L’intelligenza artificiale non è solo un problema tecnico, ma una sfida etica e politica, ha detto Paolo Benanti durante un acceso dibattito all’Auditorium del MACRO, nel cuore di Roma. Di fronte a un pubblico attento, la filmmaker e teorica Hito Steyerl ha risposto con una critica tagliente sull’immaginario costruito dalla tecnologia e il potere che ne deriva. Tra immagini digitali e riflessioni morali, la serata ha messo in luce una crisi che va ben oltre l’arte contemporanea, scavando nel rapporto delicato tra innovazione, responsabilità e controllo. Quel dialogo, a tratti acceso, ha trasformato l’arte in una lente per capire il presente complesso che stiamo vivendo.
“Mechanical Kurds”: un viaggio tra documentario e finzione nel cuore della realtà tecnologica e geopolitica
Mechanical Kurds, l’installazione multimediale dell’artista tedesca Hito Steyerl, è approdata per la prima volta in Italia dopo un tour internazionale che ha toccato il Jeu de Paume di Parigi e il New Museum di New York. L’opera unisce immagini documentarie dal campo profughi di Domiz, nel Kurdistan iracheno, a sequenze generate digitalmente, mescolando realtà concreta e ricostruzione artificiale. Al centro, un racconto inedito sulle infrastrutture umane invisibili dietro i sistemi di intelligenza artificiale.
Il titolo Mechanical Kurds richiama il “Turco meccanico”, l’automa del XVIII secolo che “giocava” a scacchi, e suggerisce la domanda se le macchine possano davvero pensare o se si tratti solo di apparenze. L’opera smaschera le basi fragili e precarie di un’economia digitale fondata su monopoli che sfruttano risorse naturali e lavoro umano non riconosciuto, con un focus particolare sui cosiddetti “lavoratori fantasma” che addestrano i sistemi automatizzati.
Attraverso le testimonianze di rifugiati curdo-siriani, Mechanical Kurds mette in luce il paradosso di chi contribuisce all’addestramento dell’intelligenza artificiale e poi finisce vittima dei droni usati nei conflitti militari. Le “bounding boxes” nell’esposizione diventano un simbolo forte di questa realtà dura, segnando visivamente il processo con cui le macchine vengono addestrate e denunciando l’intreccio inquietante tra tecnologia, politica e violenza.
Il lavoro invisibile e il rapporto che cambia tra immagini e realtà secondo Hito Steyerl
Nel suo intervento al MACRO, Hito Steyerl ha sottolineato quanto sia importante dare voce a chi resta nascosto dietro le macchine: i “lavoratori fantasma” sono la base invisibile su cui poggia buona parte dell’automazione moderna. Questo lavoro si è trasformato nel tempo, spostandosi oggi verso l’addestramento dei robot e amplificando processi già in atto con la digitalizzazione dei lavori manuali.
Steyerl ha poi puntato i riflettori sulla trasformazione delle relazioni sociali provocata dai social media e dall’intelligenza artificiale, che cercano di automatizzare le interazioni umane creando nuovi modelli di controllo e monetizzazione. Anche la produzione artistica non sfugge a questo fenomeno, con immagini sempre più distaccate da un contatto diretto con la realtà e affidate a sistemi statistici basati su enormi database.
Secondo l’artista, questo divario tra immagini e realtà favorisce disinformazione e perdita di fiducia sociale. Il suo lavoro, che mescola documentario e finzione, serve proprio a smascherare queste dinamiche nascoste, offrendo uno sguardo nuovo sulla complessità del potere dietro le immagini digitali.
Paolo Benanti: etica, innovazione e i rischi del dominio tecnologico
Paolo Benanti ha tracciato un confine netto tra innovazione tecnologica e vero sviluppo, spiegando che non tutte le novità sono per forza positive o benefiche. Ha portato l’esempio della bomba atomica, un’innovazione potente ma eticamente discutibile.
Per Benanti, lo sviluppo dovrebbe corrispondere a un’innovazione che favorisca la piena realizzazione delle persone e delle comunità. La tecnologia va quindi valutata non solo in base a ciò che è possibile fare, ma anche secondo criteri di giustizia, sostenibilità e rispetto della dignità umana.
Ha messo in luce come le infrastrutture tecnologiche si inseriscano in rapporti economici e geopolitici complessi, spesso segnati da disuguaglianze profonde. Le scelte dietro il design e l’uso degli algoritmi riflettono questi squilibri, visto che provengono da contesti ristretti, quasi sempre dominati da un’élite maschile, occidentale e bianca.
Questo rischio di perpetuare un modello oligarchico mina i principi democratici a livello globale. Benanti ha invitato a un dibattito aperto e trasparente sui modelli che guidano la tecnologia, ricordando che essa non nasce dal nulla, ma da scelte umane, ideologiche e politiche. Senza questa consapevolezza, ogni progresso rischia di scaricare sui più fragili costi sociali e umani pesanti.
L’arte come lente critica sulle nuove tecnologie e il loro impatto sociale
L’esperienza di Hito Steyerl con Mechanical Kurds dimostra come l’arte possa essere uno strumento potente per mettere a nudo contraddizioni e zone d’ombra del mondo digitale di oggi. In particolare, il gioco tra immagini reali e manipolate apre nuove riflessioni sull’autorità delle immagini e sul loro ruolo nel veicolare messaggi politici nascosti.
Il lavoro di Steyerl collega in modo diretto il contributo umano spesso invisibile all’automazione ai rischi di sfruttamento e violenza che ne derivano. Le questioni geopolitiche, di potere e di conflitto emergono così con chiarezza, trasformando la mostra in una riflessione che va oltre l’arte, toccando il sociale e il politico.
Il dialogo con Paolo Benanti ha poi sottolineato l’urgenza di far entrare l’etica nel cuore della valutazione delle nuove tecnologie, specie in campi delicati come l’intelligenza artificiale. La consapevolezza di chi progetta, implementa e controlla queste tecnologie è decisiva per costruire un futuro in cui il progresso sia davvero al servizio delle persone, non solo degli interessi di pochi.
Così, l’incontro al MACRO si è rivelato un momento di riflessione profonda, dove arte, filosofia e teologia si sono intrecciate per affrontare una delle sfide più complesse e urgenti dell’era digitale.
