Entrando a Villa Hélène, a Roma, si avverte subito che non si tratta di una semplice mostra. Il corpo, qui, si fa racconto vivo, intreccio di storie che sfidano le convenzioni. Sessanta opere di quarantadue artiste si confrontano con modelli antichi, li smontano e li ricostruiscono. Non sono statue immobili, ma corpi in metamorfosi, abitati da memorie e rivolte. “Il Corpo Come Dimora” pulsa tra passato e presente, e fino al 22 novembre 2026 invita a riscrivere la nostra idea di femminilità e identità.
Villa Hélène: quando la perfezione neoclassica incontra la sfida contemporanea
Casa Andersen non è solo un contenitore d’arte, ma la materializzazione di un’idea nata all’inizio del Novecento. Hendrik Christian Andersen immaginò questa villa come il cuore della sua Città Ideale, un luogo dove l’armonia classica si rifletteva in ogni dettaglio, soprattutto nel corpo umano, ritenuto misura perfetta e immutabile. Oggi, nel 2024, quello stesso spazio si fa teatro per corpi che mettono in discussione quel dogma. Le opere delle artiste di oggi irrompono, spezzano la simmetria e il rigore pensati da Andersen.
L’allestimento si sviluppa su più piani: dal piano terra ai luminosi ambienti del primo piano, fino all’imponente sala del secondo. Ogni ambiente diventa un interlocutore per il visitatore, invitato a un’esperienza non solo visiva ma anche sensoriale. Qui l’architettura dialoga con le opere, creando una frattura fertile: il corpo si moltiplica in forme diverse, in continua trasformazione, attraversato da contraddizioni.
Tra fragilità e forza: esperienze di corpi e memorie
Al primo piano prende forma un racconto che è insieme personale e collettivo, dove corpi, materiali e storie si intrecciano con intensità. La scultura di Claudia Virginia Vitari offre un volto in vetro: è Umaru, un uomo migrante, ritratto attraverso le sue parole e interviste. La trasparenza lascia filtrare le conversazioni, restituendo uno sguardo umano che supera barriere culturali e fisiche.
Accanto, gli autoritratti frammentati di Annegret Soltau mostrano il corpo nell’automodificazione, mentre la tela di Catherine Long vibra di movimento e narrazione, raccontando un corpo fatto di gesti e storie. Qui le tecniche artigianali e i materiali si trasformano in linguaggi diversi, ma accomunati da una stessa consapevolezza: quella di una fragilità profonda, che riguarda la psiche, le relazioni, il tempo.
Questa parte della mostra mette a nudo la vulnerabilità insita nel vivere un corpo che non è mai solo sé stesso, ma sempre un intreccio di forze e memorie in continua evoluzione.
Corpi assenti ma vivi: l’arte che custodisce memoria e quotidianità
Le opere più intime dialogano con gli spazi domestici di Casa Andersen e raccontano corpi che si manifestano attraverso assenze e tracce. Silvia Iorio presenta un vaso con fiori incompleti, abbandonati su un tavolo. Il corpo non c’è, ma si sente la sua presenza: un’impronta lasciata dal tempo, da una cura che si è interrotta. L’opera cattura quell’attimo sospeso della vita quotidiana, quando l’attenzione si sposta e rimane solo un senso di mancanza.
Valentina De’Mathà, invece, porta un archivio di memorie corporee: coperte tradizionali abruzzesi, con le loro trame piegate e sovrapposte, diventano simbolo di calore familiare e protezione. Le trecce adagiate in modo disordinato richiamano il sogno dell’artista: un ritorno alle radici materne e fisiche, alla camera da letto della terra natale. Queste opere traducono in tessuto emozioni personali e collettive, raccontando i corpi che le hanno abitate.
Omaggio alle pioniere: la scala che celebra l’arte femminile
La scala che porta dal primo al secondo piano è dedicata alle grandi protagoniste dell’arte contemporanea, donne che hanno aperto strade importanti. Nomi come Rosemarie Castoro, Leonor Fini, Meret Oppenheim, Carol Rama, Gina Pane e Marlene Dumas custodiscono un’eredità forte.
Le loro opere, collocate in questo spazio di passaggio, chiedono di essere attraversate e ricordate come porte verso nuove possibilità. Un omaggio alla forza delle donne che hanno sfidato ruoli e convenzioni, creando spazi di libertà e espressione. Sono figure che hanno tracciato ponti fondamentali per le artiste di oggi, costruendo nuove narrazioni per corpi in trasformazione.
Corpi in equilibrio tra tradizione e cambiamento: una mostra che fa riflettere
Le opere di Casa Andersen non cristallizzano il corpo in forme monumentali o ideali statici. Al contrario, sono testimonianze di realtà fluide, dove biologico, sociale, psicologico e politico si intrecciano. Questi corpi portano una consapevolezza chiara: l’unica cosa immutabile è il cambiamento.
Il confronto tra la perfezione architettonica e il mutamento continuo delle opere crea una tensione che parla al nostro tempo. Il dialogo tra la dimora neoclassica e le voci contemporanee apre nuove letture e invita a pensare a come i corpi, nella loro pluralità, possano abitare spazi e tempi diversi, rinnovando il senso di bellezza e identità. Villa Hélène diventa così un crocevia di energie che uniscono passato e presente attraverso il linguaggio universale dell’arte.
