Lunedì 12 ottobre, Bologna ha perso uno dei suoi occhi più acuti. Paolo Gotti, fotografo di fama internazionale, si è spento a 82 anni. La notizia è arrivata dai familiari, proprio mentre si preparava l’apertura di Garage Gallery, lo spazio che lui stesso aveva progettato come luogo di incontro e confronto sulla fotografia. La mostra antologica, in programma per il 28 ottobre, è stata sospesa, avvolta in un rispettoso silenzio. Gotti lascia dietro di sé un archivio straordinario: immagini raccolte in oltre 70 Paesi, frammenti di vite e paesaggi catturati con uno sguardo profondo, capace di cogliere l’essenza nascosta del mondo.
Da architetto a fotografo: l’Africa che cambiò tutto
Nato a Bologna nel 1944, Paolo Gotti si è formato in architettura a Firenze, dove ha frequentato anche il Centro di studi tecnico-cinematografici. Negli anni Settanta ha iniziato a dedicarsi alla fotografia, spaziando dalla grafica alla pubblicità, dallo still life agli allestimenti, fino al reportage vero e proprio. Ma il punto di svolta arrivò nel 1974, con il primo grande viaggio in Africa. A bordo di una vecchia Land Rover attraversò il Sahara fino al Golfo di Guinea, raggiungendo la Costa d’Avorio. Il ritorno in Italia avvenne dopo quasi cinque mesi di navigazione su un cargo merci. Quell’esperienza segnò profondamente il suo modo di fotografare, cambiandone il linguaggio.
Da allora la fotografia per Gotti fu uno strumento per esplorare e conoscere il mondo, ben oltre le logiche del lavoro commerciale. Le sue immagini non sono mai state solo foto, ma documenti vivi di realtà lontane. Niger, Cina, Haiti, Brasile, Messico, Guatemala, Nepal e Indonesia sono solo alcuni dei paesi attraversati. E poi Stati Uniti, Canada, Thailandia, Malesia, Yemen, Venezuela, India, Cile, Bolivia, Islanda, Australia, Colombia e Cuba: un lungo viaggio per immagini durato tutta la vita.
Un archivio che racconta il mondo: tra viaggio e arte
Negli anni Gotti ha costruito un archivio vastissimo, quasi un atlante fotografico delle culture e dei paesaggi del pianeta. I soggetti ritratti – dall’umanità locale agli ambienti naturali, dal paesaggio urbano a quello rurale – raccontano una molteplicità di interessi, ma sempre con un filo conduttore ben preciso.
Una parte importante del suo lavoro riguarda luoghi difficili da raggiungere. Tra questi la miniera d’oro di Obuasi, in Ghana, dove scattò immagini cariche di atmosfera e di testimonianze sociali. Tra il 1997 e il 2003, su incarico del Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana, ha documentato i cantieri della linea ferroviaria ad alta velocità Bologna-Firenze, un lavoro che mostra anche la sua attenzione verso realtà tecniche e industriali, inserite in un racconto visivo più ampio.
Ma Gotti non si limitava a registrare ciò che vedeva. La sua fotografia è frutto di una cura rigorosa per la composizione, la luce e il rapporto con i soggetti. I viaggi erano occasioni per osservare e interpretare, non solo per accumulare immagini. Da oltre trent’anni ha realizzato calendari tematici e video, offrendo un racconto variegato dei paesaggi e dei volti immortalati.
Mostre, premi e collaborazioni di prestigio
Nel corso della sua lunga carriera Gotti ha portato i suoi lavori in tante mostre personali e collettive in tutta Italia. Tra le sedi più importanti che hanno ospitato i suoi progetti ci sono l’Institut Français di Napoli, l’Aeroporto Guglielmo Marconi, il Teatro Duse e il Centro San Domenico di Bologna, oltre alla Galleria Minerva di Padova e alla Fondazione Marchesani di Venezia.
Le sue foto sono apparse anche su importanti riviste di settore, italiane e straniere, come Vogue, Elle, Il Fotografo, D di Repubblica, Il Giornale dell’Arte, L’Espresso e Panorama. Nel 2019 l’Università di Verona gli ha consegnato il Premio UVA come Senior Photographer, un riconoscimento importante per il valore di una carriera.
Garage Gallery, l’eredità di un progetto per la fotografia
Negli ultimi anni Gotti ha concentrato le sue energie su Garage Gallery, uno spazio a Bologna pensato non come una galleria tradizionale, ma come una piattaforma aperta e informale. L’idea era di creare un punto di accesso originale e inclusivo al suo archivio fotografico, un luogo dove pubblico, artisti e appassionati potessero incontrarsi per scoprire e discutere le immagini.
La mostra antologica prevista per il 28 ottobre avrebbe ripercorso più di cinquant’anni di lavoro, raccogliendo gli scatti più importanti di Gotti. La galleria doveva rappresentare un punto di arrivo e insieme di continuità, trasformando un archivio personale in uno spazio di relazione e confronto. Con la sua scomparsa, questo progetto resta un’eredità da portare avanti, simbolo di un’arte che nasce dal viaggio, dalla curiosità e dallo sguardo diretto sul mondo.
