Nel 1975, Pina Bausch portò per la prima volta “Le Sacre du printemps” sul palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano, segnando un punto di svolta nella storia della danza. Oggi, a cinquant’anni da quell’evento, il teatro celebra quell’icona con una mostra fotografica che racconta i primi vent’anni della sua carriera. Scatti intensi e filmati d’epoca svelano come il suo lavoro abbia rivoluzionato il modo di muovere il corpo e raccontare storie sul palco, trasformando la danza in un potente teatro fisico ed emotivo. Fino a novembre 2026, il Ridotto dei Palchi ospita questa testimonianza viva di una rivoluzione artistica che ancora vibra nel presente.
Quando la danza si fa racconto: la rivoluzione di Pina Bausch
Pina Bausch, anima del Tanztheater Wuppertal, ha trasformato il corpo in un palcoscenico vivo, dove movimento ed emozione si fondono in un’unica espressione. Tra il 1975 e il 1995, ha riscritto le regole della danza, andando oltre la tecnica tradizionale per esplorare gesti carichi di significato. La mostra alla Scala raccoglie fotografie originali dalla Pina Bausch Foundation che testimoniano momenti di lavoro, prove e scambi creativi. Scatti che raccontano la genesi di un metodo che ha allargato i confini del teatrodanza, mettendo in scena storie che parlano al cuore.
Le 18 immagini selezionate mostrano Pina Bausch nel vivo del suo lavoro, mentre guida i danzatori, corregge, suggerisce, plasma ogni movimento perché diventi parte di un racconto più ampio, capace di parlare a tutti. Non si tratta solo di fermare un istante, ma di raccontare un processo continuo, un dialogo vivo con gli interpreti che sono al tempo stesso strumenti e protagonisti. Completano il percorso due video inediti che aiutano a capire la portata della sua opera e il carattere collettivo della sua creazione.
Fotografie e filmati inediti: un tuffo nel dietro le quinte
Nella suggestiva cornice del Ridotto dei Palchi, la mostra nasce dalla collaborazione tra il Teatro alla Scala e la Pina Bausch Foundation. L’allestimento, semplice ma d’effetto, accompagna il visitatore attraverso pannelli tematici che raccolgono materiale d’archivio ancora capace di emozionare. Le fotografie, scattate tra il 1975 e il 1995, raccontano la vita quotidiana della compagnia, le prove, la tensione creativa, e i volti segnati da emozioni e fatica.
Tra i pezzi forti, spiccano due video di grande valore storico. Il primo, girato nel 1987, mostra Pina Bausch in prova con Kiyomi Ichida, impegnata a preparare il ruolo della Prescelta ne “Le Sacre du printemps”. Un documento che rivela la cura maniacale per i dettagli e l’attenzione al gesto che contraddistinguono la regia di Bausch. Il secondo video è una rara registrazione televisiva del 1978, prodotta dalla ZDF, che riprende una performance live della compagnia Tanztheater Wuppertal, a pochi anni dalla prima assoluta. Un raro spaccato che restituisce la forza drammatica degli interpreti e la freschezza del linguaggio coreografico agli albori.
“Le Sacre du printemps” alla Scala: un debutto che parla al presente
Per la prima volta, “Le Sacre du printemps” approda sul palco della Scala, affidato al Corpo di Ballo interno che ha lavorato a lungo per entrare nello spirito e nello stile di Pina Bausch. La produzione fa parte della serata “Balanchine Bausch Stravinskij”, che mette a confronto due figure chiave della danza del Novecento, con “Apollo” di George Balanchine a fare da contrappunto. La presenza di “Le Sacre du printemps” alla Scala segna un riconoscimento importante per l’eredità di Bausch e offre al pubblico una rara occasione per confrontarsi con un’opera complessa e intensa.
L’allestimento punta a immergere lo spettatore nelle dinamiche del teatrodanza, facendo emergere le radici di un linguaggio che ha rivoluzionato il modo di fare scena nel secolo scorso. I danzatori del Corpo di Ballo hanno affrontato un materiale rigoroso, toccante, andando oltre la semplice replica per entrare in un confronto diretto con una delle voci coreografiche più influenti della nostra epoca. Lo spettacolo, in scena fino al 21 novembre 2026, si propone come un momento di riflessione e celebrazione, capace di coinvolgere chiunque, appassionato o neofita, in un racconto dove il movimento diventa memoria, emozione e innovazione.
