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Art Basel Paris 2023: le opere del Public Program da non perdere prima della chiusura anticipata

Redazione 24 Ottobre 2026

Parigi, solitamente invasa dall’arte contemporanea grazie al Public Program di Art Basel, ha visto quest’anno un’improvvisa chiusura anticipata delle sue esposizioni. Sculture e installazioni, che per settimane hanno popolato giardini e piazze, raccontavano storie senza filtri, parlando direttamente alla città e ai suoi abitanti. Ma il calendario è saltato: anziché concludersi il 25 ottobre, la mostra si è chiusa in anticipo, costretta dalle tensioni e dalle manifestazioni in corso. Il weekend ha perso due giorni preziosi, e alcune opere sono state smontate di fretta, interrompendo bruscamente quel dialogo tra arte e spazio pubblico che rende unico l’evento.

Dalle creazioni intense di Tracey Emin ai lavori di giovani artisti emergenti, la varietà degli interventi ha disegnato una mappa ricca e vibrante, sostenuta dal supporto di Miu Miu, Official Partner. Un racconto d’arte che, anche se accorciato, ha lasciato il segno nelle vie di Parigi.

Alice Diop e i “gesti di consolazione” nel cuore del Palais d’Iéna

Nel cuore del Palais d’Iéna, sede del Consiglio economico, sociale e ambientale, Alice Diop ha presentato Geste de Consolation, un progetto che mescola film, poesia, danza, musica, fotografia e scultura. Un percorso sensoriale che arriva dritto al cuore.

Diop ha voluto mettere in luce i “gesti di consolazione” ideati da artiste nere, rompendo stereotipi spesso fetishizzati o limitanti. Le protagoniste sono donne che hanno lasciato un segno positivo e curativo, raccolte in un racconto emotivo e fisico che scorre come un montaggio cinematografico, passando senza soluzione di continuità da un’arte all’altra.

Tra i contributi spiccano quelli di Zanele Muholi e Mary Lee Bendolph, fino alla scultura monumentale di Simone Leigh, Sentinel , simbolo di forza e protezione. Il programma include anche letture di autrici come Audre Lorde e Zadie Smith, con performance live che amplificano il messaggio di cura e resilienza.

Tracey Emin e le sue sculture al Palais de Chaillot

A pochi passi da uno dei panorami più celebri di Parigi, il parvis des Droits de l’Homme al Palais de Chaillot ospita tre sculture in bronzo di Tracey Emin. Le opere esplorano le complessità del corpo femminile, tra intimità e tensione.

I lay here for you mostra una figura distesa che sembra oscillare tra fragilità e desiderio di accoglienza. Nel nuovo I Followed You to the End , il soggetto si inginocchia in un gesto ambiguo, sospeso tra invito e rassegnazione. Infine, I Will Not Be Alone presenta una figura seduta con il volto velato, che diventa simbolo collettivo di resistenza e legame: l’amore non come semplice emozione, ma come scudo contro l’isolamento.

Le tre sculture tracciano un percorso narrativo e simbolico, dal corpo che si abbandona al suolo a quello che mantiene la propria posizione, raccontando una resilienza femminile forte e concreta.

Kennedy Yanko alla Galerie des Moulages: arte tra passato e futuro

Nella storica Galerie des moulages, Kennedy Yanko ha esposto una nuova serie di sculture fatte con materiali di recupero, soprattutto metallo, rivestiti da pelli di vernice acrilica. Il processo è curioso: la vernice viene colata, lasciata asciugare e poi tagliata per “vestire” le strutture rigide, creando un contrasto affascinante tra duro e morbido.

Lo spazio, pieno di calchi di sculture monumentali francesi, fa da cornice a un dialogo tra antico e moderno, tra tradizione e innovazione. Le forme irregolari di Yanko si confrontano con il rigore classico intorno, mettendo in risalto una dimensione tattile e materica che invita a fermarsi e guardare con attenzione.

La curatela di Matthieu Poirier ha saputo valorizzare non solo la freschezza dell’artista, ma anche il legame con la storia della scultura europea, mostrando come recupero e reinvenzione possano andare a braccetto.

Kutluğ Ataman e il racconto di Küba nella Chapelle des Petits-Augustins

Alla Chapelle des Petits-Augustins, un angolo suggestivo degli Beaux-Arts, Kutluğ Ataman porta lo spettatore nel quartiere Küba, periferia di Istanbul fatta di storie dure e stratificate.

Küba è una videoinstallazione composta da quaranta schermi, ognuno con la voce diretta di un abitante. Testimonianze, ricordi, paure e sogni si intrecciano in un racconto collettivo intenso e vivido. Chi guarda si sente quasi ospite di questa comunità segnata dalla migrazione e dalla lotta quotidiana.

Nessuno schermo prevale sugli altri; lo spazio è organizzato come un salotto un po’ disordinato, con poltrone spaiate e mobili recuperati. Più che un’esposizione tradizionale, sembra un ambiente domestico, che rende l’esperienza ancora più coinvolgente e umana.

Cosima von Bonin trasforma il Petit Palais in un habitat di creature

Al Petit Palais, Cosima von Bonin presenta Dollys & Beaux, un’opera che mescola animali marini e peluche antropomorfi. La sala diventa un mondo surreale ma accogliente, dove il pubblico può interagire con sculture morbide, sfuggendo a facili definizioni.

L’installazione, sostenuta da tre gallerie internazionali, ospita personaggi come un san Bernardo, un polpo e un bulldog, che convivono in modo curioso, tra oggetto d’arredo e presenza viva.

Da anni von Bonin usa queste figure per mettere in discussione i confini tra arte e oggetti di uso quotidiano, creando un rapporto intimo e a volte ironico con chi le osserva, radicato nel suo universo unico.

Boz Deseo Garden e il peso della memoria nel Jardin de la Nouvelle-France

Nel Jardin de la Nouvelle-France, luogo già carico di storia coloniale, si ergono le sculture metalliche di Boz Deseo Garden. Celia, or the Misfortunes of Virtue è composta da due elementi alti e sottili, ispirati a un parafulmine trascinato dalle acque del Canale di Bristol, luogo chiave della tratta transatlantica degli schiavi.

L’opera aggiunge una riflessione sulle tracce ancora vive della schiavitù nella memoria collettiva e negli spazi urbani. Il legame tra passato e presente emerge dalla materia dell’acciaio e dalla posizione delle sculture, che invitano a osservare, riflettere e prendere coscienza.

Petrine, partner della mostra, ha sottolineato l’importanza di questa installazione come contributo critico alla narrazione della città e dei suoi luoghi carichi di storia.

Avenue Winston Churchill: una galleria all’aperto di arte monumentale

L’Avenue Winston Churchill si trasforma in un museo a cielo aperto, con opere di grande formato che dialogano con la vita quotidiana della città. Tra Petit Palais e Grand Palais, le sculture sollevano domande su trasformazione, memoria e identità.

Tra le installazioni più visibili c’è CIEL di Marcello Maloberti, portata dalla Galleria Raffaella Cortese. La scritta al neon, sospesa a 20 metri su una piattaforma, appare capovolta, come se fosse pensata per essere letta dal cielo. Un effetto straniante che invita a guardare lo spazio e il linguaggio da un punto di vista inedito.

Lungo l’avenue si trovano anche Abstract Bronze VIII di Yinka Shonibare, Door di Simone Fattal, Cat Head Totem di Niki de Saint Phalle e opere recenti di Manfred Pernice e Alicja Kwade. Ognuna aggiunge voce a un racconto corale che parla dello spazio urbano e delle sue trasformazioni.

Bronzi e contrasti: Lionel Sabatté e Robert Indiana nel cuore di Parigi

Nel cuore della città, Square Jean Perrin e Place Clemenceau ospitano due opere in dialogo per contrasti e temi. Lionel Sabatté, finalista del Prix Marcel Duchamp 2025, presenta Champs d’Oiseaux, una composizione di uccelli in bronzo posati su colonne sottili. Un equilibrio fragile tra movimento e immobilità, sopra e sotto.

Sabatté usa materiali naturali come polvere e pietra vulcanica per parlare di trasformazione e tempo. Ogni uccello diventa un piccolo monumento alla fragilità e alla durata.

Dall’altra parte, Robert Indiana espone a Place Clemenceau il suo celebre LOVE Wall, scultura in acciaio corten che ripropone il motivo pop con scritte disposte sia dritto che al contrario. L’opera offre molteplici angolazioni di lettura, trasformando un’icona in uno spazio tridimensionale da esplorare.

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