improvvisi, assoli e duetti distribuiti sui tre grandi tappeti dorati stesi a terra. I cinque danzatori si muovono con leggerezza e precisione, indossando maschere nere e abiti che mutano con il movimento, trasformando continuamente le identità in scena. Questa continua metamorfosi riflette la natura frammentata dei ricordi e delle emozioni. I performer disegnano una narrazione invisibile fatta di scie e tracce fisiche, dando corpo a un passato che si mescola al presente in modo incerto e instabile.

L’uso di oggetti scenici, come una lunga stoffa d’oro, aggiunge una dimensione tattile e visiva che scuote lo spazio: la stoffa viene agitata, avvolta, distesa e ripresa con gesti che sembrano risvegliare emozioni nascoste. Ogni passo, ogni postura immersa nel chiaroscuro variabile, crea quadri in continuo mutamento, tra presenza concreta e apparizione spettrale. La danza si nutre di un tempo smembrato, che non scorre in modo lineare, accompagnata da una colonna sonora intensa e variegata firmata da Bruno Dorella, arricchita dal suono sottile di un giradischi. I corpi vibrano di tensioni contrastanti, ora sospesi, ora dinamici, inseguendo quell’idea di memoria che sfugge ma lascia un segno profondo sulla pelle e negli occhi.

Immagini in bianco e nero: il doppio volto dei danzatori sullo schermo

Una parte importante di Goldroom è affidata alle immagini in bianco e nero proiettate su un grande schermo posto in alto sopra l’area della performance. Le sequenze mostrano i danzatori mentre si muovono nello stesso spazio, creando un gioco di sovrapposizioni tra realtà e immagine filmica. Questo doppio sguardo amplifica la sensazione di decostruzione dell’identità e contribuisce a un’atmosfera da incubo lucente, dove ogni movimento risuona nella mente di chi guarda.

Mostrare i performer quasi in tempo reale trasforma la scena in uno spazio doppio: la realtà vissuta e la sua immagine riflessa diventano entrambi elementi chiave del racconto. L’alternanza tra presenza fisica e rappresentazione visiva moltiplica i livelli di lettura, intensificando la sensazione di frammentazione mentale, confusione temporale e spaesamento emotivo. Lo spettacolo diventa così una metafora diretta del funzionamento della mente umana, sospesa tra ricordo e oblio, in costante ricerca di un proprio equilibrio.

Chi esce da Goldroom porta con sé la sensazione di aver lasciato un luogo senza tempo, senza confini precisi, dove i fantasmi della Gold Room continuano a muoversi invisibili ma presenti, intrappolati nel ciclo infinito della memoria e di un’identità che si perde. Il lavoro di Nanou, portato al Ravenna Festival 2024, si prepara ora a proseguire la sua strada al festival Fuori Programma di Roma, promettendo nuove variazioni di questa esperienza unica e irripetibile.

Redazione

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