Le strade di Atri e Pescara si animano di installazioni e colori. L’estate abruzzese si veste di arte contemporanea con Stills of Peace and Everyday Life, giunto alla sua tredicesima edizione. La Fondazione Aria, che organizza l’evento, intreccia ancora una volta storia e cultura, ma quest’anno spinge lo sguardo oltre i confini nazionali. L’Argentina, paese ospite, apre una finestra sul rapporto complesso tra radici locali e identità globale. Così l’Abruzzo diventa un crocevia dove storie lontane si incontrano e si raccontano.
Argentina e identità globale: un racconto tra memoria e presente
Per l’edizione 2026, Stills of Peace ha scelto di puntare sulla “Global Identity”, invitando l’Argentina come paese ospite. Una scelta ben studiata: come spiega Giovanna Dello Iacono, direttrice artistica, “l’Argentina è un esempio unico di società costruita su migrazioni complesse.” Tra il XIX e il XX secolo, ondate di migranti da ogni parte del mondo, italiani inclusi, hanno dato vita a un tessuto sociale e culturale ricco e stratificato, che ancora oggi lascia il segno su lingue, tradizioni e stili di vita.
L’evento vuole capire come l’identità personale e collettiva si formi da un intreccio di radici locali e orizzonti globali. Guardare all’Argentina significa confrontarsi con storie di migrazione, inclusione e cambiamenti culturali. Un dialogo che attraversa epoche, influenze artistiche e dinamiche attuali, mettendo in luce le sfide di un’identità sempre più intrecciata in un mondo connesso.
La curatela propone un insieme di opere che raccontano questa complessità, firmate da artisti argentini e italiani. Il confronto tra queste diverse voci artistiche dà vita a un racconto ricco di contrasti e sinergie, capace di offrire al pubblico uno sguardo originale e stimolante.
Le mostre da non perdere: materiali e immagini che parlano d’identità
L’apertura ufficiale è fissata per il 4 luglio 2026 con due mostre a Palazzo Acquaviva di Atri. La mostra “Global Identity”, curata da Giovanna Dello Iacono e Maria Letizia Paiato, presenta lavori di rilievo come quelli di Luciana Lamothe e Nicola Samorì. I due artisti affrontano il tema dell’identità con linguaggi molto diversi.
Lamothe, nata a Buenos Aires nel 1975, lavora su memoria e rapporto con l’ambiente. Le sue installazioni, come “Último refugio” realizzata con rami, compensato e tubi di metallo, evocano rifugi temporanei e richiamano poeticamente la natura e il senso di appartenenza a uno spazio. Samorì, forlivese del 1977, si concentra su sculture in marmo rosso di Collemandina, come “Distilling On The Stumbling Sandlot” . Le sue opere, dense e materiche, riflettono sulle fragilità umane e sulle stratificazioni culturali.
Il contrasto tra la leggerezza poetica di Lamothe e la forza materica di Samorì offre un’esperienza intensa e sfaccettata. Entrambi, pur con approcci diversi, parlano di identità in un mondo segnato da continui spostamenti e sovrapposizioni sociali, richiamando anche un’attenzione al rapporto con il territorio.
Sempre a Palazzo Acquaviva, la mostra Stills of Peace for Young, curata da Eva Comuzzi e Giovanna Dello Iacono, mette in luce giovani artisti che riflettono su sociale e identità. Satya Forte, Agustina Leal, La Porkeria Mala, Gianlorenzo Nardi e Maria Positano raccontano storie di migrazione e intrecci culturali, mostrando come il concetto di identità si trasformi in un mondo sempre più connesso e complesso.
Tra mostre e incontri: tradizione e contemporaneo in dialogo
Stills of Peace non si limita alle esposizioni. La manifestazione si trasforma in una vera maratona culturale, chiamata Ma.Co. . Tra le inaugurazioni del 4 luglio c’è anche “Rodolfo Zanni. Note dall’oblio”, curata da Giuseppe Zanni. La mostra è dedicata a un compositore nato ad Atri che ha legato la sua musica all’Italia e all’Argentina.
A Pescara, nello spazio s.l.m.00 , si apre la mostra fotografica “L’uguale, il diverso”, curata da Paolo Dell’Elce. Qui, le immagini di volti umani scattate da Armando Di Antonio e María Zorzon esplorano le affinità e le differenze tra persone diverse, stimolando una riflessione sull’esperienza umana e la ricerca di sé attraverso lo sguardo.
Non mancano eventi dedicati a letteratura e cinema: “Stills Story” è la rassegna letteraria curata da Giuliana De Petris, mentre “Cine Argentina”, guidata dalla regista Martina Juncadella, propone film in lingua originale per raccontare le storie e le culture dell’Argentina contemporanea.
Il gran finale è fissato per il 5 settembre 2026 con “Oh madre!”, personale di Martina Marini Misterioso nella Chiesa di Sant’Anna a Pescara, grazie alla collaborazione con YAG/garage. La mostra resterà aperta fino al 3 ottobre, offrendo un’ultima occasione per riflettere sull’appartenenza e i legami identitari attraverso l’arte.
Stills of Peace conferma così il suo ruolo di riferimento culturale in Abruzzo e oltre, mettendo in dialogo identità e storie lontane con realtà locali, e invitando il pubblico a riflettere sulle trasformazioni sociali che attraversano il nostro tempo.
