In una notte d’ottobre, la figura della strega torna a farsi viva, non come semplice maschera da festa, ma come eco di storie dimenticate. La gatta nera sul davanzale, un tempo simbolo di paura e superstizione, diventa oggi custode di un’eredità più profonda: quella di donne che hanno sfidato convenzioni, intrecciando arte e ribellione. Le streghe non sono mai sparite davvero. Sono lì, tra mito e realtà, pronte a scuotere il presente e a reclamare spazio per la libertà e il dissenso femminile.
La strega ha radici antiche e complesse. Per secoli è stata presa di mira da repressioni dure e sistematiche. Silvia Federici, nel suo libro “Calibano e la strega”, spiega come la caccia alle streghe fosse parte di un più ampio meccanismo di controllo patriarcale e capitalistico. Le donne, con la loro sessualità e il legame con i cicli naturali, venivano controllate e private della loro autonomia. Il corpo femminile diventava così un campo di battaglia tra libertà e dominio.
Oggi, Mona Chollet riprende questo mito parlandoci di una ribellione moderna. La strega è colei che rifiuta i ruoli tradizionali: non si limita a essere madre o moglie, sfugge al giudizio e alle aspettative imposte. Sady Doyle aggiunge che la cultura ha spesso trasformato tutto ciò che esce dalla norma femminile in un pericolo, alimentando stereotipi paurosi e mostruosi.
Nel presente, queste figure non sono sparite. Si sono trasformate, diventando nelle arti strumenti di provocazione e riflessione. Temi un tempo nascosti – mestruazioni, invecchiamento, sessualità libera, scelte riproduttive – ora occupano il centro della scena, rompendo il silenzio imposto per troppo tempo.
Tra le prime a usare il corpo femminile e la natura come materia d’arte c’è Ana Mendieta. Dal 15 luglio 2026, la Tate Modern di Londra ospita una grande retrospettiva con oltre 150 sue opere. Nata negli anni ’70, la sua serie “Silueta” intreccia terra, fuoco, acqua e fiori, tracciando segni del corpo che diventano ferite rituali e memoria. Il suo lavoro racconta un dialogo forte tra appartenenza culturale, esilio e identità, e suggerisce un legame profondo con la natura come spazio di liberazione.
La sua morte nel 1985, caduta dal 34° piano dell’appartamento condiviso con il marito Carl Andre, resta un mistero. Un episodio che ha lasciato una ferita aperta nell’arte contemporanea. Eppure le sue opere parlano ancora, con una forza emotiva che racconta violenza e assenza.
Carolee Schneemann ha portato il corpo al centro della performance art per denunciare oppressioni e appropriazioni. Nel suo celebre “Interior Scroll” , estrae un testo dalla propria vagina, parlando di esclusione e invisibilità delle donne artiste. Qui il sapere nasce dal corpo stesso, un gesto di ribellione che interrompe i canali tradizionali di cultura e comunicazione.
L’eredità delle streghe si vede anche nelle sperimentazioni di artiste come Nathalie Djurberg. Le sue animazioni in stop-motion mescolano sessualità, desiderio e violenza con un’estetica tra il macabro e il fiabesco. Il suo lavoro esplora gli angoli più oscuri dell’inconscio femminile, raccontando storie inquietanti ma piene di significato.
Paulina Olowska rilegge il folklore dell’Europa dell’Est, integrando magia e tradizioni popolari in forme contemporanee. Per lei l’occulto diventa uno strumento di conoscenza e forza collettiva, lontano da vecchie superstizioni da demonizzare.
Tai Shani, vincitrice del Turner Prize 2019, costruisce mondi immaginari dove femminismo, erotismo, fantascienza e mito si intrecciano. Il suo progetto “DC: Semiramis” prende spunto dal Libro della città delle dame di Christine de Pizan, immaginando universi post-patriarcali sospesi tra architettura e utopia. Spinge la narrazione femminile oltre i confini tradizionali.
Oggi la strega non è più solo un personaggio di folklore o un’ombra del passato. È un archetipo vivo, simbolo di conoscenza critica e ribellione. Si studia, si conosce, e spesso si sfidano le regole con consapevolezza. Attraversa arte, cultura e politica, diventando un segno potente.
Il corpo femminile, con tutte le sue sfumature e ciclicità, è un terreno di resistenza contro modelli imposti e storie uniformanti. Le pratiche artistiche e culturali di oggi raccolgono questa eredità, creando spazi di libertà per riflettere su identità di genere, disuguaglianze e possibilità di cambiamento. Quella che una volta era un’ombra di paura, oggi è una presenza forte, capace di parlare al presente e alle battaglie di oggi.
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