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Cyril de Commarque porta all’Orto Botanico di Roma una scultura dedicata alle api e alla natura

Redazione 20 Maggio 2026

Il 20 maggio, giornata mondiale delle api, l’Orto Botanico di Roma si è animato di un nuovo volto: una scultura che parla di vita, di natura e di un futuro da salvare. È opera di Cyril de Commarque, artista cresciuto tra i campi della Francia, dove le api erano più di un semplice ricordo d’infanzia. Qui, tra alberi e fiori, ha scelto di trasformare il legno in una forma viva, un invito silenzioso ma potente a proteggere questi piccoli esseri fondamentali. Non è solo arte, ma un grido visivo che attraversa teatro, musica e fotografia per approdare a una testimonianza concreta, scolpita con cura nel cuore verde di Roma.

Api e biodiversità: un messaggio urgente

Cyril de Commarque punta tutto sulle api per un motivo chiaro: il loro ruolo fondamentale negli ecosistemi. Questi insetti non producono solo miele, ma sono gli attori principali dell’impollinazione, che sostiene oltre il 75% delle colture nel mondo. Dalla frutta alle verdure, passando per i semi oleosi e il foraggio, senza di loro la catena alimentare rischia di crollare. Con la sua scultura, l’artista vuole mettere in luce l’importanza di salvaguardare anche le api selvatiche, spesso dimenticate nei discorsi sull’ambiente. Vuole far capire che la perdita di biodiversità e la crisi climatica sono legate, e che proteggere questi insetti è essenziale per la salute degli habitat e la sicurezza alimentare. Il nome scelto, Api-logo, gioca con “api” ed “epilogo”: un richiamo forte a una possibile fine, ma anche a un nuovo inizio, un monito a muoversi prima che sia troppo tardi.

Arte e tecnica giapponese per un messaggio di durata

Non è solo il soggetto a rendere speciale questa scultura, ma anche come è stata realizzata. De Commarque ha usato il metodo dello Shou sugi ban, una tecnica giapponese antichissima che carbonizza la superficie del legno per renderlo più resistente e duraturo. Questo trattamento naturale rende il legno impermeabile agli agenti atmosferici e lo protegge da insetti e muffe senza bisogno di sostanze chimiche. Il risultato è un oggetto dalle superfici nere, con venature profonde che invitano a essere toccate e osservate da vicino. All’interno della struttura c’è un nido scolpito in forme organiche, realizzato con canne di bambù, pensato per accogliere le api selvatiche. L’opera ha così una doppia anima: estetica e funzionale, diventando un vero e proprio rifugio per la biodiversità urbana. Essendo permanente, si inserisce nel contesto dell’Orto Botanico con un ruolo attivo di tutela e rigenerazione.

Le api, modello di cooperazione sociale

Oltre al valore ecologico, Cyril de Commarque mette in luce anche il significato simbolico delle api nelle società. Questi insetti sono un esempio di collaborazione e comunicazione efficiente: le api esploratrici indicano alle compagne le fonti di cibo con grande precisione, usando il sole come guida. Questo sistema di lavoro collettivo, con pochi conflitti e grandi risultati, è una metafora potente per le comunità umane. La scultura Api-logo invita a riflettere non solo sull’ambiente, ma anche su come gli uomini possano imparare dalla natura a costruire legami più solidi e cooperazioni durature. In tempi segnati da divisioni e insicurezze, l’opera parla di un bisogno comune di intesa e rispetto, trasformandosi in una provocazione culturale che va oltre l’arte.

Quando arte, università e istituzioni lavorano insieme

Dietro questa opera c’è più di un’idea artistica: c’è una collaborazione concreta tra mondi diversi. Cyril de Commarque ha lavorato insieme all’Università La Sapienza di Roma e alla FAO, che hanno portato competenze scientifiche e istituzionali fondamentali per dare forza al progetto. Grazie a questo supporto, il rigore della ricerca si sposa con la forza evocativa dell’arte. La scelta di collocare Api-logo all’Orto Botanico rafforza questa vocazione multidisciplinare, inserendo l’opera in un ambiente che è al tempo stesso scientifico e culturale, ideale per diffondere consapevolezza ambientale. Così la scultura non è solo un richiamo estetico, ma diventa un punto d’incontro tra scienza, politica e comunicazione pubblica sulle grandi emergenze ecologiche. Un esempio concreto di come l’arte possa diventare strumento di indagine e mobilitazione civile.

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