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The Others Torino 2024: Lorenzo Bruni svela la nuova esperienza della fiera d’arte contemporanea

Redazione 29 Ottobre 2026

Davanti al Parcheggio Lancia, a Torino, quest’anno si è aperta una fiera d’arte che non passa inosservata. The Others Art Fair ha scelto uno spazio insolito, un luogo di passaggio trasformato in palcoscenico creativo per la sua edizione 2026. Il tema? “Sosta Temporanea”. Un invito a fermarsi, proprio nel cuore di un mondo dell’arte che corre sempre più veloce. Qui, le opere dialogano con il luogo e con chi le guarda, creando legami inediti. Lorenzo Bruni, il direttore artistico, ci ha raccontato da dove nasce questa idea e cosa rende questa esperienza così diversa dal solito.

Perché il Parcheggio Lancia? Il senso di una scelta non casuale

Da sempre, dal 2010, The Others porta l’arte fuori dai luoghi canonici, scegliendo spazi torinesi dimenticati per creare nuovi dialoghi tra arte e pubblico. Bruni, alla guida dal 2019, spiega come questa pratica curatoriale abbia preso forma: dall’ex Ospedale Militare, passando per lo spazio Nervi al Valentino, fino all’albergo nel campus dell’ILO, sede ONU a Torino. Ogni luogo ha richiesto un approccio su misura, evitando che diventasse solo uno sfondo, ma piuttosto un protagonista attivo della mostra.

Il Parcheggio Lancia apre un’altra riflessione: cosa vuol dire fermarsi quando tutto corre? Questo spazio, pensato per soste brevi e transitorie, diventa una metafora, richiamando il concetto di “non-luogo” di Marc Augé e temi attuali come le “backrooms” digitali o i recenti blocchi stradali. L’allestimento, organizzato a isole e non a griglia, favorisce incontri inaspettati e un tempo più lento per osservare, dando spazio anche a ricerche emergenti e meno conosciute.

The Others invita a lasciarsi sorprendere: “perché un’opera ci colpisce? Cosa rivela di noi? E quanto incide il desiderio di possesso?” Domande profonde che rischiano di perdersi dietro a valutazioni economiche. Qui si punta a recuperare un rapporto più vero e diretto con l’arte.

L’arte che parla del presente: le tendenze viste da The Others

La fiera non è solo vetrina, ma vuole raccontare come l’arte contemporanea risponde alle sfide di oggi. Bruni sottolinea che i cambiamenti non si vedono solo nei nuovi stili o tecniche, ma soprattutto in come gli artisti affrontano i temi del momento. Negli ultimi anni The Others ha intercettato risposte diverse.

Nel 2024, negli spazi ONU, l’attenzione era su identità e conflitti culturali. Nel 2025, la sperimentazione ha unito intelligenza artificiale e manualità. Per il 2026 emergono temi come l’economia dell’attenzione, la memoria storica, le questioni di genere e maternità, e il rapporto con lo spazio nell’era digitale.

Tra le opere spiccano i corpi frammentati in grisaille di Vittorio Valiante, che dialogano con strutture da cantiere, e le immagini che mescolano fotografia e pittura di Giovanni Mercatelli. Luna Dannon si concentra sull’appartenenza e identità, mentre Maru Cantos esplora il confine tra reale e virtuale attraverso il colore.

Il comitato curatoriale ha selezionato 54 progetti, mantenendo un’ampia varietà di linguaggi, ma con uno sguardo attento alle risposte degli artisti alle tensioni del loro tempo. La fiera diventa così un osservatorio privilegiato, prima che il sistema dell’arte trasformi queste esperienze in mode o categorie fisse.

Tra collezionisti esperti e nuovi appassionati: un dialogo aperto

The Others guarda a un pubblico variegato, dai collezionisti più esperti in cerca di novità, ai neofiti che vogliono avvicinarsi senza barriere all’arte contemporanea. Negli ultimi anni si è ripensato anche il concetto stesso di fiera, per allargarne l’impatto oltre i pochi giorni di apertura.

Bruni porta l’esempio delle cartoline dipinte di Peter Meehan, vendute durante l’evento ma parte di un progetto che si sviluppa nel tempo, coinvolgendo artista e collezionisti in una corrispondenza continua. Così la fiera va oltre il semplice mercato.

Inoltre, favorisce incontri tra gallerie e spazi che si conoscono proprio lì per la prima volta, aprendo la strada a collaborazioni future. I collezionisti possono così scoprire e sostenere artisti e realtà difficili da incontrare altrove, ampliando la mappa dell’arte emergente.

Linguaggi a confronto: Expanded Grounds e Digital-Craft Journey

Oltre agli stand tradizionali, The Others 2026 presenta due sezioni che arricchiscono l’esperienza: Expanded Grounds e Digital-Craft Journey. Nate da selezioni rigorose, puntano a sperimentazioni che dialogano con lo spazio del Parcheggio Lancia e il contesto digitale odierno.

Expanded Grounds ospita installazioni che giocano con l’architettura del parcheggio, come il ricamo di Ruben Montini, una forma di resistenza queer, o lo spazio mobile di lavoro di Federica Sutti. Anche l’intervento su carta di El Gato Chimney rinnova il linguaggio visivo della fiera.

Digital-Craft Journey, alla seconda edizione, coinvolge le Accademie italiane e apre una riflessione sul ruolo del video e dell’intelligenza artificiale nell’arte contemporanea. Quest’anno sono dieci i progetti selezionati, con artisti da varie città italiane e approcci diversi.

Queste sezioni non sono isole a sé stanti: il confronto tra scuole, associazioni, gallerie e collettivi internazionali crea un ecosistema ricco e complesso. Questo scambio continuo stimola una discussione sul futuro dell’arte contemporanea, mettendo in discussione modelli consolidati ma a volte rigidi.

The Others Art Fair conferma di essere un laboratorio vivo, capace di coinvolgere giovani artisti, curatori e pubblico in un confronto aperto su come l’arte possa abitare spazi nuovi, affrontare temi attuali e rilanciare la partecipazione culturale.

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