Palazzo Milzetti, a Faenza, si risveglia sotto le mani di Alessandro Roma. Dal primo settembre all’11 ottobre 2026, le sue sculture e installazioni di ceramica contemporanea si insinuano tra gli spazi neoclassici, come se avessero sempre abitato quei corridoi. Non è una mostra qualunque: qui, la storia dell’arte ottocentesca di Felice Giani incontra forme vive, sospese tra natura e figure antropomorfe, che rompono la rigidità del palazzo senza tradirne l’anima.
Roma non si limita a esporre oggetti; li plasma in un dialogo profondo con il Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna, riempiendo alcune sale con creazioni nate dal 2018 a oggi. Il risultato è un equilibrio sorprendente, dove il classico si apre al contemporaneo senza forzature. E tutto accade mentre Argillà, la famosa fiera internazionale della ceramica, anima la città, creando un ponte naturale tra radici e innovazione.
Palazzo Milzetti, costruito nel Settecento e arricchito nel corso dell’Ottocento dagli affreschi di Felice Giani, è una tappa imprescindibile per chi vuole immergersi nel mondo neoclassico. Le sue sale raccontano storie attraverso decorazioni che raffigurano figure mitologiche, storiche e letterarie, espressione di un’epoca in cui l’arte si confrontava profondamente con la cultura classica.
In questo contesto carico di storia, le opere di Alessandro Roma si presentano come apparizioni, quasi fantasmi di un passato rivisitato. Sono capaci di dialogare con la monumentalità e la perfezione del palazzo senza mai sovrastarlo o cancellarne l’identità. Qui non si tratta solo di mostrare opere, ma di un intervento site specific che cambia la percezione dello spazio. Le sculture interrompono la simmetria tradizionale, guidano lo sguardo verso angoli nuovi, sorprendono.
La convivenza tra antico e contemporaneo qui funziona davvero. Le creazioni di Roma sembrano nascere dal pavimento stesso, radicandosi con forza per poi svilupparsi in altezza con leggerezza, sfidando la rigidità del luogo. Le figure che popolano il palazzo non sono del tutto umane: oscillano continuamente tra natura e forma antropomorfa, diventando quasi paesaggi viventi, idee nate dall’incontro tra ceramica e tessuto.
Uno degli aspetti più interessanti dell’allestimento è la combinazione di ceramica e tela. Roma parte da teste in ceramica modellate con grande precisione, a cui aggiunge elementi tessili che diventano corpi e abiti per queste presenze enigmatiche. Non sono semplici stoffe appese: sono strutture intelaiate, disegnate dall’artista per sostenere la forma tridimensionale delle sculture.
Questa fusione di materiali dà vita a figure dinamiche. Non sono mai statiche: la loro posa richiama movimenti naturali, avvitamenti, che accentuano la loro vitalità. Anche i colori giocano un ruolo chiave: blu intensi, viola profondi, verdi rigogliosi, gialli vibranti si alternano, evidenziando ogni dettaglio e dando energia alle presenze.
In più, Roma inserisce oggetti in ceramica in punti strategici: piatti che ricordano medaglie o parti decorative antiche si appoggiano sulle consolle, integrandosi con l’arredo originale del palazzo. I vasi, dalle forme morbide, dialogano con le tele, creando strascichi di tessuto che “sciolgono” la durezza della ceramica. Questa combinazione rompe la monotonia, creando continuità tra i materiali.
Un leporello aperto a ventaglio in biblioteca aggiunge un tocco scenografico che rompe l’ordine degli arredi lignei, invitando lo spettatore a scoprire dettagli inaspettati e a sentirsi parte di una storia in divenire.
Le opere in mostra sono il frutto di un lavoro iniziato nel 2018 e in continua evoluzione. La mostra racconta un percorso creativo che cambia nel tempo, un confronto costante tra tradizione e sperimentazione. Non sono semplici oggetti da guardare: sono tappe di una ricerca che sposta i confini tra diverse forme d’arte.
Il filo conduttore è il concetto di “presenze”: figure che abitano gli spazi, ma restano sempre sfuggenti, quasi eteree. Pur mostrando tratti umani, mantengono un legame forte con la natura e i paesaggi, richiamando l’arte classica ma filtrata dalla sensibilità contemporanea di Roma.
Il rapporto con il luogo storico dà alle opere un significato in più. Non sono isolate, ma parte di un racconto che mescola epoche, stili e materiali. Così la mostra diventa un ponte che collega linguaggi antichi e creatività odierna, dando vita a un dialogo ricco di suggestioni.
Presentare questo lavoro durante Argillà, la grande manifestazione che attira a Faenza appassionati di ceramica da tutto il mondo, conferma la volontà di inserire la ricerca di Roma in un contesto internazionale, valorizzando allo stesso tempo il patrimonio artistico di Palazzo Milzetti.
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