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Frieze Sculpture 2026 a Londra: arte ibrida e sculture innovative nel cuore di Regent’s Park

Redazione 18 Ottobre 2026

Nel cuore di Regent’s Park, le sculture si fanno strada tra l’erba e gli alberi, senza barriere né biglietti da pagare. Frieze Sculpture 2026 trasforma i soliti spazi chiusi dei musei in un percorso all’aperto, dove il pubblico può incontrare l’arte contemporanea camminando liberamente. Qui, il bronzo, il vetro e il metallo non sono solo materiali: diventano voci che dialogano con la città, con la natura, con chi si ferma a guardarli. È una sfida a guardare la scultura come un linguaggio vivo, capace di intrecciare storie e culture diverse. Giunta alla quattordicesima edizione, la mostra – curata da Fatoş Üstek – conferma la sua vocazione a rompere le convenzioni e a farsi spazio nel quotidiano, proprio sotto il cielo di Londra.

Un percorso che mette in gioco natura, città e identità

Frieze Sculpture 2026 si fa notare per come riesce a far vivere l’arte in mezzo alla natura, senza staccarla dalla città. Le opere, scelte tra gallerie di tutto il mondo, trovano posto a Regent’s Park diventando portatrici di storie complesse e diverse. Undici artisti si confrontano con la scultura come un linguaggio vivo, che supera i confini tradizionali tra materiali e idee. Le loro creazioni si aprono allo spazio intorno e a chi le osserva, spingendo a riflettere su identità fluide, confini culturali e cambiamenti ambientali.

La curatrice Fatoş Üstek parla chiaro: “l’obiettivo è spezzare la routine quotidiana con lavori che aprono la mente a nuove emozioni e modi di vedere.” L’appuntamento si inserisce nella London Sculpture Week, che dal 19 al 27 settembre accende i riflettori sulla scultura pubblica in tutta la città, con iniziative come Fourth Plinth, East Bank, Sculpture in the City e The Line. La presenza di Frieze Sculpture in questo calendario rafforza il legame tra arte contemporanea e spazi pubblici, mostrando la scultura come presenza viva e dialogante dentro la città.

I protagonisti e le storie dietro le forme

Tra le opere più suggestive c’è “Dreams and Salt” di Angel Otero, esposta da Hauser & Wirth. Si tratta di una porta blu che sembra affondare nel terreno, un passaggio sospeso tra mondi diversi. L’opera racconta il viaggio, fisico ed emotivo, della migrazione, riflettendo il percorso personale dell’artista tra Porto Rico e gli Stati Uniti. Quella porta socchiusa è una soglia simbolica che mette in relazione pubblico, memoria e appartenenza culturale.

Ramesh Mario Nithiyendran, con “Warrior Figure” , presenta una scultura di bronzo alta due metri, con due volti che si fronteggiano: uno dipinto con richiami alle tradizioni religiose del Sud Asia, l’altro lucidissimo, quasi uno specchio per chi guarda. Così l’opera diventa insieme sacra e profana, unendo tradizioni diverse in una forma nuova e contemporanea, e invitando a riflettere su memoria e identità plurali.

Poi c’è “Metanoia” di Ivana Bašić, scelta dalla galleria Albion Jeune. Il lavoro gioca con gli Spomenik, i monumenti jugoslavi in cemento, trasformandoli in una macchina che sembra respirare, fatta di cemento, vetro, rame e collettori di scarico di auto da corsa. Un’opera che mette in dialogo memoria storica, frammenti politici e rinascita emotiva.

Materiali, simboli e riflessioni culturali

Tarini Sethi porta in mostra “The Sun Bathes Its Friends and Neighbours”, una scultura in acciaio inox, alluminio e acciaio arcuato. I materiali e le forme si ispirano a simboli indiani, come l’arco, che rappresenta il ponte tra terra e divino. La superficie riflettente coinvolge chi guarda, che si trova specchiato dentro l’opera e diventa parte di un futuro possibile, personale e collettivo.

A completare il gruppo di artisti ci sono anche Carolina Aguirre , Matyáš Chochola , Özlem Günyol e Mustafa Kunt , Catriona Robertson , Conrad Shawcross e Douglas White . Ognuno porta al parco la sua visione, mostrando come la scultura possa cambiare forma e significato, intrecciando culture, ambiente e storia in un dialogo con chi visita.

Un sostegno concreto alle gallerie e una fruizione digitale alla portata di tutti

Frieze Sculpture 2026 non guarda solo all’arte, ma anche a chi la rende possibile. La Mtec Bursary, un fondo che copre le spese di montaggio e smontaggio delle opere, è andata quest’anno alla Dom Art Gallery per la nuova commissione “Agony in the Garden” di Elena Nemkova. Un aiuto fondamentale per garantire qualità e accessibilità, coinvolgendo gallerie di ogni dimensione e provenienza.

Chi non può essere in parco può comunque scoprire l’evento grazie a Bloomberg Connects, che offre una guida digitale gratuita con contenuti esclusivi e un audio tour curato da Üstek. L’app, disponibile su Google Play e App Store, permette di esplorare le opere con più attenzione e di prolungare la visita oltre i confini del tempo e dello spazio. Così Frieze Sculpture 2026 invita tutti a guardare Regent’s Park con occhi nuovi, come uno spazio di confronto e scoperta estetica.

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