“Quarant’anni fa, un processo cambiò per sempre la storia della mafia in Sicilia.” A Castelbuono, un piccolo borgo alle porte di Palermo, quella svolta storica prende vita attraverso immagini e documenti mai visti prima. Non si tratta di una mostra qualunque: faldoni ingialliti, verbali scritti a mano, carte ingiallite si trasformano in un racconto visivo potente, che pesa come un macigno sulla memoria collettiva. Il Maxiprocesso, avviato nel 1986, segnò un momento di rottura, smascherando i fili nascosti della criminalità organizzata e accendendo una scintilla di giustizia mai spenta. Oggi, grazie all’occhio attento di Maria Domenica Rapicavoli, quell’eredità rivive in un’installazione fotografica che racconta non solo un evento giudiziario, ma una vera e propria battaglia civile.
Maxiprocesso a Palermo: dalla lunga istruttoria alla memoria collettiva
Quaranta anni fa partiva il Maxiprocesso, un procedimento giudiziario enorme, con centinaia di indagini, migliaia di documenti, decine di testimoni, intercettazioni e conferme di un’organizzazione criminale che fino a quel momento sembrava invisibile, nascosta nelle pieghe più oscure della società. Il pool antimafia di Palermo, guidato da Giovanni Falcone, affrontò una sfida enorme: smantellare Cosa Nostra con prove raccolte con pazienza e rigore.
Dietro a quel processo c’era un lavoro immenso, un mosaico fatto di centinaia di faldoni che raccontavano ogni dettaglio dell’organizzazione mafiosa. Migliaia di pagine piene di testimonianze di pentiti, intercettazioni, documenti sulle attività criminali. Oggi tutto questo materiale si trasforma in immagini cariche di significato. Il progetto fotografico “MAXIPROCESSO” di Maria Domenica Rapicavoli traduce quell’archivio in trenta fotografie, un modo per lasciare una testimonianza concreta di una battaglia legale e civile.
Arte e memoria: la mostra al Museo Civico di Castelbuono
Dal 4 ottobre al 26 novembre 2026 il Museo Civico di Castelbuono ospita una mostra che prende il nome proprio dal processo. L’installazione non si limita a mostrare documenti, ma interpreta quell’archivio come un tessuto vivo di memorie e lotte. Curata da Laura Barreca e Giovanna Fiume, l’esposizione si avvale del lavoro dello studio romano Supervoid per l’allestimento, che unisce architettura e fotografia per raccontare il legame fra istituzioni, potere e giustizia.
Il lavoro di Rapicavoli nasce da anni di ricerca tra Palermo e New York e punta a mettere a fuoco le dinamiche che regolano il potere criminale e il suo impatto quotidiano, usando un linguaggio che mescola fotografia, video e installazioni. Il progetto, sostenuto dal Bando Strategia Fotografia 2025 del Ministero della Cultura, si inserisce in un percorso avviato nel 2026 al Palazzo di Giustizia di Palermo, in collaborazione con le autorità giudiziarie. Questa sinergia rafforza l’eco del Maxiprocesso, legando la memoria a luoghi simbolo e istituzionali.
Memoria e impegno civile: arte e documentario per raccontare il Maxiprocesso
Accanto all’installazione di Rapicavoli, sarà proiettato “Il Maxiprocesso ”, un documentario firmato da Pasquale Scimeca per il quarantesimo anniversario dell’inizio del procedimento. Il film ripercorre i momenti chiave del processo attraverso immagini d’archivio, mettendo in luce le sue implicazioni politiche e sociali.
Fotografia e video dialogano così tra passato e presente, memoria storica e rinnovata consapevolezza civile. La mostra si arricchisce di un calendario di eventi pubblici e attività partecipative curate da Maria Rosa Sossai, che coinvolgono scuole, associazioni e comunità per diffondere la conoscenza su una pagina cruciale della storia italiana degli anni ’80. Anche i social media giocano un ruolo importante, diventando strumenti per raggiungere le nuove generazioni e mantenere viva la memoria collettiva del Maxiprocesso.
Riconoscimenti e futuro: il Maxiprocesso non si ferma a Castelbuono
Il valore culturale e sociale del progetto è stato riconosciuto il 21 settembre 2026 con il XXXI Premio Internazionale all’Impegno Sociale — Memorial Rosario Livatino-Antonino Saetta-Gaetano Costa, assegnato a Laura Barreca, Giovanna Fiume e Maria Domenica Rapicavoli. Un riconoscimento che sottolinea l’importanza civile di questa iniziativa, capace di tenere viva la memoria storica attraverso l’arte.
L’opera, entrata nella collezione permanente del Museo Civico di Castelbuono, è pronta a partire per nuovi appuntamenti. Sono già in programma tappe a Roma, Trapani e Milano. Ogni nuova mostra sarà un’occasione per guardare ancora una volta al passato, per riflettere sulla memoria e per ribadire con forza quanto sia fondamentale la giustizia e la lotta contro la criminalità organizzata nel nostro paese.
