# “Non sono una regina, ma un uomo tra gli uomini.”
Con questa frase, Cristina di Svezia ha sfidato ogni convenzione del suo tempo. Roma, dal 13 novembre 2026 al 14 febbraio 2027, le rende omaggio con una mostra a Palazzo Corsini, nel cuore della città. L’Accademia Nazionale dei Lincei ha preparato un percorso che svela la complessità di una donna che ha saputo unire potere e cultura, ribellione e spiritualità. Quegli anni nella capitale furono un crocevia di politica, arte e scienza, un intreccio che ancora oggi affascina. La Roma barocca rivive così attraverso il racconto di una sovrana che ha riscritto le regole del suo tempo.
Cristina di Svezia: dalla corona al cuore di Roma
Nata a Stoccolma nel 1626, figlia di Gustavo II Adolfo, Cristina salì al trono giovanissima, in un’epoca segnata da conflitti sanguinosi come la Guerra dei Trent’anni, che le portò via il padre prematuramente. La sua formazione andò ben oltre i canoni della nobiltà: filosofia, lingue, scienza e arti catturarono il suo interesse fin da subito. Nonostante un’educazione severa, decise di abbandonare il trono nel 1654, sorprendendo tutti. L’anno dopo si convertì al cattolicesimo, un gesto che segnò una svolta radicale nella sua vita. Quando arrivò a Roma, la città papale la accolse come una figura di grande rilievo politico e culturale. Palazzo Riario, oggi Palazzo Corsini, divenne la sua dimora e il centro di una corte cosmopolita fatta di artisti, studiosi, musicisti e diplomatici.
La corte di Cristina fu un crocevia di idee e passioni, un luogo dove letteratura, scienza e politica si mescolavano costantemente. I rapporti con la Santa Sede furono spesso complicati, fatti di alleanze ma anche di scontri, e la sua presenza a Roma durò quasi trent’anni, fino alla morte nel 1689. Grande collezionista, lasciò una ricca eredità culturale: la sua biblioteca e i suoi manoscritti andarono a finire in importanti istituzioni europee, con una parte significativa conservata oggi nella Biblioteca Apostolica Vaticana, nel cosiddetto Fondo Reginense.
Sei tappe per scoprire una vita tra storia, politica e arte
La mostra si sviluppa in sei sezioni, ciascuna pensata per mettere a fuoco un aspetto diverso della vita e delle passioni di Cristina. Appena entrati, nell’atrio al primo piano, si trova una ricostruzione olografica della Sala delle Muse di Palazzo Riario. Qui un tempo erano esposte statue antiche di Muse, provenienti da scavi importanti come quelli dell’Esquilino e di Villa Adriana, insieme al trono di Cristina e a figure mitologiche come Pegaso e Apollo: un vero e proprio manifesto di potere e cultura fusi insieme.
La prima sezione, “Cristina in Svezia”, racconta gli anni prima dell’abdicazione, mostrando ritratti e simboli che riflettono la sua formazione e il suo spirito critico. Si ripercorrono i suoi studi, dall’esoterismo alla filosofia, passando per l’educazione militare e il confronto con pensatori come Cartesio. La sua incoronazione e la scelta di simboli come Diana, emblema di indipendenza e forza, chiudono questo capitolo.
Segue “L’ingresso a Roma e il rapporto con il Papato”, che ricostruisce l’arrivo nella città eterna tra scenografie politiche e passaggi segreti. Il coinvolgimento di Bernini per rinnovare Porta del Popolo sottolinea il peso simbolico e spettacolare del suo ingresso. Palazzo Riario divenne così il cuore di una corte aperta e influente.
Rapporti difficili con il Papato e una collezione da re
Tra le sezioni centrali c’è “Cristina e il Papato”, che mette in luce i rapporti a tratti tesi con la Santa Sede. Tra alleanze e contrasti, la regina si fece valere con decisione nelle elezioni papali di quegli anni, influenzando le scelte che portarono a Clemente IX, Clemente X e Innocenzo XI.
Poi si passa a Cristina come mecenate e collezionista. La sua raccolta di opere d’arte, manoscritti, gemme e libri era impressionante, frutto di un gusto raffinato che univa tradizione rinascimentale e apertura cosmopolita. L’allestimento a Palazzo Riario era studiato con cura per comunicare un’identità culturale precisa. Le sue frequentazioni con critici e studiosi come Giovanni Pietro Bellori e Decio Azzolini crearono un ponte tra passato e presente artistico.
Alchimia, astrologia e scienza: la regina anticonformista
Una delle parti più intriganti della mostra esplora il legame di Cristina con l’astrologia, l’alchimia e le scienze esoteriche. Qui si può ammirare il manoscritto dell’“Astromagia” di Alfonso X di Castiglia, che testimonia la sua passione per l’influenza dei pianeti su destino e materia. Nel suo laboratorio di Palazzo Riario si dedicava in prima persona a esperimenti chimici.
Questa curiosità scientifica si mescolava a un clima di misticismo e ricerca. La regina si circondava di alchimisti e studiosi, anche quelli più controversi, spinta dalla speranza di scoprire la “medicina universale” o la trasmutazione dei metalli. Il rapporto con Massimiliano Palombara, proprietario della celebre Porta Magica sull’Esquilino, è un altro tassello di questo quadro. Codici miniati e manoscritti conservati in collezioni speciali raccontano un’epoca in cui scienza e magia camminavano a braccetto nella Roma del Seicento.
Teatro, musica e cultura nella corte di Palazzo Riario
L’ultima sezione celebra la vivacità culturale che Cristina animò tra letteratura, teatro e musica. A Palazzo Riario la regina radunò filosofi, poeti e musicisti, dando vita a un fermento intellettuale unico. Nel 1674 fondò l’Accademia Reale, momento culminante di questa stagione. La residenza venne adattata per ospitare grandi eventi, con una sala concerti articolata in sette livelli per i musicisti.
Cristina fu anche promotrice del Teatro di Tordinona, aperto nel 1671, uno dei primi teatri pubblici di Roma moderna, dove si rappresentarono opere importanti come “Scipione Affricano” di Francesco Cavalli. La mostra dedica infine uno spazio multimediale alla sua immagine nel cinema, dal classico “Queen Christina” del 1933 con Greta Garbo a “The Abdication” del 1974. Saranno proiettati anche estratti di un documentario francese con suggestive immagini di Palazzo Corsini e della stanza dove morì nel 1689.
