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Litofonie di Amalia Del Ponte: le sculture sonore in mostra all’Oratorio di San Lupo a Bergamo

Redazione 12 Ottobre 2026

Nel silenzio antico dell’Oratorio di San Lupo, a Bergamo, si accende un’esperienza fuori dal comune. La Fondazione Piero Cattaneo trasforma questo spazio carico di storia in un palcoscenico dove la scultura non sta ferma: vibra, parla, risuona. “Litofonie” celebra Amalia Del Ponte, artista che ha sfidato ogni confine tra forma e suono. Qui, la materia si fa voce, la luce danza con le onde acustiche. Un invito a immergersi, a sentire con le mani e a vedere con le orecchie.

Litofonie: un invito a toccare e ascoltare le pietre sonore

Litofonie non è una semplice esposizione da guardare, ma un’esperienza da vivere con tutti i sensi. Curata da Marcella Cattaneo, Nicol Longoni Del Ponte e Roberto Pini, e inserita nel progetto Officine della Scultura, la mostra propone un rapporto diretto tra visitatori e opere. Il pubblico è chiamato a toccare le superfici di travertino rosa del Pakistan, protagoniste di Potnia, e le lastre di Serpentino d’Italia che animano Acqua nell’acqua. Non è un caso: queste pietre sono “sonore”, trasformano il contatto in suono, aprendo una dimensione multisensoriale.

Nella parte sotterranea, Musica in gocce si compone di 28 elementi in marmo verde della Turchia, disposti nello spazio per suggerire un movimento fluido. Camminare tra queste forme significa entrare in un sistema vivo, dove le vibrazioni si diffondono nell’ambiente. L’obiettivo è abbattere la distanza tra spettatore e opera, mescolando la vista, il tatto e l’udito, per far emergere sensazioni nuove.

Suoni e performance: l’apertura che unisce arte e scienze sociali

L’inaugurazione della mostra ha avuto un’impronta performativa che ha svelato il senso profondo del progetto. Il percussionista Elio Marchesini insieme a Nicol Longoni Del Ponte, figlia dell’artista, hanno animato due “azioni acustiche” in cui le opere esposte si sono trasformate in strumenti musicali. Non solo suoni, ma un’esperienza condivisa con il pubblico, raccolto nelle gallerie superiori dell’Oratorio, i matronei.

Il luogo ha un valore simbolico forte. L’Oratorio di San Lupo, ex cimitero parrocchiale e ora parte del Museo Diocesano Bernareggi, ha fatto da cornice a un dialogo tra passato e presente, tra scultura e suono, arte e scienze sociali. La mostra si propone così come un ponte tra discipline diverse — psicologia, antropologia, arte — offrendo uno sguardo nuovo sull’esperienza sensoriale e culturale.

Amalia Del Ponte: la pioniera che ha unito forma e tecnologia

Amalia Del Ponte è stata una figura di spicco nell’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta, sempre alla ricerca di nuove strade che unissero scultura, suono e scienza. Dopo il diploma al liceo artistico, ha studiato scultura all’Accademia di Brera tra il 1956 e il 1961, formandosi con maestri come Marino Marini e affiancando colleghi come Gianni Colombo.

Tra i suoi lavori più noti ci sono le sculture in plexiglas degli anni Sessanta, chiamate Tropi, oggetti di estrema semplicità geometrica ispirati alla nuova estetica industriale. Il successo arrivò nel 1973 alla Biennale di San Paolo, dove vinse il Primo Premio per la scultura con “Area percettiva”. La sua carriera proseguì con inviti importanti, come le Biennali di Venezia del 1986 e del 1995, quando presentò i Litofoni, opere che mescolano forme geometriche, vibrazioni sonore, colori e scale musicali, segnando una tappa fondamentale della sua ricerca.

Tra arte e scienza: installazioni e design nel percorso di Del Ponte

La ricerca di Del Ponte ha sempre camminato sul confine tra arte e scienza, interessandosi a ciò che sfugge ai sensi ordinari. Un esempio emblematico è “Regno dei possibili, invisibili”, una serie di videoinstallazioni realizzate nel 2010 sull’Isola della Certosa, nella laguna di Venezia. Qui, attraverso tecnologia e sensibilità artistica, ha indagato dimensioni nascoste della realtà, ampliando il ruolo dell’arte come strumento di conoscenza.

Parallelamente, Del Ponte ha lavorato anche nel design. Tra il 1965 e il 1967 ha progettato spazi innovativi come il negozio Gulp! a Milano e ha collaborato con Elio Fiorucci per il primo punto vendita Fiorucci in Galleria Passarella. Questi progetti hanno mostrato la sua capacità di unire materiali, forme e funzioni, portando l’arte nella vita di tutti i giorni.

Un’eredità che resta: il riconoscimento di un’artista fuori dal comune

Negli ultimi anni, Amalia Del Ponte ha ricevuto sempre più attenzione dalle istituzioni. Nel 2017 le sono state dedicate mostre al Museo del Novecento e al Museo Studio Francesco Messina di Milano, occasioni che hanno rimarcato il valore della sua ricerca. Nel 2023 ha ricevuto un premio alla carriera alla Florence Biennale, un riconoscimento al peso delle sue innovazioni nel panorama artistico.

La sua scomparsa, a Milano il 16 agosto 2025, chiude un capitolo importante, ma lascia un’eredità preziosa. La mostra Litofonie a Bergamo conferma come la sua poetica resti viva, capace di interrogare il senso stesso della percezione e il rapporto tra uomo e materia.

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