In un angolo di Milano, in via Malpighi 4, un intreccio di materiali sparsi, immagini sovrapposte e oggetti naturali sembra prendere vita. Non è un laboratorio di chimica, anche se l’atmosfera richiama quella di un esperimento in corso. È la mostra Chymische Hochzeit, doppia personale di Davide Kleboth Allodi e Davide Infantino, dove la materia si trasforma sotto gli occhi di chi osserva. Fino al 23 ottobre 2026, su appuntamento, lo spazio promosso da MARÉA APS e dallo Studio Legale Laruffa Bottinelli ospita un viaggio in cui l’arte non è statica, ma un continuo mutare. Il titolo, tratto da un’opera alchemica cinquecentesca, suggerisce una verità antica: la crisi non è la fine, ma il passaggio necessario per far nascere qualcosa di nuovo.
Le Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz, testo del 1616 attribuito a Johann Valentin Andreae, sono il cuore del progetto espositivo. Questo racconto simbolico narra un percorso di rinascita spirituale in tre fasi: Nigredo, Albedo e Rubedo, cioè dissoluzione, purificazione e fusione finale di spirito e materia. Come nell’alchimia, anche nelle opere di Allodi e Infantino la crisi non è una rottura, ma un passaggio obbligato. È quel momento che sospende il processo creativo, per far emergere nuovi segni e forme.
Il curatore Andrea Tricarico spiega che l’arte dei due si costruisce per stratificazioni continue. Ogni lavoro si appoggia a quello precedente, trasformandolo senza cancellarlo. La materia non resta mai la stessa, ma si evolve senza sosta: il presente è un accumulo di passati che continuano a dialogare. In questo contesto, la crisi — con i suoi dubbi e le sue incertezze — diventa parte essenziale della creazione. Per l’artista e per chi osserva, accettare il mutamento significa riconoscere una realtà fluida, non lineare, un continuo divenire che va oltre il prodotto finito.
Davide Infantino rompe con l’idea tradizionale del quadro come piano immobile. Per lui, la superficie è viva, segnata da incisioni, rilievi e stratificazioni che spezzano la staticità. Opere come PRMRDL_ALN_HRBRM_001 del 2026 portano con sé le tracce del gesto dell’artista, della manipolazione di sabbia e argilla. La materia diventa memoria delle azioni compiute. Non è solo pittura né solo scultura, ma un mix che cambia forma a seconda di ciò che serve esprimere.
Il suo sguardo attento ai dettagli naturali è fondamentale. Osserva cortecce, catrame, elementi urbani con uno sguardo che va oltre la semplice rappresentazione: ciò che sembra scontato diventa terreno di sperimentazione. Opere come PRMRDL_ALN_HRBRM_002 e PRLMRDL_001 sembrano quasi organismi viventi, emergendo dallo spazio con forme autonome, governate da leggi proprie. Nel lavoro MS_001 , un paesaggio naturale si anima sotto una griglia di pallini rossi che ne scandiscono il ritmo.
Infantino ammette che, sebbene parta da un progetto, è proprio l’incertezza del risultato finale a stimolarlo. Il processo creativo diventa un modo per staccarsi dall’identità: «l’artista è colui che mette insieme i puntini», dice, sottolineando la pazienza e l’imprevedibilità della sua ricerca. La materia e la superficie si trasformano continuamente, riflettendo l’incontro tra natura e intervento umano.
Il percorso di Kleboth Allodi è altrettanto incentrato sulla trasformazione, ma con un linguaggio più immaginifico e onirico. Per lui, la natura non è solo un soggetto da rappresentare, ma una materia viva che cambia forma. Nel ciclo Lapis polimerici , per esempio, sassi di fiume sono ricoperti da tappi di bottiglia espansi, creando un dialogo tra naturale e artificiale. Pittura e installazione si fondono, confondendo i confini tra i linguaggi artistici. Queste opere mettono in discussione le percezioni abituali e invitano a nuove interpretazioni, aprendo la superficie a molteplici letture.
Kleboth Allodi si spinge anche verso il cosmico, come nella mostra Panspermia , che richiama l’ipotesi secondo cui atomi o microrganismi possano viaggiare da un pianeta all’altro, tessendo una rete universale di connessioni. Il mutamento investe così non solo la materia terrestre, ma anche la vita e il cosmo in senso ampio.
Nel progetto Biga alata , l’artista esplora il dialogo tra immagini e contenuti provenienti dallo stato di sogno e dormiveglia. La sua arte nasce da un inconscio che si manifesta senza filtri, aprendo una porta verso il divino, dove la creatività si fa esperienza simbolica e spirituale. Tavola Mantica 1 si offre come uno specchio per chi guarda, in un’epoca dominata dagli schermi digitali, cambiando forma e significato a ogni sguardo.
Per Kleboth Allodi, la crisi non è un ostacolo da evitare, ma una tappa inevitabile del lavoro artistico, uno strumento per rompere la prevedibilità e aprirsi a nuove possibilità. L’uso di materiali raccolti nei boschi sottolinea la spontaneità del suo fare arte: la casualità si insinua nel lavoro, dando vita a una pittura che mantiene l’ambiguità del sogno e rifiuta definizioni nette.
L’incontro tra Kleboth Allodi e Infantino nella mostra Chymische Hochzeit non è solo un affiancamento di stili diversi, ma una fusione profonda di materiali, pratiche e sensibilità distinte. Di fronte alle loro opere, la prima impressione può allontanare, ma sul piano concettuale emerge un’unica riflessione: l’arte come processo di trasformazione continua.
Entrambi sottolineano che la forma non è un traguardo, ma un punto di incontro tra passato e futuro. La crisi, simile alla Nigredo alchemica, è il momento in cui tutto si disfa per ricostruire su basi nuove. L’esperienza artistica diventa così uno specchio della metamorfosi che attraversa materia, vita e percezione umana. Questa doppia personale invita a uscire dalla logica lineare della produzione artistica per cogliere la complessità e la fluidità di un percorso che è già parte integrante dell’opera stessa.
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