# Varcare la soglia di Contart Lab, in via Candia 25, significa immergersi in un’atmosfera sospesa, dove il tempo sembra rallentare. Dal 19 al 25 ottobre 2026, l’ex studio fotografico nel cuore di Roma ospita Dis/velamento, la nuova mostra di Marco Mezzacappa, curata da Lucrezia Febo. Qui il silenzio non è vuoto, ma presenza viva: l’opera di Mezzacappa non si lascia scorrere addosso. Non basta uno sguardo distratto, serve un impegno, quasi un patto con l’artista. È un viaggio tra visibile e invisibile, tra materia e assenza, che chiede di essere attraversato con calma, passo dopo passo.
Dal caos della città al silenzio raccolto di Contart Lab
Appena varcata la porta, la confusione di Roma sembra svanire. Il percorso dentro Contart Lab porta a attraversare una navata e un cortile nascosto, un viaggio che allontana dal trambusto cittadino e conduce in un ambiente raccolto, carico di storia. Non è solo un tragitto fisico, ma un’esperienza che prepara chi entra a mettersi in ascolto. Ogni dettaglio – dal soffitto alto agli angoli delle stanze – diventa parte della mostra, come “soglie” che invitano a rallentare lo sguardo e a concentrarsi sulle opere.
Il contrasto tra il ritmo frenetico della città e la calma sospesa degli interni crea un’isolamento prezioso dalle distrazioni, un luogo dove spazio e tempo sembrano dilatarsi, attraversati da silenzi e tracce visive delicate. Contart Lab non è uno sfondo neutro: è un protagonista attivo nel racconto di Dis/velamento.
Pittura come stratificazione: la materia racconta
Dentro la sala espositiva, la poetica di Mezzacappa prende forma in piccoli dipinti, ognuno portatore di un racconto intimo e stratificato. La pittura si sovrappone, si cancella, lascia segni di un processo in continuo movimento. I gesti dell’artista non si annullano a vicenda, ma si sedimentano, come memorie visive. La superficie diventa così un archivio del tempo, dove ogni traccia rimanda a ciò che è stato nascosto o rimosso.
I frammenti non sono pezzi mancanti da ricostruire, ma elementi autonomi, che invitano chi guarda a costruire nuove connessioni. Il vuoto, spesso dimenticato in pittura, qui è centrale: diventa spazio di attesa e sospensione, un “non detto” che apre la porta a interpretazioni personali e lascia l’immagine aperta a mille letture. Questi quadri non raccontano storie lineari, ma invitano a un dialogo visivo: chi osserva deve rallentare, scomporre e ricostruire con la mente, diventando parte attiva del gioco.
La figura come simbolo del rapporto tra chi guarda e ciò che viene guardato
Il momento clou della mostra è una grande tela figurativa, dove la frammentazione si ricompone. La figura di spalle diventa simbolo di un rapporto complesso: chi osserva è invitato a ripensare il proprio ruolo, come se si voltasse a guardare ciò che ha appena lasciato. Questo gesto di voltarsi apre una riflessione sulla fragilità della conoscenza. L’immagine, pur suggerendo una forma riconoscibile, non si mostra mai del tutto, lasciando spazio al mistero e all’immaginazione.
Da questo scambio sottile tra chi guarda e ciò che viene guardato nasce una tensione che rende la visione un’esperienza sempre in divenire, mai compiuta. La figura non è un oggetto da afferrare subito, ma un enigma da scoprire a più livelli, proprio come il gesto stesso del guardare e capire.
Vedere come esperienza lenta e interrogativa
Dis/velamento è soprattutto un invito a mettere al centro l’esperienza del guardare. Qui vedere non significa conoscere subito, ma fermarsi davanti all’immagine, coglierne sfumature e ambiguità. La mostra spinge a riconoscere l’incertezza e la ricchezza di significati che un’immagine può offrire.
Il percorso porta a lasciare fuori la frenesia di tutti i giorni per immergersi in una progressione che va dal caos della città al silenzio dello spazio espositivo, dalla distanza alla vicinanza, dal frammento all’idea di un tutto da costruire. Vedere di più vuol dire anche scoprire ciò che resta nascosto, accettare il disvelamento come un processo aperto, dove ogni risposta apre nuove domande.
Il lavoro di Mezzacappa trasforma l’incontro con la pittura in una chiamata all’attenzione paziente, a un dialogo che si evolve insieme a chi sa ascoltare. Un gesto che si rinnova ogni volta, segnando il confine sottile tra ciò che si vede e ciò che resta invisibile.
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Dis/velamento
Marco Mezzacappa
a cura di Lucrezia Febo
Contart Lab, Via Candia 25, Roma
19-25 ottobre 2026
