«Il Novecento non è mai stato così vivo». A Torino, la GAM rilancia con tre mostre che raccontano il secolo scorso attraverso gli occhi di Vincenzo Agnetti, Lisetta Carmi e Giorgio Griffa. La città conferma così il suo ruolo di hub per l’arte contemporanea, offrendo uno sguardo che va oltre la semplice esposizione. Fino al primo novembre 2026, le sale della Galleria d’Arte Moderna diventano un luogo di dialogo tra opere, storia e sperimentazioni che hanno segnato un’epoca. Un viaggio nel tempo, ma anche nello spirito creativo che continua a influenzare il presente.
Vincenzo Agnetti, a cento anni dalla nascita: tra immagine e materia
Nel 2026 si celebrano i cento anni dalla nascita di Vincenzo Agnetti, artista milanese scomparso nel 1981, la cui ricerca ha rivoluzionato il modo di guardare la fotografia e il disegno concettuale. La GAM gli dedica la mostra “Oggi è un secolo”, curata da Chiara Bertola e Virginia Lupo, che ripercorre la sua sperimentazione sulla carta fotografica. Agnetti rompe con il linguaggio tradizionale della fotografia: niente più lente ottica, ma il gesto manuale che graffia e incide la superficie annerita della carta, senza aggiungere elementi come nella pittura.
La mostra si sviluppa intorno a lavori di forte impatto, come “Photo-graffia” del 1980, recentemente entrata nelle collezioni del museo grazie al sostegno della Fondazione CRT. Qui Agnetti trasforma la materia in qualcosa che porta i segni del tempo, fondendo la stagione concettuale con l’arte visiva. Le sue immagini restano sfuggenti, impressioni che non si concretizzano mai, ma si mostrano nella loro essenza, oltre il realismo, come un’introspezione sul rapporto tra uomo e natura.
Tra le opere più significative c’è “Fotografia eseguita a mano libera” , che sottolinea l’autonomia dell’artista nel controllare l’immagine, mettendo in secondo piano la macchina fotografica. Questa poetica radicale si traduce in un dialogo continuo tra idea e forma. Nei disegni come “Progetto panteistico” emerge invece un’attenzione minuziosa per la natura, con dettagli come la scansione di una foglia, a testimoniare un legame intimo e simbiotico tra uomo e ambiente.
Lisetta Carmi e il racconto fotografico delle sculture di Staglieno
La GAM arricchisce le proprie collezioni con quindici fotografie di Lisetta Carmi, fotografa genovese recentemente scomparsa e vincitrice del bando Strategia Fotografica 2025. Scatti realizzati tra il 1966 e il 1976, che ritraggono le sculture del cimitero monumentale di Staglieno, uno dei luoghi più suggestivi e conosciuti al mondo. La mostra, curata da Elena Volpato, mette in dialogo le fotografie con alcune sculture selezionate dalla collezione del museo, datate tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Staglieno è un vero e proprio museo a cielo aperto di arte funeraria, con opere cariche di simbolismo ed emozione. Carmi racconta le statue attraverso il suo sguardo fotografico, mettendo in luce la tensione tra sacro, erotismo e autorità che le attraversa. Le immagini, in bianco e nero tranne i fiori colorati, sottolineano il contrasto tra la vitalità simbolica e la materialità consumata dal tempo, dagli agenti atmosferici e dallo smog.
L’approccio di Carmi si concentra sull’umanità e la sensualità spesso nascoste nelle figure femminili, ma anche sul realismo e sul contesto sociale borghese che queste opere riflettono. Le fotografie mostrano sculture annerite dal tempo, accentuando un senso di malinconia e immobilità, ma allo stesso tempo suggeriscono una tensione viva tra memoria e oblio. Un racconto visivo che rende omaggio alla scultura genovese e alle sue implicazioni culturali.
Giorgio Griffa, protagonista in una sala dedicata alla GAM
Per festeggiare i novant’anni di Giorgio Griffa, uno dei maestri della pittura contemporanea italiana, la GAM ha riallestito una sala dedicata all’interno del percorso della collezione permanente. Nato nel 1936, Griffa è noto per l’uso delicato del colore e per le linee che animano tele non preparate, seguendo una poetica che rifiuta la perfezione e abbraccia la spontaneità del gesto.
In questa sezione sono esposte alcune delle opere più rappresentative della sua carriera dagli anni Sessanta a oggi, come “Impronta del pollice” , “Due spugne” , “Linee orizzontali” e la monumentale “Campo giallo, campo azzurro” . Il suo lavoro si distingue per campiture luminose che dialogano con la trama grezza delle tele, creando un equilibrio contemplativo che parla di tempo, spazio e percezione.
Il riallestimento conferma l’importanza di Griffa nel panorama artistico torinese e italiano, riconosciuta non solo dalla GAM ma anche dal Castello di Rivoli, che nel 2026 gli ha dedicato un’altra sala espositiva. L’artista si conferma così una figura chiave per capire le evoluzioni della pittura contemporanea, soprattutto per l’attenzione al gesto e alla dimensione temporale dell’opera.
La “Quarta Risonanza” si presenta quindi come un progetto articolato, capace di intrecciare storie personali e visioni artistiche, facendo della GAM un archivio vivo che racconta le svolte e le complessità dell’arte del Novecento fino a oggi.
