# Il Museo Mario Sironi e il Centro Studi Sironiani: una nuova casa per l’arte a Roma
Ieri, 3 novembre 2026, nella Sala Spadolini del Collegio Romano, è stato svelato un progetto che promette di cambiare il panorama artistico romano: il Museo Mario Sironi e il Centro Studi Sironiani. La Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra, un edificio storico firmato da Marcello Piacentini, si prepara a rinascere. Tra affreschi originali e una collezione in arrivo, questo luogo diventerà la nuova casa dell’arte di uno dei protagonisti più influenti del Novecento italiano. L’apertura è fissata entro la prima metà del 2027, con il sostegno delle principali istituzioni culturali del paese.
Un museo dentro la storia: la Casa Madre dei Mutilati diventa galleria d’arte
Il Museo Mario Sironi sarà ospitato proprio nella Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra, un palazzo che si trova tra Castel Sant’Angelo e il Palazzo di Giustizia, progettato negli anni Trenta da Marcello Piacentini. La scelta non è casuale: qui, nel 1938, Sironi dipinse due grandi affreschi monumentali, testimonianze dirette della sua arte legata all’architettura e alla decorazione pubblica dell’epoca. L’edificio, insomma, non è solo una cornice, ma parte integrante dell’esperienza museale, che lega le opere esposte a un contesto storico e culturale ben preciso.
I lavori per adattare la struttura sono già iniziati, sotto la supervisione della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Si sta lavorando non solo per migliorare la fruizione, ma anche per rendere gli spazi accessibili e valorizzati, con l’obiettivo di trasformare la Casa Madre in un luogo di studio e esposizione aperto a ricercatori e visitatori. Questo rende la sede un punto chiave per capire l’evoluzione dell’arte pubblica italiana del Novecento, soprattutto quella legata a Sironi.
La collezione: un viaggio tra Futurismo, Metafisica e arte pubblica
La collezione del museo sarà un mix tra opere dello Stato e prestiti dall’Archivio Mario Sironi di Roma. All’inizio, saranno esposte trenta opere di proprietà statale: tele, disegni, studi e bozzetti che coprono un periodo che va dagli anni Dieci fino al primo dopoguerra, attraversando momenti fondamentali come il Futurismo, la Metafisica e la stagione monumentale degli anni Trenta.
Questi lavori raccontano le diverse fasi creative di Sironi, dalla prima adesione al Futurismo alle vedute urbane di Milano, fino alle grandi opere murali pubbliche. Tra questi spiccano anche studi preparatori per il Sacrario della Casa Madre, a sottolineare ancora di più il legame tra la collezione e la sede. A queste si aggiungono circa novanta opere in comodato gratuito dall’Archivio Sironi, che permetteranno di ampliare e rinnovare periodicamente le esposizioni con approfondimenti tematici.
A gestire il museo sarà l’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali di Roma, lo stesso ente che ha curato l’acquisizione e seguirà tutte le attività future. La collezione dunque non resterà statica, ma vivrà di scambi e collaborazioni con altre istituzioni.
Il Centro Studi Sironiani: un tesoro digitale a disposizione degli studiosi
Accanto alla mostra permanente, il museo ospiterà anche il Centro Studi Sironiani, dedicato alla conservazione, alla ricerca e alla valorizzazione della vasta documentazione sull’artista. È in programma la digitalizzazione dei materiali dell’Archivio Mario Sironi di Roma: lettere, appunti, pubblicazioni e documenti personali e professionali. Questi saranno messi a disposizione degli studiosi, facilitando così ricerche approfondite.
Gli spazi del museo prevedono depositi per la conservazione e aree studio per ricercatori e studenti. La combinazione tra collezione museale e archivio scientifico permetterà di analizzare Sironi non solo come pittore, ma anche come figura centrale nel contesto culturale e politico del suo tempo. Questa doppia anima di museo e centro di ricerca rispecchia le tendenze delle istituzioni culturali moderne, che puntano a un approccio interdisciplinare e a un accesso più ampio.
L’istituzione del museo e del centro studi nasce da un accordo firmato il 9 marzo 2026 tra la Direzione generale Musei, la Direzione generale Creatività Contemporanea, l’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra e l’Archivio Mario Sironi. Un’intesa che sottolinea quanto questo progetto sia strategico per la cultura italiana. Il Comitato Scientifico, composto da studiosi di rilievo, assicura poi elevati standard nella ricerca e nella programmazione.
Mario Sironi: tra avanguardie artistiche e impegno politico
Mario Sironi, nato a Sassari nel 1885 e formatosi a Roma, abbandonò gli studi di ingegneria per dedicarsi all’arte. Entrò presto in contatto con esponenti chiave del Futurismo come Umberto Boccioni, Gino Severini e Giacomo Balla. Dopo una prima fase legata al Divisionismo, nel 1913 si avvicinò al Futurismo, partecipando alla Libera Esposizione Internazionale Futurista di Roma nel 1914. Durante la Prima guerra mondiale si arruolò nel Battaglione Volontari Ciclisti, insieme ad altri artisti d’avanguardia.
Nel dopoguerra il suo stile cambiò, andando verso immagini più metafisiche e monumentali, con paesaggi urbani industriali carichi di un’atmosfera sospesa e malinconica. Nel 1922 fu tra i fondatori del movimento Novecento Italiano, che voleva unire innovazione e tradizione classica, con artisti come Achille Funi e Pietro Marussig.
Il rapporto di Sironi con il regime fascista fu stretto e duraturo: collaborò con “Il Popolo d’Italia” e realizzò molte opere monumentali su commissione pubblica, sostenendo la pittura murale come strumento espressivo collettivo e propagandistico. Tra i suoi lavori più noti di quegli anni ci sono le decorazioni per l’Università La Sapienza, Ca’ Foscari a Venezia e gli affreschi nella Casa Madre, oggi sede del museo.
La sua adesione al fascismo e la complessità di questo legame sono parte integrante della sua vita e della sua arte. Dopo la caduta del regime e la tragedia familiare del suicidio della figlia Rossana nel 1948, la sua produzione assunse toni più frammentari e drammatici, ma continuò a lavorare con passione fino agli ultimi anni, anche nel campo della scenografia e della pittura teatrale. Morì a Milano nel 1961.
Un museo che parla di arte, storia e memoria
Il nuovo museo non sarà solo una raccolta di opere. Al centro della sua missione c’è anche un’analisi critica del contesto in cui Sironi visse e lavorò. Nella Casa Madre, infatti, si trovano affreschi raffiguranti Vittorio Emanuele III e Mussolini, coperti fino agli anni Ottanta, che mostrano la complessità del patrimonio artistico legato al regime fascista e invitano a un confronto diretto con quel passato.
Il Sacrario conserva anche affreschi di altri artisti legati a temi bellici e patriottici, come Antonio Giuseppe Santagata e Cipriano Efisio Oppo, mentre gli interventi plastici di Giovanni Prini arricchiscono il cortile esterno dell’edificio. Tutto questo inserisce Sironi in un racconto che intreccia arte, storia e memoria collettiva.
Romana Sironi, presidente dell’Archivio Mario Sironi di Roma, ha ricordato come questo museo sia “il frutto di decenni di lavoro e passione, nato per far conoscere alle nuove generazioni l’opera e la complessità del Maestro.” Il museo vuole essere un luogo dove esplorare la relazione tra arte e politica nel Novecento italiano, uno spazio di studio ma anche un punto di incontro aperto alla comunità, per confrontarsi con un passato difficile senza rinunciare al valore artistico.
