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Mona Hatoum a Milano: incontro esclusivo alla Fondazione Prada il 28 ottobre 2026

Redazione 22 Ottobre 2026

Milano si prepara a un appuntamento che promette di lasciare il segno nella scena dell’arte contemporanea. Mercoledì 28 ottobre 2026, alle 18:30, al Cinema Godard della Fondazione Prada, Mona Hatoum salirà sul palco per raccontare la sua storia artistica, fatta di memoria, contrasti e sperimentazioni. La sua mostra personale, Over, under and in between, resterà aperta fino al 9 novembre e offre uno sguardo profondo sulle sue opere, distribuite negli spazi milanesi della Fondazione. Questa lecture non è un evento isolato: segna l’inizio di una stagione ricca di incontri con artisti, curatori e addetti ai lavori, tra Milano e Venezia.

Mona Hatoum racconta le radici del suo lavoro: sradicamento, vulnerabilità e spazio

Durante la sua lectio, Hatoum ripercorrerà le tappe più importanti della sua ricerca, dagli inizi fino a oggi. Temi come lo sradicamento, la marginalizzazione, l’esclusione sociale e il controllo politico saranno al centro del suo racconto, insieme al corpo, alla vulnerabilità e al rapporto con lo spazio espositivo. Sono queste le corde su cui ha sempre lavorato, fin dai suoi primi esperimenti.

Accanto alle sue parole, verranno proiettati due video storici: Measures of Distance , un lavoro di circa 15 minuti, e Roadworks , poco meno di sette minuti. Due opere che testimoniano gli esordi di Hatoum, quando il suo interesse era rivolto soprattutto alla performance e al video. Solo dagli anni Novanta ha virato verso installazioni e sculture di grande formato. Questo confronto tra passato e presente darà modo di vedere come si è evoluto il suo linguaggio artistico e il modo in cui ha usato i diversi mezzi espressivi.

Over, under and in between: tre installazioni che dialogano con la Cisterna della Fondazione Prada

La mostra, aperta dal 29 gennaio 2026, si sviluppa tutta nella Cisterna, uno spazio architettonico imponente che si presta perfettamente al progetto site specific di Hatoum. Tre grandi installazioni, intorno a tre simboli ricorrenti nella sua arte: la ragnatela, la mappa e la griglia.

Nella prima sala, una ragnatela gigantesca prende forma con tante sfere di vetro trasparente, sospese e collegate da fili sottili. L’immagine è ambigua, tra protezione e minaccia. La sala centrale ospita una mappa del mondo fatta con oltre 30.000 sfere di vetro rosso, senza confini politici, basata sulla proiezione Gall-Peters. La mappa è volutamente fragile, a ricordare un’instabilità globale sempre presente. Nell’ultima sala, l’installazione cinetica All of a Quiver si staglia alta 8,6 metri: nove livelli di cubi metallici che oscillano lentamente, mossi da un motore elettrico. Una struttura metallica che sembra un organismo in continuo equilibrio, sospeso tra collasso e rinascita, fragile e dinamico allo stesso tempo.

Con queste opere, Hatoum crea un dialogo diretto con chi visita, con il corpo e con lo spazio intorno, alternando sensazioni di attrazione e disagio, familiarità e pericolo. Un’esperienza immersiva che ripercorre tutta la tensione del suo lavoro, sempre in bilico tra ordine e caos, sicurezza e rischio.

Mona Hatoum: un viaggio tra identità, politica e trasformazione dello spazio

Nata a Beirut nel 1952 in una famiglia palestinese, Hatoum si trasferisce a Londra nel 1975, bloccata fuori dal Libano dallo scoppio della guerra civile. Un evento che segna profondamente la sua arte. Nel corso degli anni ha attraversato diversi linguaggi: performance, video, fotografia, scultura, installazioni e lavori su carta, mescolando sempre temi personali e politici.

Negli anni Ottanta si concentra su azioni e video incentrati sul corpo, visto come luogo di conflitto e fragilità. Dalla fine degli anni Novanta, la sua attenzione si sposta verso oggetti e spazi trasformati in presenze ambigue e inquietanti. Griglie, utensili di uso quotidiano, mappe e mobili vengono manipolati, cambiando forma e funzione, per mostrare la sottile linea tra protezione e minaccia.

Il corpo e lo spazio si intrecciano nelle sue opere, invitando chi guarda a confrontarsi con fragilità, esclusione e controllo sociale. La sua arte mette in luce temi di marginalità e sradicamento, questioni più attuali che mai.

Un’artista di fama mondiale: premi e grandi rassegne

La carriera di Mona Hatoum ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo. Ha partecipato a eventi internazionali di primo piano come la Biennale di Venezia nel 1995 e nel 2005, la documenta di Kassel nel 2002 e nel 2017, oltre a rassegne come la Biennale di Sydney, Sharjah e Taipei. Tra le mostre personali più importanti spiccano la retrospettiva del 2015 al Centre Pompidou di Parigi, poi alla Tate Modern di Londra e al KIASMA di Helsinki.

Nel 2025 il Barbican Centre di Londra ha messo a confronto il suo lavoro con quello di Alberto Giacometti nella mostra Encounters: Giacometti x Mona Hatoum, sottolineando il dialogo tra due grandi maestri della scultura contemporanea.

Tra i premi più prestigiosi ricevuti ci sono il Joan Miró Prize , l’Hiroshima Art Prize , il Praemium Imperiale per la scultura e il Premio Julio González , riconoscimenti che confermano l’importanza della sua ricerca su scala globale.

Questa lectio magistralis alla Fondazione Prada si inserisce in un percorso che continua a interrogare, scuotere e coinvolgere, tenendo insieme memoria, corpo e spazio in una riflessione sempre viva e urgente.

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