Eric Pickersgill cattura un gesto familiare: stringere un telefono, anche quando non c’è. È un movimento ormai automatico, un residuo di un’abitudine che parla più di quanto sembri. L’artista americano si muove proprio in questo spazio — tra il reale e il virtuale, tra ciò che siamo e ciò che mostriamo online. La tecnologia ha invaso ogni angolo della nostra vita, trasformando l’identità in un campo fluido, spesso confuso. Con le sue performance e installazioni, Pickersgill non si limita a raccontare questa trasformazione, la mette in scena, sfidando chi guarda a riconoscersi in una realtà che si svela solo a metà.
Per Pickersgill, l’arte è un mezzo per mettere in scena e al tempo stesso interrompere quelle performance di identità che facciamo ogni giorno, spesso senza accorgercene. Nella sua serie più celebre, REMOVED, l’artista toglie fisicamente i telefoni dalle mani dei soggetti prima di fotografarli. Un gesto semplice ma potente, che elimina un elemento invisibile ma centrale nella nostra vita sociale, restituendo immagini che sembrano surreali e teatrali allo stesso tempo. I corpi sembrano ancora trattenere smartphone fantasma, simbolo della dipendenza e dell’influenza della tecnologia sulle nostre relazioni.
Pickersgill non si limita a documentare questi fenomeni, ma li trasforma in esperienze vive, capaci di far riflettere chi guarda. Le sue fotografie raccontano una grammatica visiva fatta di gesti, posture e sguardi che costruiscono la nostra identità pubblica nell’era digitale. L’arte diventa così un archivio, ma anche un intervento sul presente, uno strumento per decostruire e ripensare come produciamo e mostriamo noi stessi al mondo.
Pickersgill si definisce “archeologo del comportamento” e “interventista sociale”. La sua pratica nasce dall’analisi e dalla sottrazione: studia come la tecnologia ha cambiato i rapporti umani, creando fratture nel quotidiano che lui mette in luce con gesti mirati. Non solo toglie i telefoni dalle mani, ma si sottrae volontariamente anche alle foto di famiglia in posa, per rompere la finzione e far emergere una verità nascosta.
Questa doppia posizione — partecipa e osserva allo stesso tempo — nasce da una curiosità libera da giudizi, che non demonizza la tecnologia ma ne esplora gli effetti culturali. Pickersgill costruisce così un archivio antropologico del presente, dove gesti quotidiani come l’uso dello smartphone diventano testimonianze visive di un nuovo modo di esistere. La sua arte traduce in immagini concrete le riflessioni sulla cultura digitale, aiutando il pubblico a riconoscersi in questo scenario.
Per Pickersgill, l’apparenza sociale non è solo un’immagine costruita per mostrarsi bene. È un terreno di analisi che mette a nudo il divario tra ciò che mostriamo e ciò che viviamo davvero. Ogni gesto, ogni foto postata sui social, ogni oggetto tecnologico in mano è una performance, un modo per mettere in scena una versione di sé.
Nella serie INTERVENTION, ad esempio, l’artista scompare dalle foto di famiglia, smascherando la finzione di una felicità costruita solo per essere mostrata. Il paradosso è che più cerchiamo autenticità nell’identità digitale, più finiamo per essere performativi. Pickersgill non dà soluzioni, ma mette in luce questa contraddizione, mostrando la complessità di un’apparenza sempre filtrata da tecnologie e algoritmi.
L’identità artistica di Pickersgill si muove tra il dentro e il fuori del sistema che osserva. Non nega la sua dipendenza dagli schermi, ma la usa per prendere distanza e criticare. Il suo lavoro crea un “disagio produttivo”, che spinge chi guarda a riconoscersi e a farsi domande nuove sul rapporto tra tecnologia, comportamento e vita sociale.
Le fotografie di mani che trattengono telefoni invisibili spesso scatenano reazioni immediate: chi le vede controlla subito il proprio smartphone, colto da un istinto che svela l’effetto della condizione ritratta. Quel momento di consapevolezza è il cuore dell’opera. Pickersgill non racconta il passato, ma il presente: un’epoca in cui le estensioni tecnologiche del corpo influenzano profondamente l’essere umano. Così costruisce un archivio visivo che guarda avanti, per aiutare a capire i cambiamenti culturali che stiamo vivendo.
In un tempo in cui l’artista è al tempo stesso contenuto e creatore, osservatore e osservato, Pickersgill interpreta questa condizione con lucidità e spirito critico. Spesso l’arte contemporanea si confonde con strategie per farsi notare e costruire un brand personale sui social. Lui affronta questa realtà trasformando la propria pratica in una ricerca sui meccanismi sociali e sulle aspettative.
La linea tra vita privata e pubblica si dissolve, diventando materia di indagine. La figura dell’artista si muove tra queste sfumature, smascherando la realtà filtrata da algoritmi e sorveglianza digitale. In questo modo, tiene insieme partecipazione e critica profonda, senza perdere di vista l’ambiguità della propria posizione.
Pickersgill confessa di ammirare anche l’identità del fotografo anonimo, colui che cattura la vita di tutti i giorni senza ambizioni artistiche o commerciali, creando così testimonianze preziose e spontanee. Questa figura, libera dalla pressione dello spettacolo, rappresenta un modo genuino di raccontare il reale.
Accanto a questo, guarda con interesse anche allo scienziato sociale o all’antropologo, che osserva i fenomeni con metodi rigorosi e sistematici. Entrambe le figure incarnano aspetti della sua stessa indagine: osservare i comportamenti, capire come tecnologia e persone si intrecciano, e come si costruisce senso attraverso l’immagine. In fondo, Pickersgill vuole coltivare la curiosità senza doverla sempre giustificare come arte.
Nato nel 1986 a Homestead, Florida, Eric Pickersgill è un artista concettuale che vive a Charlotte, North Carolina. Ha conseguito un MFA all’Università del North Carolina a Chapel Hill nel 2015 e un BFA al Columbia College Chicago nel 2011. Da allora ha costruito una carriera dedicata a esplorare memoria, comportamento umano e l’impatto della tecnologia su società e identità.
Il suo progetto più noto, REMOVED, ha ricevuto riconoscimenti internazionali per il modo in cui mette in luce la disconnessione causata dagli schermi nelle relazioni umane. Le sue opere sono state esposte in musei come il Vitra Design Museum, il V&A Dundee e il Museo Austriaco di Arti Applicate MAK. Media importanti come CNN, BBC e The Guardian hanno parlato a lungo del suo lavoro. Tra i premi conquistati ci sono l’ASC Regional Artist Project Grant e il NCMA Park Pictures Award. Le sue fotografie fanno parte di collezioni prestigiose, tra cui il Museum of Fine Arts di Houston e la JPMorgan Chase Art Collection.
Oltre a creare arte, Pickersgill è speaker TEDx, insegnante e co-fondatore di Pecan Print House, una realtà che produce oggetti pensati per la vita moderna, insieme alla moglie Angie. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra arte contemporanea, tecnologia e antropologia visiva, offrendo uno sguardo originale e critico sul mondo che viviamo.
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