«Quella sera, alla galleria Rosso20sette, è successo qualcosa di inaspettato e inquietante». Il 27 ottobre, mentre la mostra personale di Laika – street artist tra le più seguite – attirava appassionati in via del Sudario 39, tre uomini con il volto coperto sono entrati di sorpresa. Non è stata una visita tranquilla: hanno bloccato e minacciato il gallerista Stefano Ferraro, imbrattando con vernice spray nera molte delle opere esposte. Dentro la galleria, nessuna telecamera a registrare; fuori, invece, i dispositivi di sorveglianza e un testimone hanno permesso alla polizia di arrivare in fretta. Ora si cerca di capire chi fossero e quale fosse il motivo dietro questo atto violento, che ha scosso il cuore pulsante dell’arte romana.
Aggressione alla Rosso20sette: la ricostruzione dei fatti e l’intervento della polizia
Il pomeriggio del 27 ottobre ha preso una piega improvvisa e inquietante nella galleria romana. Senza alcun avviso, tre uomini con il volto coperto sono entrati nello spazio dove era esposta la mostra di Laika. Il gallerista Stefano Ferraro era solo. Immediatamente è stato bloccato e minacciato. Poi gli aggressori hanno cominciato a spruzzare vernice nera sulle opere, rovinandone tante. L’azione è durata pochi minuti ma abbastanza per lasciare un segno pesante.
La galleria non ha telecamere interne, ma quelle esterne, posizionate lungo la via del Sudario, hanno fornito immagini utili. Anche un passante ha assistito alla scena, permettendo alla polizia di arrivare in fretta. Le forze dell’ordine hanno avviato un’indagine per ricostruire esattamente cosa sia successo, scovare i colpevoli e capire le ragioni di questo atto intimidatorio.
Via del Sudario 39 è oggi un punto di riferimento per l’arte a Roma. L’attacco ha allarmato subito chi opera nel mondo culturale cittadino.
La mostra di Laika tra critica sociale e politica
The Collapse of Democracy – States of Injustice, Chapter 2 è un progetto nato negli Stati Uniti e porta in scena le contraddizioni sociali e politiche americane. Laika affronta temi spinosi: razzismo sistemico, disuguaglianze, diritto all’aborto, diffusione delle armi, pena di morte e la questione palestinese.
Le opere, una ventina tra tele, lavori su carta e installazioni, colpiscono per il linguaggio diretto e senza filtri tipico dell’artista. Tra i pezzi più noti ci sono The King is Naked, con Donald Trump nudo, e Burn, Tesla, Burn, che mostra una Tesla in fiamme. C’è anche un omaggio a Patti Smith che grida «Free Palestine». Non mancano riferimenti a figure simbolo della lotta per i diritti civili come Rosa Parks e Martin Luther King.
L’allestimento è studiato per far riflettere e stimolare il dibattito, mettendo in primo piano temi che scuotono non solo l’America ma il mondo intero. Qui arte e messaggio politico sono un tutt’uno, rendendo questa mostra tra le più rilevanti e discusse in circolazione.
Laika non si lascia intimidire: l’arte come resistenza
Laika ha risposto con fermezza all’attacco. Ha parlato di un tentativo di censura politica, inserendo l’episodio in un clima di «violenza e repressione» tipico di gruppi squadristi. Nonostante la minaccia, ha ribadito la sua volontà di continuare a denunciare attraverso l’arte fascismo, razzismo, xenofobia, omofobia, violenza di genere e la guerra a Gaza.
L’artista ha ricordato di aver già ricevuto minacce sui social e di aver subito atti vandalici su sue opere pubbliche. Ma questa è la prima volta che la violenza si fa fisica, dentro un contesto espositivo. Un segnale chiaro del livello di tensione che c’è attorno a chi parla liberamente.
Il messaggio è netto: l’attacco non la fermerà. Anzi, conferma quanto la sua arte sappia dare fastidio e attirare l’attenzione.
Solidarietà e allarme: reazioni politiche e sociali a Roma
L’aggressione ha suscitato reazioni immediate. Giovanni Barbera, segretario della federazione di Roma di Rifondazione Comunista e membro della direzione nazionale, ha espresso solidarietà a Laika e a Ferraro, definendo l’atto un chiaro segnale intimidatorio, legato a metodi squadristi. Ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di intervenire per tenere sotto controllo le attività delle organizzazioni neofasciste sul territorio.
Anche Marilena Grassadonia, coordinatrice dei diritti LGBT+ di Roma Capitale, ha condannato l’episodio: «Un gesto vigliacco e squadrista», ha detto, ricordando il lavoro di Laika contro discriminazioni e violenze, come gli omaggi a Maja T. e Michela Murgia. Grassadonia ha sottolineato che nessun atto vandalico potrà mai fermare la libertà di espressione e il potere dell’arte.
Molte voci si sono levate per difendere la libertà artistica e denunciare questo attacco, inserito in un clima di crescente tensione politica e sociale. Le indagini proseguono, mentre la scena culturale romana si compatta attorno a chi è stato colpito.
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Roma, 27 ottobre 2024. Nel cuore della città, un attacco ha colpito l’arte e la libertà di espressione. Le indagini vanno avanti, mentre la mostra di Laika resta un monito forte contro le ingiustizie e le disuguaglianze che si vogliono ancora combattere.
