Sette secoli di arte si intrecciano a Firenze, dove la 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato sta per aprire i battenti, dal 26 settembre al 4 ottobre. Sotto la direzione del nuovo segretario generale Bruno Botticelli, e con l’allestimento firmato Matteo Corvino, la città si prepara a ospitare un evento che non si limita a celebrare il passato. L’obiettivo è ambizioso: mostrare come il classico possa reinventarsi, dialogando con il presente e aprendo nuove prospettive. Capolavori senza tempo e opere storiche si alternano, offrendo un percorso unico tra memoria e futuro.
Scultura: cinque secoli di storia a Palazzo Corsini
La scultura si conferma protagonista indiscussa della Biennale. Il percorso si apre con il Bambin Gesù in terracotta invetriata policroma, attribuito ad Andrea della Robbia e datato fine Quattrocento, esposto da Longari Arte di Milano. Poco distante, spicca la Madonna con bambino di Giovanni de Fondulis, portata da Tomasso Ltd.
Tra le opere di rilievo, il Maggio in marmo apuano di Antonio Novelli, alto più di due metri, realizzato tra il 1628 e il 1630 su commissione di Maria de’ Medici per i Giardini del Lussemburgo di Parigi. Per anni è stata scambiata per un’opera di Michelangelo. Quest’anno è in mostra grazie a Botticelli Antichità.
Non mancano altri pezzi di rilievo come La Carità di Lorenzo Bartolini, dalla collezione Walter Padovani, o la Bagnante di Antonio Maraini, prodotta dalla celebre Fonderia Marinelli e già vista alla XVI Biennale di Venezia, presentata da Alessandro Cesati. Marino Marini è presente con un bozzetto per l’Arengario di Milano, messo a disposizione da Copetti Antiquari. La selezione mette in mostra la ricchezza della scultura italiana, che attraverso materiali e tecniche diverse continua a raccontare storie vive.
Pittura antica: dai maestri del Trecento ai capolavori del Settecento
La sezione dedicata alla pittura antica parte dal XIV secolo e propone un viaggio ricco di opere emblematiche. Si parte da Paolo Veneziano con Il Re di Bretagna, padre di Sant’Orsola in preghiera, portato da Galerie Canesso. Seguono la Madonna con bambino e angeli adoranti di Neri di Bicci e la Madonna con il Bambino e santi di Lorenzo Costa, esposta da Fondantico di Tiziana Sassoli.
Tra i pezzi forti, torna in mostra il Cristo nel Giardino del Getsemani di Mattia Preti, offerto da Maison d’Art. A completare il quadro, opere come Giuditta e Abra con la testa di Oloferne di Francesco Furini, Santa Caterina d’Alessandria di Bernardo Strozzi, Rebecca al pozzo di Luca Giordano e Cleopatra di Anton Maria Vassallo, con la sua cornice originale decorata con il motivo dell’aspide, proposte da Goldfinch Fine Arts.
Il percorso si chiude con una Veduta del Monte Pisano con Acquedotto Mediceo del 1799, realizzata da Jakob Philipp Hackert e presentata da Antichità Giglio. Un viaggio che racconta l’evoluzione della pittura italiana, capace di rinnovarsi senza perdere le radici.
Arti applicate e decorazione: tra bellezza e funzionalità
Non solo pittura e scultura. La Biennale porta in scena anche una selezione di arti applicate che raccontano l’eccellenza delle manifatture storiche italiane. Tra i pezzi più notevoli c’è il Guttatoio con stemma Medici, realizzato dall’Officina Granducale Medicea tra il 1574 e il 1587 per Francesco I de’ Medici, presentato da Altomani & Sons. Un segno tangibile dell’arte artigianale e del gusto raffinato della corte medicea.
Un altro oggetto unico è il cabinet in legno, tartaruga, rame dorato, corallo e smalti della Manifattura Trapanese, esposto da Brun Fine Art. Completa la selezione un trumeau Luigi XV della Manifattura Veneziana, messo a disposizione da Attilio Cecchetto Antiquario. Questi pezzi mostrano come la bellezza e la funzionalità si siano sempre intrecciate, rendendo le arti decorative parte vitale del patrimonio europeo.
La collaborazione con produttori di arredi contemporanei come Minotti, coinvolti nell’allestimento, sottolinea come il dialogo tra passato e presente sia ancora vivo. La qualità dei materiali e la cura per il dettaglio confermano che questo settore conserva intatta la sua vitalità.
Novecento: tra figurazione, avanguardia e design
La parte dedicata al Novecento chiude il percorso con un confronto tra arte figurativa e sperimentazione. Sono presenti opere di Umberto Boccioni, tra cui Impressione di Venezia e il Ritratto dello scultore Ripamonti, oltre a lavori di Gino Severini come Les deux canards e Symbole de l’Eucharistie.
La rassegna mette in luce anche Vittorio Zecchin, Umberto Brunelleschi e Gio Ponti, quest’ultimo con le urne Archi e corde disegnate per Richard-Ginori nel 1927, esempio di design che unisce forma e funzione.
Più avanti, si trovano opere di Alberto Savinio, l’Autoritratto delle nuvole di Giorgio de Chirico e una coppa ovale in vetro a murrine di Carlo Scarpa per la Vetreria Venini. Tra le avanguardie spicca Concetto spaziale, Attese di Lucio Fontana, esposta da Tornabuoni Arte. Questa selezione mostra come la Biennale riesca a offrire uno sguardo ampio e approfondito su un secolo ancora capace di influenzare il presente.
