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Torino Art Week: Fonogrammi rivoluziona la Collezione Cerruti con performance sonore e narrazioni inedite

Redazione 1 Novembre 2026

Villa Cerruti, sulle colline di Rivoli, si trasforma. Durante la Torino Art Week 2024, niente visite guidate tradizionali: al loro posto, un viaggio sonoro che cattura l’attenzione in modo inedito. Qui, le opere non si guardano soltanto, si ascoltano. Ogni dettaglio della Collezione Cerruti emerge attraverso suoni e narrazioni, che avvolgono il visitatore in un racconto intimo e coinvolgente. La Fondazione Cerruti rompe gli schemi, intrecciando arte, musica e parole per rivoluzionare l’esperienza di chi varca quella soglia.

Fonogrammi: la Collezione Cerruti prende vita con performance sonore

Fonogrammi è uno dei progetti più originali di questa edizione della Torino Art Week. Quattro artisti – musicisti e scrittori – sono stati chiamati a creare percorsi audio inediti, capaci di interpretare la collezione senza seguire i soliti schemi. Queste opere non sono semplici audioguide, ma vere e proprie performance sonore. Si va da brani musicali a narrazioni, in un viaggio che mescola storia, emozione e sperimentazione.

Tra i protagonisti ci sono Beatrice Bonino con la musicista Anastasia Patellis, conosciuta come Any, Jeremy Deller, il narratore Giorgio Di Domenico e il compositore Siôn Parkinson. Le loro tracce si possono scaricare dal sito della Fondazione, così da ascoltarle comodamente, in villa o ovunque si voglia, offrendo una fruizione flessibile e coinvolgente.

Durante la settimana è andato in scena anche THE PHONOGRAMS VARIETY SHOW, un evento che ha portato l’essenza della collezione al centro culturale indipendente Cripta747 a Torino. Qui ogni artista ha dato voce alla propria interpretazione, trasformando lo spazio in un palco per un racconto fatto di musica, parole e suoni d’ambiente.

Si è partiti con Any Lamentation , una composizione elettroacustica per arpa accompagnata dalla voce di Beatrice Bonino. La musica ha creato un’atmosfera rarefatta, fatta di suoni ripetuti che trasmettono una tensione profonda, quasi un lamento sospeso, capace di evocare il desiderio e le inquietudini di Francesco Federico Cerruti, il collezionista.

Dietro la collezione, il desiderio che la muove

A seguire, Giorgio Di Domenico ha raccontato Desired Objects: Desire and Desires in the Cerruti Collection, un viaggio che esplora il desiderio che ha animato la raccolta. Passione, ossessione e la voglia di lasciare un segno: sono queste le tensioni che emergono, mostrando la collezione come un mosaico di emozioni profonde.

Di Domenico ha sottolineato come l’atto di collezionare metta in relazione chi raccoglie e gli artisti, creando una rete di significati e ricordi. Le opere non sono più solo bellezza da ammirare, ma pezzi di una storia intima e universale fatta di aspirazioni e rapporti umani. La narrazione ha dato nuova vita alla collezione, rendendo il racconto più vicino e meno freddo rispetto alle solite letture accademiche.

Così si umanizza non solo l’arte, ma anche la figura di Cerruti, coinvolgendo chi visita in un dialogo più vero e intenso.

Marisa Merz e l’arte contemporanea che dialoga con la collezione

Accanto all’esperienza sonora, la Fondazione ha accolto opere dell’artista torinese Marisa Merz. La mostra INTERFERENZE #7: MARISA MERZ, aperta fino al 4 aprile 2027 tra Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM, ha portato due suoi lavori nella Collezione Cerruti per tutta la durata dell’Art Week.

Una scultura senza titolo si confronta con opere di grandi nomi come Alberto Giacometti, Arturo Martini e Medardo Rosso, creando accostamenti inediti tra arte contemporanea e modernismo. Vicino a un dipinto di Francis Bacon, è stata esposta un’opera su carta datata 2010-2012, che stimola nuove riflessioni sul percorso artistico e tematico della collezione.

Questa scelta rinnova lo spazio museale, mettendo a confronto epoche e stili molto diversi. Inserire Merz significa trasformare la collezione in un luogo vivo, dove l’arte dialoga e si rinnova.

Palinsesti e Unicum: tesori nascosti e approfondimenti a Villa Cerruti

Fino al 28 febbraio 2027, Villa Cerruti ospita anche Palinsesti #2: Perfect Binding. Curato da Luca Cena, questo secondo capitolo punta i riflettori sulla biblioteca della collezione. Libri rari, con copertine fatte a mano, che vanno dal Quattrocento al Novecento, sono stati portati fuori dagli scaffali per essere mostrati nelle stanze della villa.

Così si valorizza un aspetto poco noto del patrimonio di Cerruti, facendo emergere il valore storico e artistico di questi antichi volumi. Il progetto offre al pubblico un modo diverso di entrare in contatto con la collezione, attraverso queste testimonianze dell’arte della legatoria.

In parallelo, il percorso Unicum propone uno sguardo approfondito su singoli oggetti, messi in relazione con opere a tema. La prima edizione, UNICUM #1, ha scelto di mettere in luce un tappeto safavide in seta.

Beatrice Campi, storica dell’arte esperta in arte islamica e indiana, ha curato questo intervento, che mette in risalto manufatti poco conosciuti ma di grande valore. Unicum aiuta a scoprire dettagli e a confrontare contesti storici, arricchendo la lettura complessiva della collezione.

Francesco Federico Cerruti: il collezionista artigiano

Francesco Federico Cerruti, genovese di origine e figlio di una famiglia di media borghesia, ha ereditato dalla legatoria industriale del padre la cura per il lavoro artigianale. Questi valori hanno guidato la sua passione da collezionista, attento ai dettagli e capace di raccogliere opere e libri che raccontano oltre un secolo di storia dell’arte.

Oggi la villa sulle colline di Rivoli custodisce il suo lascito così come lui lo aveva immaginato, con ogni pezzo disposto per raccontare la sua visione del mondo. La Fondazione Cerruti porta avanti questo patrimonio con l’obiettivo di renderlo vivo e accessibile a un pubblico moderno.

Grazie a progetti come Fonogrammi, Palinsesti e Unicum, la collezione si apre a nuovi linguaggi e modi di essere vissuta. L’eredità di Cerruti non è solo materiale, ma culturale, capace di coinvolgere direttamente chi visita e ama l’arte.

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