«La pittura è morta», si sente dire da anni. Ma basta varcare la soglia di uno studio d’artista in Italia per capire che non è così. Tra i giovani che stanno riscrivendo le regole del pennello, c’è Guido Sarti, fiorentino classe 1993. Lui non si limita a guardare al passato: lo intreccia con il presente, mescolando la tradizione classica con tocchi digitali e moderni. I suoi quadri raccontano storie dense, piene di metafore e sentimenti che rispecchiano il nostro tempo con sorprendente profondità. Ritratti, paesaggi, nature morte: tutto diventa nuovo sotto il suo sguardo attento e sensibile. È un continuo dialogo tra memoria e innovazione, un ponte tra ciò che è stato e ciò che sta arrivando.
Guido Sarti definisce la sua arte come un percorso in continuo cambiamento. Laureato in graphic design, porta nella pittura un approccio sperimentale e personale. Tutto è cominciato da bambino, grazie al rapporto speciale con il padre che lo portava a dipingere paesaggi con gli acquerelli. Quell’esperienza gli ha trasmesso il gusto di trasformare sensazioni ed emozioni in immagini, quella “magia visiva” che ancora oggi lo spinge a dipingere.
Per Sarti la pittura non è solo arte, ma anche modo di conoscersi e liberarsi. Dipingere gli permette di sciogliere nodi interiori e allo stesso tempo di comunicare con chi guarda. Nei suoi lavori convivono la voglia di sperimentare tecniche, giochi di luce e materia per dare vita a immagini evocative, nate dalla fantasia ma percepite come quasi reali.
Al centro delle sue opere c’è sempre la materia, trattata con cura e un equilibrio attento tra composizione, luce e colori. L’acrilico è la sua scelta preferita: un materiale che permette di lavorare a strati, in modo rapido e stratificato, per creare profondità e atmosfere oniriche, come si vede in “Moths I” o “Nighttime at Curiel Tennis Club”.
Sarti si rifà ai grandi della pittura classica e romantica, da Caravaggio a Velázquez fino a Friedrich. Questi maestri gli hanno insegnato l’arte di combinare luce e realtà, sentimento e racconto. Accanto a loro, nomi come Sorolla, Gauguin e Guston, capaci di esprimere linguaggi pittorici forti e riconoscibili.
Tra i contemporanei, invece, Sarti guarda a figure meno note ma essenziali per il panorama attuale, come Bollinger e Majumdar. Non mancano poi artisti internazionali che rinnovano la pittura con approcci originali, come Kate Ermolaeva e Markus Tozzer. Questo mix di riferimenti mostra quanto Sarti riesca a tenere vivo il legame con la storia e con il presente dell’arte, fondendo tecniche, idee e percezioni in modo personale.
La sua pittura è così un crocevia dove si incontrano eredità e innovazione, sempre alla ricerca di temi profondi sull’essere umano.
Negli ultimi anni, Sarti si concentra su temi che definisce “umani”: il senso della vita, il fine dell’esistenza individuale e collettiva. Usa la pittura per indagare metafore che legano la condizione umana al mondo naturale e animale, con una particolare attenzione alla botanica e alla zoologia come simboli ricchi di significato. Accanto a queste immagini si aprono riflessioni sulla mitologia, su universi paranoici e dinamiche psichiche, creando un racconto complesso e stratificato.
I suoi dipinti diventano così storie allegoriche, capaci di raccontare un mondo denso di significati, dove il visibile si fonde con il simbolico e l’immaginario. Chi guarda viene invitato a soffermarsi sull’emozione delle scene, a esplorare luci e ombre che portano atmosfera e memoria.
Anche se i suoi spazi sono frutto di pura invenzione, danno l’impressione di luoghi concreti, costruiti con composizioni che richiamano un reale evocato, quasi un ponte tra sogno e realtà.
Il lavoro di Sarti si basa su un uso sapiente di acrilici e emulsioni viniliche, che permettono di costruire l’opera a strati, uno sopra l’altro, per dare tridimensionalità e luce. Ogni tela è un accumulo di segni e velature, che rendono l’immagine viva e vibrante. Questo metodo lascia anche spazio all’improvvisazione, permettendo a forme e spazi di mutare durante la creazione.
Nonostante il legame con il mondo digitale, Sarti esclude l’uso di strumenti digitali o intelligenza artificiale nella fase di ideazione e realizzazione. Il suo approccio resta ancorato al gesto manuale, al contatto diretto con il colore e la tela.
Il contesto sociale e culturale entra nei suoi lavori in modo indiretto. L’artista evita messaggi politici espliciti, preferendo riflettere su temi universali attraverso la propria interiorità. Il suo racconto è più introspettivo, fatto di solitudini condivise, e diventa simbolo di un’esperienza umana più ampia.
Cinema, musica e letteratura sono fonti importanti: la musica crea l’atmosfera, il cinema suggerisce immagini e storie, la letteratura ispira contenuti e riflessioni. L’arte di Sarti si presenta così come un dialogo a più voci, dove diverse influenze si intrecciano con l’espressione visiva.
Per Sarti, il momento più intenso è l’inizio dell’opera. Le prime pennellate aprono un universo di possibilità, carico di energia e di visione. Con il procedere del lavoro, le scelte diventano più precise, tracciando la strada verso il risultato finale.
Spesso parte da un’idea chiara, che guida tutto il processo creativo e anticipa il significato dell’opera. Ma non è raro che il dipinto prenda vita propria, cambiando direzione e arricchendo l’idea iniziale.
Capire quando un quadro è finito significa riconoscere il momento in cui il pensiero che lo ha ispirato si conclude o si realizza. È un equilibrio delicato tra intenzione e spontaneità, una tensione creativa sempre in movimento.
Sarti vede la pittura come un ponte tra esperienza personale e collettiva: le sue opere parlano della sua interiorità, ma lo fanno per trasmettere emozioni e riflessioni che toccano molti.
Nel 2026 Guido Sarti sarà tra gli artisti della mostra collettiva Ensemble. Per lui queste occasioni sono importanti, perché mettono in luce come il suo lavoro prenda nuova forza nel confronto e nella contaminazione con altri linguaggi artistici.
Le sue opere spesso esplorano la solitudine come condizione umana universale. Esposte insieme a quelle di altri artisti, possono aprire nuovi orizzonti di senso e prospettive, amplificando la voce di ogni quadro.
Dopo cinque anni vissuti a Vienna, Sarti sente il bisogno di riallacciare il legame con la scena italiana. Questa mostra è una tappa preziosa, un ritorno a casa e un modo per sentirsi parte di una comunità creativa viva e attiva, fondamentale per il suo percorso personale e professionale.
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