Low Kee Hong guiderà la 26ª Biennale di Sydney, in programma dall’11 marzo 2028, portando una ventata di novità. Non sarà solo una mostra d’arte visiva: performance, architettura, musica e forme partecipative prenderanno spazio, sfidando i confini tradizionali. La sua esperienza internazionale e la visione aperta accendono l’attesa, annunciando un’edizione dalla forte impronta multidisciplinare. La Biennale, una delle più longeve al mondo, si prepara così a reinventarsi.
Low Kee Hong, un curatore con esperienza globale tra teatro e arti visive
Low Kee Hong arriva a Sydney dopo anni trascorsi nei principali centri culturali internazionali. Attualmente è direttore creativo di Factory International, negli Aviva Studios di Manchester, realtà che ha rivoluzionato la scena culturale britannica. Qui ha curato il Manchester International Festival, uno dei festival multidisciplinari più influenti, e ha firmato progetti come “Ai Weiwei: Button Up!”, la più grande mostra site-specific dedicata all’artista cinese, accompagnata dalla performance di 24 ore “Sewing a Button”.
Prima del Regno Unito, Low ha lasciato il segno in Asia sud-orientale. È stato il fondatore e primo direttore della Singapore Biennale, oltre a guidare il Singapore Arts Festival e lavorare come associate artistic director per TheatreWorks Singapore. Ha anche diretto il dipartimento teatro e arti performative del West Kowloon Cultural District di Hong Kong. Questo percorso lo ha formato come una figura capace di unire diverse discipline — dall’arte visiva alla musica, fino all’architettura e alle pratiche partecipative — anticipando il modello che porterà in Australia.
Una Biennale che si apre al dialogo tra linguaggi diversi
La Biennale di Sydney, nata nel 1973, è la terza biennale d’arte contemporanea più antica al mondo dopo Venezia e San Paolo. Con oltre cinquant’anni alle spalle, ha presentato opere di più di 2400 artisti provenienti da oltre 130 Paesi, guadagnandosi un ruolo centrale nel panorama globale. Ora, con Low Kee Hong al timone, la manifestazione sembra pronta a spingersi ancora oltre, abbracciando una dimensione più ampia e partecipata.
Il nuovo direttore ha annunciato l’intenzione di mettere in dialogo l’arte contemporanea con campi come filosofia, moda, letteratura, musica, ma anche cibo e ambiente naturale. Vuole costruire un evento «generoso», capace di creare comunità e gioia attraverso la partecipazione attiva. La mostra internazionale resta il cuore della Biennale, ma si allargherà a esperienze diverse, intrecciando più livelli di comunicazione culturale.
In vista della prossima edizione, è previsto un lungo periodo di confronto con artisti, istituzioni e comunità australiane e dell’Asia-Pacifico. L’obiettivo è un coinvolgimento profondo e duraturo, che vada oltre la semplice esposizione e dia vita a un appuntamento memorabile, non solo dal punto di vista artistico ma anche sociale.
Dopo Rememory, una Biennale sotto la lente delle tensioni
La nomina di Low Kee Hong arriva poco più di un mese dopo la chiusura della 25ª Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, presidente della Sharjah Art Foundation. L’edizione 2026, intitolata “Rememory”, aveva messo al centro temi di memoria collettiva e personale, con un’attenzione particolare alle storie marginalizzate e alle identità culturali. Il progetto aveva raccolto un buon riscontro di pubblico e una certa attenzione critica.
Ma la manifestazione non è stata immune da polemiche. La performance di DJ Haram , durante la serata inaugurale alla White Bay Power Station, ha scatenato accuse da parte di alcune organizzazioni ebraiche australiane per presunti incitamenti all’odio. La polizia del Nuovo Galles del Sud ha aperto un’inchiesta, poi archiviata per mancanza di prove. Nonostante l’archiviazione, l’episodio ha avuto ripercussioni: la Biennale ha avviato una revisione interna dei protocolli per le performance pubbliche e alcuni sponsor, tra cui PwC, hanno deciso di interrompere la collaborazione.
Questa vicenda ha sollevato riflessioni importanti sul ruolo delle istituzioni culturali nell’affrontare temi sensibili e sulla necessità di nuove regole per evitare situazioni simili.
L’arte come ponte con le comunità indigene australiane
In un’intervista a The Art Newspaper, Low Kee Hong ha sottolineato l’importanza di instaurare un dialogo con le comunità indigene australiane, elemento che considera centrale nel percorso curatoriale per il 2028. Le culture delle First Nations portano con sé una concezione del tempo diversa, che va oltre l’evento per abbracciare una dimensione pluriennale e intergenerazionale.
Questa visione influenzerà la struttura e i contenuti della prossima Biennale, introducendo i temi della continuità e della sostenibilità culturale sia nella progettazione che nella fruizione delle opere. Low ha inoltre evidenziato come, in un contesto di crescente polarizzazione sociale anche in Australia, serva un approccio più lento e articolato all’arte, capace di stimolare conversazioni complesse e meno frammentate rispetto ai ritmi frenetici dei social media.
La Biennale 2028 si propone così come un laboratorio di coesione e approfondimento culturale, facendo dell’arte uno spazio di ascolto e ricostruzione delle comunità.
Sydney tra arte, spazi industriali e innovazione urbana
Negli ultimi anni, la Biennale di Sydney ha allargato il suo raggio d’azione, trasformando la città in un grande palcoscenico espositivo. L’edizione 2024, curata da Cosmin Costinaș e Inti Guerrero, ha coinvolto 96 artisti da 53 Paesi e ha segnato un passo importante aprendo al pubblico la White Bay Power Station, ex centrale elettrica dismessa da oltre un secolo.
Low Kee Hong, abituato a lavorare in spazi industriali riconvertiti come gli Aviva Studios di Manchester, non ha paura di spazi monumentali. Anzi, li vede come un’opportunità per ripensare il rapporto tra arte, città e pubblico, stimolando nuove forme di esperienza e interazione.
La riqualificazione di questi luoghi diventa così una delle direttrici della Biennale: un modo per unire patrimonio architettonico e innovazione artistica, restituendo alla città un’identità viva e aperta alle nuove generazioni.
