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Marinella Senatore a Milano: gli arazzi collettivi in mostra da Mazzoleni fino al 2 luglio

Una lunga catena di mani intrecciate, colori che si sovrappongono come voci in coro: l’arte di Marinella Senatore alla Galleria Mazzoleni di Milano non si limita a farsi guardare, ma vuole essere vissuta. Nel cuore della città, in via Senato 20, le sue opere – molte inedite – parlano di comunità, di storie condivise, di partecipazione attiva. Non si tratta di semplici arazzi o installazioni, ma di veri e propri spazi dove l’arte diventa festa, azione collettiva, dialogo aperto.

Fino al 27 giugno 2026, questa mostra invita a un’esperienza in cui il confine tra artista e pubblico si dissolve: l’opera è un punto di partenza, un invito a completare il racconto con la propria presenza. Senatore, celebre per i suoi progetti pubblici e il coinvolgimento diretto di comunità diverse, conferma qui la sua cifra unica, quella di un’arte che si costruisce insieme, che si fa viva nel gesto condiviso.

“Festa!”: arte che si costruisce con le mani e con la gente

“Festa!” non è solo un titolo, ma un modo di intendere l’arte come una serie di gesti, strumenti e materiali che si intrecciano. Non c’è un quadro fisso da ammirare, ma un insieme di tecniche e azioni che danno vita all’opera. La serie “The Theatre of Commons” , in mostra, è fatta soprattutto di arazzi. Non semplici tessuti, ma narrazioni intrecciate da oltre trecento punti di ricamo, con variazioni di ritmo e densità.

Dietro questi arazzi ci sono mani esperte e un sapere antico, custodito e trasmesso dalla scuola Chanakya di Mumbai. Qui più di mille donne di varie età e origini hanno imparato tecniche precise che trasformano la tessitura e il ricamo in un vero e proprio linguaggio visivo e tattile. L’artigianato diventa così simbolo di forza femminile e memoria condivisa, traducendo storie di comunità in opere dense di significato.

Tra storia e presente: i ricami che raccontano tradizioni e feste

Gli arazzi di Senatore non sono opere isolate nel tempo. L’artista li inserisce in una lunga tradizione che va dalle parate effimere del Seicento e Settecento fino alle feste popolari e alle elaborate decorazioni barocche. Non è solo bellezza, ma cura e intenzione che spingono chi guarda a uscire dagli slogan e ad addentrarsi nel cuore delle tradizioni.

Qui la festa smette di essere solo un momento nel calendario sociale per trasformarsi in un archivio culturale vivo. Senatore parla di micronarrazioni, di storie incrociate che non si perdono, ma si traducono in materia concreta. Questi lavori sono un omaggio alla comunità, al suo continuo trasformarsi attraverso il gesto collettivo della celebrazione.

L’arte di Marinella Senatore: tra impegno personale e responsabilità collettiva

Dietro ogni tessitura c’è una passione per il gesto creativo. Senatore riscopre il legame profondo tra cura e arte, ricordandoci che il valore di un’opera non si misura solo dall’aspetto, ma dalla storia di chi l’ha fatta. Nel dialogo tra l’artista, le artigiane di Mumbai e il pubblico di Milano si costruisce un percorso a più voci, dove ogni passaggio conta.

La sfida è far emergere la festa come trama di diversità, di culture e tecniche che convivono in una sola opera. Un equilibrio delicato, che parla di identità collettiva senza smarrire la singola voce. La mostra non espone solo arazzi, ma racconta un modo di fare arte che si basa sull’incontro, sulla partecipazione e sulla materia.

Il lavoro di Marinella Senatore parla alle mani e agli occhi. È un’opera che costruisce reti, intrecciando storie, tecniche e affetti, raccontando il presente con i segni del passato. La Galleria Mazzoleni diventa così un luogo di incontro fra culture lontane e vicine, un punto di partenza per esperienze che si srotolano lungo il filo di una festa fatta di stoffe, colori e vite intrecciate.

Redazione

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