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Solange Pessoa: l’arte che risveglia la memoria nascosta nella materia

Redazione 31 Ottobre 2026

Nel cuore del Botín Centre di Santander, le opere di Solange Pessoa parlano di corpi che si fondono con la natura, di memorie antiche scolpite nella materia stessa. Nata nel 1961 nel Minas Gerais, questa artista brasiliana ha costruito un linguaggio visivo in cui il tempo si stratifica: tracce preistoriche, echi del barocco brasiliano, miti indigeni si mescolano in creazioni che sfidano ogni definizione. Camminando tra le sue sculture, si avverte una presenza palpabile, quasi viva, che scuote le radici stesse della scultura tradizionale. La mostra Of Day or of Night invita a immergersi in un universo dove la natura non è solo tema, ma sostanza, e dove un percorso nato in Brasile ha già lasciato il segno, fino alla Biennale di Venezia del 2022.

Sculture che parlano di terra, tessuti e memorie antiche

Appena varcata la soglia, il visitatore si trova davanti a Hammocks , un’installazione che gioca con la gravità e con la consistenza insolita dei materiali. Tessuti impregnati di terra si stendono come corpi flosci, pieghe e curve che sembrano membrane vive, ma senza uno scheletro vero. Qui la terra smette di essere semplice pigmento e diventa corpo, mentre il tessuto conserva le tracce di un lungo contatto con la materia. È una scultura in divenire, che sembra trasformarsi sotto gli occhi di chi guarda. La materialità si fa esperienza, richiamando le ricerche sperimentali degli anni Settanta, ma con un’intensità più diretta, quasi tattile, resa evidente dalla leggerezza sospesa delle forme.

Un altro lavoro di grande impatto è Catedral , una struttura che si sviluppa per oltre cento metri e utilizza materiali insoliti come capelli umani, cuoio e tessuti. Pessoa ha raccolto questi capelli in anni di gesti quotidiani, da persone vicine e persino dai parrucchieri. Quel che era personale diventa monumentale. Le cinghie da equitazione che sostengono la forma richiamano l’anatomia di un cavallo, un animale che ricorre spesso nel suo immaginario simbolico. L’installazione richiama anche l’architettura di Oscar Niemeyer, in particolare il Duomo di Brasilia, con le sue curve eleganti. I capelli, parte di corpi singoli, si trasformano qui in memoria collettiva, mentre la materia organica evoca tradizioni rituali barocche, dove i resti del corpo assumono significati simbolici. Catedral vive così in uno spazio sospeso tra materiale e storia, intimità e monumento, attraversando il tempo oltre la vita individuale.

Il cavallo, simbolo di storie e legami profondi

Nell’arte di Pessoa il cavallo torna spesso, declinato in modi diversi e carico di significati. In Arreios sono diciassette forme sospese fatte con vecchie selle cucite a mano; il cuoio, irregolare, pende come abiti antichi. L’opera fa da ponte tra il mito dell’animale e la storia coloniale della penisola iberica e del Minas Gerais, dove il cavallo è stato strumento di conquista e dominio. Nel video Cavalos , cavalli in un ranch indossano cappucci fatti di capelli umani, un’immagine che intreccia corpo, animale e materia organica. La serie di disegni De vez em quando os cavalos voltam prosegue questa riflessione, mostrando il cavallo come figura ambigua, a metà tra il familiare e il selvatico, amico e mistero. Con questi lavori, Pessoa trasforma un soggetto tradizionale in un mezzo per meditare sul rapporto tra natura e cultura oggi.

Minas Gerais tra geologia e storia mineraria

La terra natale di Pessoa, il Minas Gerais, porta con sé una lunga storia legata all’estrazione mineraria. Dal boom dell’oro all’epoca coloniale fino ai giacimenti di ferro di oggi, il territorio e la sua economia sono segnati da questa eredità. Nell’installazione Origo , posta a chiusura della mostra, sono presenti argilla, bronzo e altri materiali organici che rimandano a questa stratificazione storica. Le sculture mostrano volumi irregolari che evocano un senso di primitività ma anche di leggerezza, grazie all’argilla bianca che ammorbidisce la materia e al riflesso metallizzato del bronzo, che ricorda l’oro. Qui il valore economico si trasforma in un’aura quasi spirituale. La luce naturale che entra nella sala e la vista sulla baia creano un’atmosfera sospesa, dove il tempo della terra si mescola a quello silenzioso delle forme.

Origo chiude la mostra senza chiuderla davvero: le sculture non danno risposte certe, ma restano aperte a interpretazioni e mutamenti. In questo gioco di densità e trasparenze, materia e luce si sfidano in un equilibrio fragile e potente, condensando tutto il mondo immaginifico di Pessoa. Tra la presenza concreta dei materiali e le storie che portano con sé, l’universo dell’artista continua a esplorare il legame profondo tra umano, natura e storia, rinnovando senza sosta il dialogo tra memoria e corpo.

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