# Nel cuore di Napoli, alla Galleria Acappella, Marta Ravasi scuote le convenzioni della natura morta. Quell’arte, spesso considerata chiusa in un passato remoto, qui rinasce con nuova forza. I suoi piccoli oli su tela – frutti, ciotole, oggetti familiari – non restano semplici immagini: si animano, si sfuggono allo sguardo, si trasformano in un gioco sottile fra realtà e astrazione. “Hei-ho”, la mostra aperta fino al 9 novembre 2026, non è solo una raccolta di quadri. È un dialogo profondo con la pittura stessa, un’indagine sulla materia, sul colore, sulla percezione. E, senza mai dimenticare i giganti del Novecento, Ravasi costruisce un ponte tra tradizione e innovazione, invitando chi osserva a guardare oltre la superficie.
Natura morta essenziale, indagine concentrata
Ravasi sceglie di tornare alla natura morta con un linguaggio semplice, quasi essenziale. Pesche, frutti, ciotole: poche cose, ma ben scelte, in un ciclo di opere di piccolo formato, tra i 20×25 e i 37×46 cm. Questa misura ridotta invita a un confronto ravvicinato, quasi intimo, con le pennellate, con la materia. I titoli sono diretti, senza fronzoli: “Pesche”, “Cinque Frutti”, “Ciotola”. Una scelta che sottolinea la neutralità dell’approccio, non si tratta di raccontare ma di indagare. Non il soggetto in sé, ma ciò che lo circonda: la superficie, il gesto del pittore, la composizione.
La pittura diventa così un campo aperto di sperimentazione. Le superfici alternano tratti densi e altri più leggeri, la materia cambia consistenza, mentre il colore resta calmo ma ricco. La palette è ristretta a rosa, arancioni, bruni, tonalità carnose: così il frutto perde la sua identità botanica per trasformarsi in un corpo, quasi tangibile, quasi vivo. Ravasi trova un equilibrio sottile tra ciò che si riconosce e ciò che si allontana. La natura morta diventa punto di partenza, non di arrivo.
Tra pennellate vibranti e geometrie in bilico
Il gioco tra figurazione e astrazione passa anche dal modo in cui Ravasi usa il pennello. Alterna tocchi veloci e irregolari a stesure più tranquille e meditate. Questo crea una tensione visiva: lo sguardo non si ferma mai, si sposta, esplora superfici vibranti e spazi vuoti. Il punto di attenzione si sposta continuamente, evitando di cristallizzare l’immagine. La tela respira, si muove, si trasforma.
Il richiamo ai grandi del Novecento è evidente: Morandi e la sua natura morta come laboratorio di forme; la pittura analitica con le sue sperimentazioni. Ravasi prende il quotidiano e lo trasforma in un’occasione per riflettere sulle forme. Il frutto non è più solo un oggetto da rappresentare, ma diventa un’entità complessa fatta di volumi, atmosfere, pieni e vuoti. Ogni tela è un mondo a sé, costruito con questi elementi che cambiano senza perdere però la loro identità.
“Hei-ho”: un titolo che scuote lo sguardo
Il titolo della mostra, “Hei-ho”, suona come un richiamo, quasi un invito a svegliarsi. È un suono che chiama a prestare attenzione a qualcosa che sfugge alla ragione e si apre a sensazioni più profonde. Ricorda la filastrocca di Biancaneve e i sette nani, ma è soprattutto un cambio di prospettiva. Come spiega la critica Elizabeth Germana Arthur, questo richiamo si lega anche a figure mitologiche antiche: il “Diòs enkèfalos”, il dio dalla testa di Zeus che gustava un cibo così straordinario da meritare un contatto diretto con la divinità. Un’idea che illumina la forma sferica dei frutti dipinti da Ravasi.
Il frutto diventa un corpo che si deforma, si comprime, si espande oltre i limiti geometrici tradizionali. Il cerchio, simbolo di perfezione e continuità, sotto il suo pennello si piega, si gonfia, cambia forma. Diventa così simbolo della possibilità di andare oltre ciò che si vede. Ogni frutto si carica di un doppio significato: è materia tangibile e promessa di trasformazione.
Un percorso in crescita, tra Napoli e Milano
“Hei-ho” è il terzo appuntamento di Marta Ravasi con la Galleria Acappella, che ha iniziato a collaborare con lei nel 2023 con la mostra “Bucce”. Il lavoro esposto a Napoli nel 2026 mostra un’evoluzione netta: una ricerca materica raffinata e un’apertura sempre più decisa verso l’astrazione. Il suo linguaggio pittorico, già misurato e preciso, si fa ora più coeso. Un passo importante nella carriera di un’artista nata a Merate nel 1987 e attiva oggi a Milano.
Questa collaborazione con la galleria napoletana conferma un interesse per una visione contemporanea e misurata, capace di rinnovare un genere antico. La natura morta resta terreno fertile per un’indagine profonda, che dialoga con la materia, il colore e la percezione, senza cedere alla tentazione del realismo facile. Ravasi riporta questo tema su un piano attuale, tra storia dell’arte e ricerca personale.
