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Unesco riconosce Sebastia e i Castelli del Libano: nuovi siti Patrimonio Mondiale a rischio in West Bank e Libano

Redazione 28 Luglio 2026

Nel cuore del Medio Oriente, dove i conflitti segnano il territorio ogni giorno, l’UNESCO ha acceso un faro d’allarme. Durante la 48ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, a Busan, tre tesori storici sono stati inseriti nella lista dei siti in pericolo. Sebastia in Cisgiordania, i castelli del Monte Amel in Libano e l’antica città di Tiro affrontano minacce concrete, provocate dalla violenza e dall’instabilità politica che dilaniano la regione. Quei luoghi, custodi di millenni di storia, rischiano di sparire sotto il peso dei conflitti in corso.

Sebastia: un tesoro antico sotto la minaccia delle espropriazioni

A una decina di chilometri da Nablus, in Cisgiordania, si erge Sebastia, un sito archeologico che racconta quasi tremila anni di storia. Un luogo dove si sovrappongono testimonianze dal IX secolo a.C. fino a epoche ellenistiche, romane, bizantine e islamiche, passando per crociati, mamelucchi e ottomani. Qui si trova anche la presunta tomba di Giovanni Battista, sacra sia per musulmani che per cristiani. Questa complessità fa di Sebastia un crocevia di identità, ma anche di tensioni.

Dal 2012 la Palestina ha proposto la candidatura per proteggere il sito, ma negli ultimi anni la questione si è fatta più urgente. Israele ha avviato un progetto per espropriare circa 440 ettari di terreno, con l’intento di creare un parco nazionale chiamato Samaria o Shomron, termine ebraico che significa “guardiano”. I residenti palestinesi temono che questo progetto isolerà il sito archeologico dal villaggio, sottraendo terre agricole e aprendo la strada a nuove espansioni degli insediamenti israeliani. L’UNESCO individua proprio in queste espropriazioni la minaccia più grave, insieme ai danni causati dai conflitti, dall’erosione e dalle pressioni urbanistiche, aggravate da una gestione del territorio complicata.

Le tensioni si traducono anche in violenze: i coloni israeliani hanno intensificato gli attacchi contro i villaggi palestinesi della zona. Israele ha poi proposto di ampliare il proprio controllo civile sui siti archeologici, oggi in parte gestiti dall’Autorità Nazionale Palestinese secondo gli accordi di Oslo. Per la comunità di Sebastia, l’inserimento nella lista UNESCO è una chiamata d’allarme rivolta al mondo, per fermare le confische e salvare un patrimonio culturale e identitario che rischia di scomparire.

Monte Amel: i castelli sotto assedio tra storia e conflitto

Nel sud del Libano, i cinque castelli del Monte Amel sono stati anch’essi inseriti con urgenza nella lista dei siti a rischio. Questi complessi fortificati raccontano una storia che va dalle Crociate fino al XIX secolo, un mix di influenze architettoniche crociate, ayyubide, mamelucche e locali. Tra queste fortezze spicca il Castello di Beaufort, o Qalaat al-Shaqif, un punto strategico che domina la regione.

Nonostante dal novembre 2024 Beaufort sia protetto dalla Convenzione dell’Aia per i beni culturali in zona di guerra, i combattimenti non hanno risparmiato il sito. Nel maggio 2026 le forze israeliane sono arrivate fino al castello durante un’operazione militare, giustificata da Israele con la necessità di eliminare presunti usi militari di Hezbollah. Il governo libanese ha respinto queste accuse, sostenendo che Beaufort era ormai destinato a scopi culturali e turistici, dopo il ritiro israeliano del 2000.

L’UNESCO ha evidenziato come il conflitto in Libano stia causando danni gravi a tutte le strutture, rendendo urgente la protezione di questo patrimonio fondamentale per la storia e l’identità della regione. L’iscrizione è un richiamo a fermare ulteriori distruzioni e a salvaguardare monumenti che raccontano secoli di vicende militari e sociali.

Tiro: il patrimonio antico sotto le bombe

Anche Tiro, storica città fenicia e importante porto del Mediterraneo antico, è stata inserita nella lista dei siti in pericolo. Il sito, iscritto nel 1984 come Patrimonio Mondiale, comprende ampie aree archeologiche con necropoli, terme, strade colonnate e strutture romane. Negli ultimi mesi, però, i bombardamenti israeliani hanno colpito direttamente o danneggiato aree vicine al sito, mettendo a rischio la sua integrità.

L’UNESCO ha espresso “profonda preoccupazione” per gli attacchi e la situazione di sicurezza, invitando tutte le parti a evitare azioni che possano aggravare i danni. Ribadito anche il rispetto del diritto internazionale e degli obblighi di protezione del patrimonio culturale.

Gaza: una guerra che distrugge la memoria

La tutela di Sebastia, dei castelli del Monte Amel e di Tiro si inserisce in un quadro più ampio di devastazione culturale causata dalla guerra a Gaza. Secondo i dati aggiornati al 24 marzo 2026, sono 164 i siti colpiti dal 7 ottobre 2023 nella Striscia. Tra questi, edifici storici, luoghi di culto, musei, archivi e altri spazi fondamentali per la memoria collettiva.

Non si tratta solo di danni materiali: sono andati persi manoscritti, documenti, collezioni e archivi che raccontano la storia di un popolo. La distruzione del patrimonio culturale è un colpo alla stessa identità e al radicamento delle comunità locali. L’iscrizione di Sebastia nella lista UNESCO sottolinea il diritto dei palestinesi di conservare il legame con la propria storia e il proprio territorio.

Le liste dell’UNESCO non possono fermare bombe, occupazioni o espropri. Ma servono a mettere sotto i riflettori la responsabilità internazionale, a denunciare i pericoli spesso ignorati e a ricordare che proteggere il patrimonio culturale significa anche difendere chi lo custodisce.

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