Dodici lampadari d’artista brillano sotto gli archi delle Procuratie Vecchie, trasformando Piazza San Marco in una galleria a cielo aperto. Non si tratta di semplici luci: ogni lampadario, creato appositamente per Murano Illumina il Mondo, fonde l’antica maestria del vetro con un design contemporaneo, regalando a chi passa uno spettacolo che colpisce lo sguardo e l’anima. Queste opere, nate dalla mano di artigiani e artisti, non sono solo oggetti di decoro, ma raccontano storie e tradizioni secolari. Rimarranno lì, a illuminare la piazza, fino al novembre 2026, confermando ancora una volta la vitalità della vetreria veneziana.
Murano Illumina il Mondo: quando artigianato e innovazione si incontrano a Venezia
Murano Illumina il Mondo nasce per mettere insieme i maestri vetrai di Murano e creativi contemporanei, chiamati a reinterpretare uno dei simboli della produzione veneziana: il lampadario in vetro. L’iniziativa si svolge all’interno della decima edizione di The Venice Glass Week, l’evento dove storia, creatività e innovazione si intrecciano attorno al vetro di Murano. Quest’anno le dodici installazioni sono state pensate appositamente per essere collocate tra le arcate delle Procuratie Vecchie, trasformando la piazza in un percorso d’arte che parla con la sua stessa architettura, regalando nuovi spunti visivi e culturali.
Realizzare queste opere non è stato semplice: la tecnica dietro ogni lampadario nasce da una stretta collaborazione tra artisti, designer e maestri vetrai muranesi. Le dimensioni, il peso e la struttura sono studiati per rispettare l’equilibrio delicato degli spazi storici e garantire sicurezza. È un’arte che non si limita a mostrarsi, ma si fa parte integrante del luogo. A coordinare il lavoro tra le varie realtà è stato Matteo Silverio, che ha assicurato che ogni lampadario rispecchiasse qualità, tradizione e innovazione insieme.
I protagonisti e le loro creazioni: chi plasma la luce veneziana
Il progetto riunisce artisti e designer di spicco che lavorano con le storiche vetrerie di Murano. Tra loro spiccano nomi come Arthur Duff, Cerith Wyn Evans, la Norman Foster Foundation, Xavier Le Normand, AL_A, Felekşan Onar, Chiara Dynys, Pierre Charpin, Tristano di Robilant, Bethan Laura Wood, Richard Meitner ed Eros Raffael. Ognuno porta un linguaggio personale, mescolando tradizione e sperimentazione su vetro soffiato, incamiciato o inciso.
Arthur Duff, per esempio, presenta “Hand under hand”, composto da diciannove lastre di vetro sovrapposte che raffigurano mani aperte. Un’immagine che vuole raccontare il passaggio di saperi artigianali di generazione in generazione, il legame umano con le tecniche che da secoli definiscono Murano.
Cerith Wyn Evans si ispira ai lampadari Rezzonico a forma di nave con “G=A=R=L=A=N=D ”, unendo vetro e neon fluorescenti che ricordano ideogrammi giapponesi. Stelle e onde si intrecciano con la storia veneziana, ampliando il concetto di funzione ed estetica del lampadario.
La Norman Foster Foundation propone “Venetian Chandelier”, con bracci dalle forme organiche che finiscono in soffiate luminose, esaltando non solo la bellezza ma anche la struttura del vetro. Un’opera elegante che parla il linguaggio della tradizione e del design contemporaneo.
Stagioni di vetro e luce: simboli veneziani in chiave moderna
Le installazioni omaggiano Venezia con riferimenti chiari alla città, ma esplorano anche strade nuove. “Ripple” di AL_A si ispira al movimento dell’acqua con un disco di vetro colato attraversato da nervature concentriche, interrotte da due elementi curvi che spezzano la simmetria.
In “Passaggi” di Felekşan Onar, i ponti veneziani diventano protagonisti, sospesi a una struttura arcuata. Non sono solo oggetti, ma rappresentano il legame tra comunità e spazi, un tema centrale nella vita urbana di Venezia.
Chiara Dynys propone forme avvolgenti, simili a bozzoli con ali di vetro colorato illuminate dall’interno, simboli di protezione e rinascita. Xavier Le Normand porta avanti la sua serie “Cities” con torri e colonne di basalto reinterpretate in vetro soffiato e supporti 3D.
Pierre Charpin rompe con la forma classica del lampadario in “Tubi or not tubi”: una struttura metallica a tre livelli ospita tubi di vetro soffiato colorato, stravolgendo l’idea tradizionale della sospensione luminosa.
Bethan Laura Wood si ispira al tamburo giapponese Taiko, mescolando tecniche muranesi come murrine, filigrana e reticello con forme geometriche che dialogano con la storia millenaria di Murano.
Tra spiritualità e tecnologia: il vetro tra simboli e luce innovativa
Il percorso si chiude con opere che uniscono spiritualità e tecnologia. “PAX eT BONUM” di Tristano di Robilant nasce dal saio francescano, con corde e nodi che simboleggiano pace e bene. Un segno di valori profondi che prende forma nel vetro trasparente.
Richard Meitner, con “ANYTHINK”, usa vetro opalino bianco soffiato e un sistema LED programmabile, dando vita a una luce che cambia e interagisce, unendo intelligenza luminosa e materia tradizionale.
Infine, “Halo” di Eros Raffael crea una forma luminosa in vetro e metallo che mette in dialogo la solidità del materiale con l’effimero della luce. Un equilibrio che rappresenta il futuro dell’arte vetraria tra tecnologia e artigianato.
Le dodici installazioni di Murano Illumina il Mondo sono più di semplici lampadari: sono pagine vive di una storia che continua a scriversi con mani esperte e menti creative, proprio nel cuore di Venezia.
