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Venus Alfa: il manifesto femminista che rompe gli schemi tra storie kinky e empowerment donna

Halloween si avvicina, e con esso l’aria si riempie di maschere, ombre che si allungano e memorie antiche che tornano a galla. Dietro la festa dei dolcetti e degli scherzetti, c’è una storia ben più profonda. Avete mai notato come la gatta nera in casa sembri osservare con uno sguardo carico di segreti? Nella tradizione gotica, non è un semplice animale domestico: è un messaggero, il segno tangibile di una presenza che non è mai svanita del tutto. Le streghe non sono mai sparite; sono qui, nella loro forma più vera e ribelle. Sono l’interruzione di un sistema che, ancora oggi, tenta di incasellare le donne, di soffocare quel potere antico e inarrestabile che si rifiuta di essere domato.

La strega: da nemica a simbolo di forza e ribellione

Per secoli la strega è stata dipinta come una minaccia, un pericolo da eliminare. Ma dietro quell’immagine c’era soprattutto la paura di un sistema che non sopportava donne fuori dagli schemi, pronte a dire no ai ruoli imposti. Silvia Federici ha spiegato come la caccia alle streghe fosse un modo per il patriarcato di mantenere il controllo, legato all’avvento del capitalismo, un modo per soffocare la libertà e la sessualità femminile. Così il corpo delle donne è diventato un territorio da dominare, da sorvegliare.

Oggi, autrici come Mona Chollet ridanno alla strega un nuovo volto: non più solo una figura leggendaria, ma una donna reale che rifiuta di entrare negli schemi di moglie, madre o giovane “desiderabile” secondo i canoni sociali. Le “streghe” moderne sono donne che scelgono di essere autonome, di affermarsi come vogliono, senza compromessi.

Sady Doyle ha mostrato come la cultura tradizionale abbia sempre trasformato ogni deviazione dalla norma femminile in qualcosa di spaventoso o mostruoso. Quello che prima era condanna oggi diventa arte e impegno politico, una voce per raccontare ciò che è stato nascosto o censurato: mestruazioni, invecchiamento, sessualità fuori dagli schemi, maternità e scelte personali. Il corpo delle donne torna così a essere uno spazio sacro di discussione e rivendicazione.

Arte e femminismo: simboli antichi e nuove forme di liberazione

L’arte contemporanea è un terreno ideale per questa nuova narrazione. Ana Mendieta, tra il 1973 e il 1980, con la sua “Silueta Series” ha usato terra, acqua, fuoco e fiori per lasciare tracce del proprio corpo nel paesaggio. Le sue opere sono rituali vivi, che intrecciano identità, memoria e natura, andando oltre il folklore per aprire riflessioni su appartenenza ed esilio. La sua tragica morte nel 1985 a New York, ancora avvolta nel mistero, non ha spento la forza della sua arte, che continua a esplorare i limiti tra presenza e assenza, violenza e ricordo.

Carolee Schneemann, pioniera della performance, ha sfidato tabù e convenzioni con gesti potenti. Nel 1975, in “Interior Scroll”, si è mostrata nuda, con il corpo dipinto, estraendo dalla vagina un testo che parlava della condizione delle artiste donne. Un atto che ribaltava il concetto di sapere come qualcosa che arriva dall’alto, portandolo nel corpo e nella sua verità. Una performance pagana e sovversiva, manifesto di autonomia contro ogni oppressione culturale.

Nathalie Djurberg, con le sue animazioni in plastilina, si immerge in storie inquietanti, tra sessualità, violenza e mostruosità. In “Snakes knows it’s Yoga” , crea fiabe distorte dove il desiderio assume forme al tempo stesso comiche e disturbanti.

Paulina Olowska risveglia il folklore dell’Europa dell’Est, riportando in vita tradizioni e simboli magici come strumenti per riattivare storie dimenticate. Qui l’occulto non è più superstizione, ma un modo alternativo di conoscere e legare la comunità.

Tai Shani va oltre, costruendo mondi ibridi e futuristici in cui femminismo, magia, erotismo e fantascienza si mescolano. Nel progetto monumentale DC: Semiramis, che le è valso il Turner Prize nel 2019, l’artista si ispira al “Libro della città delle dame” di Christine de Pizan per raccontare un futuro post-patriarcale, dove mito e architettura si intrecciano in visioni capaci di mettere in discussione il presente.

La strega di oggi: cultura consapevole e conoscenza che libera

La strega contemporanea non è più solo una figura di fantasia legata a miti e superstizioni. È una donna che conosce il proprio sapere e lo usa per smontare e sovvertire ogni sistema che opprime. Non si tratta di magie o incantesimi, ma di studio, consapevolezza critica e azione concreta. Le regole del passato vengono osservate con attenzione, ma anche infrante quando serve.

Il ritorno di queste figure nella cultura di oggi, dall’arte alla performance fino alle storie digitali, dimostra che la lotta contro il patriarcato è ancora viva e necessaria. La strega non è più nascosta nell’ombra: è un simbolo di libertà che emerge forte dai corpi, dalle storie e dalle azioni di donne che non vogliono più restare invisibili.

Redazione

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