C’è un silenzio che avvolge le fotografie di Guido Guidi, uno spazio visivo nitido dove il tempo sembra fermarsi. Nessun effetto speciale, nessuna retorica forzata: ogni immagine nasce da un rispetto profondo per ciò che vede. Proprio a Venezia, città in cui Guidi ha mosso i primi passi alla fine degli anni Cinquanta, questo senso di contemplazione si fa ancora più intenso. Al Magazzino 6, la mostra “Guido Guidi. 101 fotografie” celebra il centenario dell’Università Iuav con una selezione che parla senza giri di parole, raccontando le trasformazioni del paesaggio contemporaneo attraverso lo sguardo attento del fotografo.
L’Università Iuav: il crocevia della formazione di Guido Guidi
Per capire davvero Guido Guidi bisogna passare dall’Università Iuav di Venezia, un luogo decisivo per la sua crescita artistica. Nato a Cesena nel 1941, Guidi si iscrisse all’ateneo veneziano alla fine degli anni Cinquanta, in un ambiente culturale vivace, animato da figure come Carlo Scarpa, Bruno Munari, Luigi Veronesi e Italo Zannier. Non fu solo studente: lavorò in laboratorio e poi insegnò dal 2001 al 2014, costruendo un rapporto profondo con l’università che segnò il suo modo di guardare e interpretare il mondo attraverso la fotografia.
Il legame con l’ambiente accademico si tradusse anche in un dialogo costante con l’urbanistica e la cultura visiva del tempo. In particolare, il confronto con studiosi come Paolo Costantini e Italo Zannier indirizzò Guidi verso le trasformazioni del paesaggio urbano, tra cambiamenti sociali e tracce storiche.
“Guido Guidi. 101 fotografie”: una lettura nitida e coerente
La mostra al Magazzino 6 propone un percorso preciso attraverso la produzione di Guidi, con 101 fotografie divise in quattro serie tematiche: In Veneto, Ina-Casa, I Maestri e I Magazzini. Il tutto senza fronzoli estetici inutili, per mantenere una lettura chiara e lineare che restituisce la continuità di uno sguardo attento ai dettagli spesso invisibili della vita quotidiana.
“In Veneto” mostra le geometrie silenziose della provincia, spazi e architetture osservate con rispetto e discrezione. Il progetto Ina-Casa documenta gli interventi urbanistici degli anni ’50 e ’60, raccontando lo sviluppo sociale e abitativo in stretto legame con la storia. “I Maestri” è un omaggio visivo a chi ha segnato il suo percorso, mentre “I Magazzini” si concentrano sulle vestigia industriali di Porto Marghera, cariche di memoria e malinconia.
La fotografia di Guidi: un gesto di devozione verso il quotidiano
Guidi definisce la fotografia come un “atto devoto, una preghiera”. Questo si traduce in immagini senza distrazioni estetiche o ironie. Non c’è distanza tra chi scatta e ciò che viene fotografato: c’è invece un’identificazione profonda, senza giudizi o gerarchie.
Spesso sceglie soggetti che la fotografia tradizionale tende a ignorare: margini urbani, spazi ordinari, tracce di trasformazioni lente e continue. Non si tratta di cercare la bellezza convenzionale, ma di cogliere la densità e la storia che si nascondono nella materia del territorio, costruendo così una nuova lettura del mondo che ci sta intorno.
Sequenze fotografiche: tra metodo e riflessione
Un punto di forza della mostra è la sezione documentaria con materiali inediti come taccuini, appunti, disegni e libri d’artista. Questi pezzi mostrano il legame tra la pratica artistica e il lavoro teorico che accompagna Guidi.
Particolarmente interessante è la presentazione parziale della sequenza Preganziol, che mette in evidenza come per Guidi la costruzione di una sequenza fotografica e la sua pubblicazione siano un vero e proprio laboratorio di ricerca. Non si tratta solo di mettere insieme immagini, ma di costruire narrazioni visive autonome, dove ritmo e ordine creano nuovi significati.
Il video-documentario e la valenza formativa della mostra
A completare il percorso, il video-documentario “Da Guido” di Alessandro Toscano offre uno sguardo diretto nello studio e nella routine dell’autore. Immagini che restituiscono il rigore e l’attenzione al dettaglio, elementi chiave del suo modo di lavorare.
Pensata anche come momento formativo, la mostra invita a guardare il mondo in modo diverso. Attraverso l’esperienza di uno dei fotografi più rigorosi e coerenti del Novecento italiano, ci si confronta con una visione che non domina o giudica, ma si immerge e rispetta ogni piccolo frammento di realtà.
