Padova ha alzato la posta: vuole diventare la Capitale italiana dell’arte contemporanea nel 2028. A guidare questa sfida, un nome che non ha bisogno di presentazioni: Maurizio Cattelan, il figlio più celebre della città. È un ritorno carico di attese, un’occasione per rinnovare la scena artistica locale con uno sguardo globale. Il progetto, battezzato Ancora imparo. Esercizi di dissidenza, mette insieme passato e futuro, storia e innovazione, coinvolgendo esperti di rilievo internazionale. Un piano ambizioso, che punta a trasformare Padova in un crocevia di arte, scienza e spazi urbani in divenire. Il gioco è appena iniziato.
A marzo 2024 il Ministero della Cultura ha ufficializzato il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea con il decreto n. 117, un riconoscimento pensato per valorizzare le città italiane come laboratori d’arte contemporanea. Non si tratta solo di un titolo simbolico: la vincitrice riceve un finanziamento di un milione di euro da investire in progetti artistico-culturali dettagliati nel dossier di candidatura. La prima Capitale sarà Gibellina nel 2026, seguita da Alba nel 2027. Padova si presenta con un dossier che vuole dare una svolta nel rapporto tra arte contemporanea e città, puntando al recupero di spazi storici e all’inclusione dei quartieri periferici.
La città veneta vuole sfruttare questa occasione per rilanciare la sua lunga tradizione culturale trasformandola in un progetto che non sia solo una vetrina, ma un vero motore di sviluppo culturale e sociale. L’idea è ambiziosa perché cerca di far convivere l’eredità storica con linguaggi artistici di frontiera, puntando su una solida rete di ricerca e coinvolgimento collettivo. Non è solo questione di titolo, ma di lasciare un segno duraturo, con effetti concreti sull’ecosistema culturale locale e nazionale.
Il titolo scelto, Ancora imparo. Esercizi di dissidenza, si rifà a un motto celebre attribuito a Michelangelo, che ha attraversato le interpretazioni di artisti come Goya e persino Gio Ponti, e che è incastonato nel cuore di Palazzo Bo, l’antico edificio dell’Università di Padova. È un richiamo forte: una città aperta all’apprendimento e al dubbio, lontana da sguardi chiusi e dogmatici. Una Padova che sfida le convenzioni, promuove la libertà di pensiero e vede il cambiamento come linfa vitale della cultura.
Da quando, nel 1222, fu fondata l’Università, la città è stata simbolo di libertà di studio e ricerca. Il progetto riprende questa vocazione, ma in chiave contemporanea, riflettendo sul ruolo dell’arte come strumento di dissenso e critica. Personaggi storici come Galileo Galilei, Elena Cornaro Piscopia, Giotto e Mantegna sono richiamati come pilastri di questo percorso culturale, in un ideale filo che arriva fino alla creatività e al pensiero libero di Maurizio Cattelan, nato proprio a Padova nel 1960.
Uno dei punti forti della candidatura è la partecipazione diretta di Maurizio Cattelan come direttore artistico, affiancato da Marta Papini e Myriam Ben Salah. Il ritorno di Cattelan a Padova, dopo una carriera che lo ha portato da Bologna a Milano fino a New York, è un momento importante: l’artista si confronta con le sue radici in un contesto che sta vivendo una trasformazione culturale e urbana significativa. La sua presenza dà al progetto una dimensione internazionale ma anche un forte legame con il territorio.
Il progetto punta a mettere in discussione i codici tradizionali dell’arte, a lavorare con le comunità e i territori, e a costruire reti globali. Marta Papini, nota per il suo lavoro sull’arte pubblica e partecipativa, e Myriam Ben Salah, con un’esperienza in istituzioni di rilievo internazionale, completano il quadro strategico e culturale. Il comitato scientifico, di alto profilo, comprende figure come Cecilia Alemani, il cardinale José Tolentino de Mendonça, Daniela Mapelli e Renzo Piano, portando competenze che spaziano dall’arte contemporanea alla spiritualità, dalla ricerca accademica all’architettura urbana.
Il progetto mette l’arte contemporanea al centro di un piano che punta a costruire una piattaforma culturale destinata a durare oltre l’anno della Capitale. Sono previste mostre, residenze artistiche, attività educative, conferenze e pubblicazioni. Tutto questo per creare una rete dinamica che coinvolga istituzioni, università, fondazioni, quartieri, imprese culturali e realtà internazionali. Al centro c’è anche il rilancio degli spazi urbani.
Tra i luoghi scelti per interventi di recupero ci sono Palazzo della Ragione, l’Orto Botanico, il Castello Carrarese e molte altre strutture, con la creazione di oltre 20mila metri quadrati di nuove infrastrutture culturali entro il 2028. Particolare attenzione va ai quartieri come l’Arcella, da tempo segnati da una composizione sociale variegata e da un impatto culturale meno visibile. L’obiettivo è superare il classico focus sul centro storico e sviluppare una rete policentrica di luoghi d’arte e cultura, capace di far dialogare patrimonio storico e attività contemporanee. Un approccio che punta a coinvolgere comunità e realtà locali, promuovendo una rigenerazione che abbraccia più ambiti.
Il progetto nasce da una collaborazione ampia che vede coinvolti Comune di Padova, Regione Veneto, Università, Diocesi e varie fondazioni e associazioni locali. Questa rete è la spinta principale della proposta, capace di attivare risorse già presenti e creare sinergie che vanno oltre la semplice promozione artistica.
Il sindaco di Padova, Sergio Giordani, ha sottolineato l’impegno concreto dietro questa candidatura, ribadendo che non si tratta solo di celebrare la storia, ma di costruire un progetto solido e condiviso. Il confronto con istituzioni, università e realtà culturali ha dato vita a un dossier complesso e ben strutturato.
Dall’altra parte, le parole di Cattelan, Papini e Ben Salah evidenziano la voglia di guardare a Padova con occhi nuovi. Che sia chi la vive ogni giorno, chi la riscopre dopo anni, o chi la osserva per la prima volta, lo slancio culturale punta alla vitalità meno visibile ma palpabile, fatta di comunità, ricerca e scambi internazionali. Padova si propone come un luogo di contaminazione, dove arte, scienza e partecipazione sociale creano tensioni fertili capaci di far nascere idee e percorsi inediti.
Il dossier è stato consegnato al Ministero della Cultura il 15 giugno 2026. Ora la commissione avvierà la selezione delle città finaliste e, infine, della vincitrice che sarà Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. Per Padova è una sfida importante: rilanciare la sua identità culturale e conquistare un posto tra le nuove capitali del contemporaneo in Italia.
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