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Valentina Picello illumina il palco: intervista esclusiva sullo spettacolo “Madri” al Teatro dell’Elfo di Milano

Redazione 1 Novembre 2026

Tra scatole polverose e memorie che si sgretolano, una voce cerca di resistere all’oblio. Nel monologo Madri, Valentina Picello interpreta una donna intrappolata tra ricordi frammentati e paure silenziose. Lo spettacolo, firmato da Diego Pleuteri e diretto da Alice Sinigaglia, esplora i legami familiari al limite della rottura, con uno sguardo che sa essere al contempo delicato e implacabile. Dopo aver conquistato applausi e riconoscimenti, Picello si prepara a nuove sfide teatrali, pronta a incarnare personaggi intensi, pieni di contraddizioni e forza.

Madri: memoria, perdita e parole che svaniscono

Madri racconta di una donna che tenta disperatamente di afferrare un ricordo che le sfugge, un pezzo di frase che sembra nascondere una verità. La protagonista rovista tra scatole di ricordi, documenti personali, parole che si dissolvono col tempo. Il testo di Diego Pleuteri è nato pensando a Valentina Picello, che lo interpreta con una forza che si fa sentire e una vulnerabilità sincera, oscillando tra malinconia e ironia.

La regia di Alice Sinigaglia e l’interpretazione di Vito Vicino completano un quadro di ricerca che va oltre la singola storia, toccando temi universali. Il rapporto tra madre e figlio sfida il pubblico a riflettere sulla memoria, sul linguaggio e sulla resistenza necessaria per non perdersi nel silenzio interiore. Madri non è solo un monologo, ma un’indagine sull’essere umano, sul tempo che scivola via, sulla paura della fine e sulla volontà di aggrapparsi a ogni parola, anche a quelle più elusive.

Lo spettacolo si distingue per la capacità di mescolare elementi apparentemente contraddittori: la fragilità di chi si smarrisce, l’ironia che nasce dalla confusione, la solitudine che parla con l’assenza. Picello conferma una presenza teatrale unica, capace di attraversare territori emotivi complessi senza perdere intensità o autenticità. Il debutto al Teatro dell’Elfo di Milano, in Sala Fassbinder, dal 27 ottobre al 1° novembre, segna un ritorno atteso per un’opera che parla a più livelli.

Valentina Picello: attrice tra premi e personaggi al limite

Chi segue il teatro contemporaneo sa che Valentina Picello dà vita a personaggi densi, spesso in bilico sull’orlo di un baratro emotivo. Nel 2022 ha conquistato il Premio Hystrio come miglior interprete e ha raccolto anche due Ubu come migliore attrice/performer, per Anna Cappelli di Annibale Ruccello, diretto da Claudio Tolcachir, e La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams, sotto la guida di Leonardo Lidi.

In questi ruoli, Picello ha saputo trasformare figure apparentemente senza via d’uscita in presenze memorabili, cariche di ironia, malinconia e una fragilità ostinata. La sua energia cambia forma ma non si spegne mai, trovando in ogni personaggio un modo diverso di stare sulla scena e raccontare la vita, anche nelle sue pieghe più buie.

Per l’attrice, la forza di questi ruoli nasce da un percorso che unisce esperienza personale, scrittura e regia: affrontare i lati più oscuri dell’animo umano con una certa positività è possibile perché non ci si sente mai soli in quel viaggio emotivo. La consapevolezza della morte entra nei suoi personaggi come un momento di pace, di riconciliazione con la solitudine. Uno sguardo profondo che si riflette anche nel rapporto con la propria storia familiare.

Il futuro di Picello si prepara a un nuovo ruolo importante: sarà Clitemnestra nell’Orestea di Carmelo Rifici, in scena a gennaio. Anche questa scelta promette di mostrare nuove sfumature della sua versatilità attoriale, con personaggi che esplorano altre complessità umane.

Valentina Picello e Diego Pleuteri: un sodalizio artistico che cresce insieme

L’incontro tra Valentina Picello e Diego Pleuteri affonda le radici nel passato. Diego, oggi autore di Madri, era uno studente delle scuole superiori quando ha cominciato a frequentare il laboratorio teatrale di Picello. Lei stessa parla di un’“incursione magica”: ha riconosciuto in lui un talento brillante e ha deciso di seguirlo come insegnante e guida.

Madri nasce proprio da questa collaborazione, costruita su un confronto aperto e sincero. All’inizio era un monologo della madre, poi si è trasformato in un dialogo teatrale anche grazie a Vito Vicino e alla regia di Alice Sinigaglia.

La realizzazione dello spettacolo ha attraversato varie fasi di lavoro collettivo. La presenza di Diego nella regia e le improvvisazioni degli attori hanno bilanciato la scrittura intellettuale con la vitalità del teatro dal vivo. Picello racconta che questo scambio ha portato a tagli e modifiche, soprattutto dopo aver portato Madri in spazi non convenzionali, dove il rapporto con il pubblico e l’ambiente ha imposto nuove esigenze.

Questi due anni di lavoro hanno costruito una fiducia solida tra i protagonisti. Oggi lo spettacolo può vivere con una propria autonomia creativa, senza la supervisione costante di autore e regista. Il confronto e la collaborazione sono diventati il cuore pulsante di Madri, che resta un’esperienza teatrale viva e in evoluzione.

Teatro a casa e grandi platee: la ricerca di un’intimità autentica

Prima di arrivare ai grandi teatri, Valentina Picello ha vissuto esperienze intense portando il teatro dentro le case della gente. Quegli spettacoli a cappello, spesso accompagnati da pasti condivisi e conversazioni informali, hanno rappresentato per lei un ritorno a una dimensione più “familiare” del teatro.

Questa vicinanza diretta con il pubblico le ha insegnato a guardare senza filtri, senza artifici, a confrontarsi con lo sguardo attento e a volte impertinente degli spettatori. Le case diventavano piccole scene di vita quotidiana, dove si intrecciavano abitudini, affetti, e qualche intrusione folkloristica di nonni o bambini.

Anche oggi, nei suoi lavori più recenti, Picello mantiene la volontà di stare vicino a chi guarda, a volte facendo sedere gli spettatori quasi in scena. Quella spudoratezza di farsi vedere da vicino, senza barriere, è una caratteristica che la distingue e che continua a cercare anche in contesti più grandi e ufficiali.

Immagini e corpo: l’arte visiva che ispira la creazione dei personaggi

Picello racconta di aver coltivato fin da giovane una passione per le arti visive, di aver voluto diventare pittrice o scultrice prima di dedicarsi al teatro. Questo bagaglio influenza molto il suo approccio ai personaggi: invece di limitarsi all’analisi psicologica, preferisce costruire storie fatte di immagini e suggestioni visive.

Spesso si isola per visitare mostre o rivedere opere che la ispirano, cercando di mantenere una certa distanza protettiva pur entrando in empatia con il ruolo. Danza, fotografia e altre arti figurative alimentano il suo immaginario: nei suoi spettacoli si trovano riferimenti alle sculture di Louise Bourgeois, alle opere intense di Carol Rama e alle fotografie dinamiche di Francesca Woodman.

Queste artiste raccontano il corpo senza nascondere il dolore, la sessualità, la vita nelle sue forme più crude. Per Picello, mostrare il corpo senza filtri è un gesto di verità, che rompe tabù e invita a confrontarsi con la realtà in tutta la sua complessità.

Nuovi progetti e orizzonti: dalla scena alla regia e alla formazione

Dopo i riconoscimenti come Ubu e Hystrio, la carriera di Picello si apre a nuove sfide con progetti ambiziosi. Tra le novità più attese c’è il ruolo principale in Un tram che si chiama desiderio, diretta da Leonardo Lidi, con cui collabora per la seconda volta dopo La gatta sul tetto che scotta.

Parallelamente, lavora con Claudio Tolcachir a un nuovo spettacolo e ha messo a punto un progetto teatrale tratto dal romanzo Dove non mi hai portata di Maria Grazia Calandrone, prodotto dal Teatro Franco Parenti e previsto per la primavera 2024.

Oltre al palco, Picello ha iniziato a fare provini e manifesta il desiderio di esplorare altri campi, come la regia e la formazione di giovani attori. Ha in mente un progetto su Raymond Carver e vorrebbe condurre laboratori teatrali, guidando dal dietro le quinte, per rinnovare il suo rapporto con il teatro in una dimensione di condivisione e crescita collettiva.

Teatro e impegno sociale: raccontare la fragilità senza filtri

Tra le urgenze di Valentina Picello c’è la volontà di affrontare con il teatro temi delicati e spesso ignorati. In particolare, sente l’esigenza di raccontare le difficoltà di chi convive con malattie psichiatriche e di chi ne sostiene la cura, in un sistema sanitario ancora carente.

La chiusura dei manicomi ha segnato una svolta, ma, secondo l’attrice, la società non ha ancora chiuso il cerchio della responsabilità verso queste persone. Spesso le famiglie si trovano a sostenere pesi enormi, senza un’adeguata rete di supporto. Serve un teatro che apra finestre su questa realtà e faccia sentire l’urgenza di un intervento più umano e professionale.

L’offerta artistica di Picello si inserisce così in un contesto più ampio, che unisce poetica e impegno civile. Attraverso personaggi complessi e temi forti, cerca di stimolare il pubblico a riflettere sulla fragilità, sulla vita e sull’importanza di non lasciare soli chi attraversa momenti difficili.

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