Ogni anno, Perpignan si trasforma in un crocevia di storie raccontate attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. Dal 29 agosto al 13 settembre, le strade della città diventano il palcoscenico di Visa pour l’image, il festival internazionale di fotogiornalismo che richiama decine di migliaia di persone da tutto il mondo. Qui, tra palazzi antichi e spazi culturali, si incontrano fotografi e appassionati per discutere immagini capaci di fermare il tempo e scuotere le coscienze. Non si tratta solo di mostre: sono dialoghi serrati su temi che segnano il nostro presente, dallo sguardo intimo sul sociale alle grandi questioni politiche e ambientali. Perpignan, per due settimane, torna a pulsare al ritmo del racconto visivo più autentico e urgente.
Perpignan: una città che si fa galleria a cielo aperto
Dal 29 agosto al 13 settembre, Perpignan ha accolto Visa pour l’image trasformando i suoi spazi più emblematici in una grande mostra diffusa. Monumenti storici, ex istituzioni e luoghi pubblici hanno fatto da cornice alle immagini esposte, creando un percorso che si snoda lungo le strade della città. Il festival non si è limitato alle mostre: serate di proiezioni, workshop, conferenze e sessioni di firma libri hanno animato il calendario, rivolgendosi tanto ai professionisti quanto a un pubblico più ampio. I fotografi hanno avuto la possibilità di dialogare direttamente con i visitatori, spesso in luoghi simbolo come il Couvent des Minimes.
Ed Kashi: quarantacinque anni raccontati in immagini
Ed Kashi ha presentato un’opera imponente, A Period in Time: Looking Back While Moving Forward, 1977–2022, che ripercorre 45 anni della sua carriera fotografica. Con oltre 200 immagini, il libro attraversa storie e luoghi diversi, da Berlino all’Ucraina, dal Pakistan all’India fino al Nicaragua. Kashi si concentra su temi sociali e geopolitici, dando voce alle comunità e agli individui che ha incontrato. Pubblicato dal Dolph Briscoe Center for American History e distribuito dall’University of Texas Press, il volume unisce fotografie a saggi e a estratti dai diari personali dell’autore, mettendo in luce il valore storico e umano del fotogiornalismo.
Gerd Ludwig e il lungo racconto di Chernobyl
Tra i progetti più commoventi del festival c’è No End in Sight: Chernobyl 40 Years Later di Gerd Ludwig. Il fotografo ha seguito il disastro nucleare del 1986 per più di trent’anni, raccogliendo immagini in bianco e nero e a colori che mostrano il reattore, la città abbandonata di Pripyat e la zona di esclusione. Le fotografie vanno oltre il semplice reportage: raccontano le conseguenze sociali e umane della tragedia, con le storie di chi è stato colpito dalle radiazioni e di chi, contro ogni regola, è tornato a vivere in quella terra. La serie si arricchisce con scatti recenti dell’area oggi occupata dalle forze russe, aggiungendo un nuovo capitolo a questa lunga narrazione.
Élise Blanchard e la dura realtà delle ragazze afghane
La provincia di Badghis, in Afghanistan, è il teatro della mostra Afghanistan: The Girls Sold to Survive Drought di Élise Blanchard. Le sue fotografie raccontano una realtà difficile: famiglie in ginocchio a causa della siccità, costrette a vendere le figlie giovanissime per sopravvivere. Perdite di raccolti e bestiame spingono queste comunità a scelte estreme, con le ragazze che si trovano a vivere una maternità precoce e a rinunciare all’infanzia. Le immagini offrono uno sguardo intimo e potente su un problema spesso ignorato, ma di grande attualità.
Mario Spada racconta la vera Napoli con Spina
Mario Spada presenta Spina, un progetto nato da vent’anni di lavoro a Napoli, tra il 1996 e il 2016. Le 82 fotografie del libro evitano i soliti stereotipi sulla città mediterranea, proponendo invece un’immagine complessa e stratificata, dove bellezza e realtà sociale si intrecciano. Autoprodotto nel 2025, il volume non usa didascalie o divisioni tradizionali, ma presenta le foto in sequenza continua, accompagnate da un testo critico di Pierandrea Amato. Curato insieme a Patrizio Esposito, il progetto invita a guardare Napoli con occhi nuovi, come una città in continua trasformazione, lontana dalle semplificazioni.
Paolo Roversi e l’India sospesa tra sogno e realtà
Presso l’Hôtel Pams, Paolo Roversi ha esposto L’Odeur de l’Inde , un lavoro che cattura l’India con scatti a lunga esposizione e atmosfere sospese. Le fotografie, tra paesaggi, ritratti e scene quotidiane, sono caratterizzate da tonalità seppia, neri profondi e bianchi morbidi, creando un senso di sospensione tra realtà e sogno. Con una carriera iniziata negli anni Settanta nel mondo della moda, Roversi porta in questo progetto un tocco personale e poetico, offrendo immagini che sfidano la visione tradizionale del fotogiornalismo.
Françoise Kirkland celebra Marilyn Monroe con un libro unico
Durante Visa pour l’image 2026, Françoise Kirkland ha presentato Douglas Kirkland: Marilyn. A Magical Dance, un libro dedicato al celebre servizio fotografico scattato da suo marito Douglas Kirkland nel 1961 con Marilyn Monroe. Pubblicato da Damiani Books nel 2026, il volume propone una sequenza continua di immagini intime, molte delle quali ambientate in una stanza con il letto disfatto, mostrando aspetti poco noti dell’attrice. Il formato a fisarmonica regala un’esperienza di lettura fluida e coinvolgente, arricchita dalle annotazioni manoscritte di Kirkland tratte dal suo diario del 2001. Un tributo originale e profondo a una leggenda del cinema.
Lorenzo Zelaschi e la trasformazione dei villaggi indiani
Il libro India dei villaggi 1980–2025 di Lorenzo Zelaschi mette a confronto due epoche nelle comunità rurali intorno a Indore, nel Madhya Pradesh, con oltre 120 fotografie. Seguendo le orme di Gianni Berengo Gardin, che aveva documentato la stessa realtà nel 1980, Zelaschi racconta tradizioni, feste, mercati e modi di vita, mostrando come tecnologia e sviluppo abbiano cambiato il paesaggio sociale. Il volume offre uno sguardo sulle famiglie di agricoltori, artigiani e tribù locali, sottolineando continuità e trasformazioni. Un’intervista con l’editore Roberto Koch completa la narrazione, dando spunti di riflessione.
Paula Bronstein e le storie delle vittime invisibili della guerra
Paula Bronstein ha presentato la retrospettiva Witnessing Life: A Retrospective, curata da Maria Mann e pubblicata da CDP Editions nell’agosto 2026. Il libro raccoglie immagini scattate in decenni di lavoro dedicato a crisi umanitarie, disordini politici e conflitti. Bronstein si concentra su chi soffre in silenzio, le “vittime invisibili” della guerra, mostrando volti e storie di persone comuni travolte dalla violenza. Tra le fotografie più recenti ci sono quelle di militari ucraini feriti, costretti a convivere con gravi mutilazioni. Un racconto intenso che dà voce a chi spesso resta fuori dai riflettori.
Il festival che ha animato Perpignan con queste storie di portata internazionale continuerà a metà ottobre a Parigi, offrendo nuove occasioni per incontrare autori e scoprire il fotogiornalismo contemporaneo. Ogni progetto, con la sua prospettiva e intensità, conferma quanto la fotografia sia fondamentale per raccontare vicende complesse e ricche di umanità.
