Varcare la soglia della Wilmotte Foundation, lungo la Fondamenta dell’Abbazia a Venezia, è come entrare in un altro mondo. Qui, lontano dal rumore e dal flusso continuo di turisti, Kan Yasuda dà vita a “Isole del Silenzio”. Sculture di marmo, dalle forme morbide e avvolgenti, emergono in un giardino minerale immerso nella penombra. Non sono semplici opere da ammirare: invitano a fermarsi, a toccare, a sedersi. A lasciarsi avvolgere dal silenzio, quello vero, che qui sembra sospeso nel tempo. Un’esperienza che scuote i sensi e la mente, in uno spazio dove il rumore del mondo si dissolve.
Marmo e silenzio: un giardino di forme sospese
Al centro della mostra c’è “Beyond Form”, un video che svela il processo di lavorazione del marmo. Poi, dieci sculture prendono forma, frutto del lavoro di Kan Yasuda, che mette in mostra la doppia natura del materiale: solido e levigato, ma anche vibrante nei suoi vuoti e nelle cavità. Le opere sembrano un arcipelago di isole sospese, separate ma collegate da un dialogo silenzioso. La luce si rifrange su ogni superficie in modo diverso, offrendo al visitatore continui cambi di prospettiva. Alcune forme invitano a sedersi, a lasciarsi accarezzare dalla freschezza del marmo, creando un contatto diretto, quasi tattile.
La calma che si respira nasce dal gioco tra “pieno e vuoto”, materia e spazio, che cattura lo sguardo e rallenta il battito. Yasuda indaga la “non-materia” come tema, dando vita a un luogo sospeso dove corpo e mente trovano riposo, quasi fuori dal tempo. Qui il marmo, tradizionalmente noto per la sua durezza, diventa simbolo di morbidezza e quiete interiore. Le sculture non sono solo oggetti da ammirare, ma presenze da sentire, da abitare.
Toccare il silenzio: il pubblico entra in scena
Una delle caratteristiche più originali di “Isole del Silenzio” è la possibilità per chi visita di interagire con le opere: sedersi, sdraiarsi, appoggiare la pelle sul marmo fresco. In estate, questo contatto diventa un sollievo dal caldo e un momento di quiete interiore. Un rapporto diretto e immediato con la materia, che dà alla mostra una dimensione nuova, fatta di sensi più che di sguardo.
I visitatori si avvicinano alle sculture in modi diversi: alcuni le abbracciano, altri si sdraiano sulle superfici levigate, altri ancora appoggiano l’orecchio al marmo, come per captare suoni lontani. Così l’esperienza diventa personale, sospesa tra presente e memoria. L’invito è chiaro: ognuno può vivere la mostra a modo proprio, entrando in contatto con un mondo interiore trasformato da quel silenzio palpabile.
Tra Giappone e Italia: il dialogo nelle opere di Kan Yasuda
Kan Yasuda, scultore giapponese che vive in Italia, ha raccontato dalla sua Tokyo del 2026 il senso profondo di “Isole del Silenzio”. Esporre a Venezia, soprattutto in un contesto come la Biennale, è sempre un momento ricco di energia. Yasuda spiega come la sua mostra offra uno spazio raccolto, lontano dal rumore, capace di mettere in dialogo la tradizione artistica giapponese con la materia italiana.
Le sue sculture riflettono un’estetica essenziale e un valore del silenzio profondamente radicati nella cultura giapponese, legata alla contemplazione e alla “non-materia”. La semplicità delle forme e la loro bellezza incarnano valori tradizionali orientali, rivisitati attraverso il linguaggio del marmo. Dall’altra parte, l’elemento italiano emerge chiaro nella scelta del marmo e nella tecnica, che unisce maestria artigianale e sensibilità contemporanea.
Yasuda definisce le sue opere “emersioni della Terra” che non si spiegano con la ragione, ma vanno vissute con i sensi. Ogni visitatore può avvicinarsi come vuole: chi cerca conforto, chi riflessione o un legame profondo con la materia. Così, “Isole del Silenzio” diventa un punto di incontro tra culture e sensibilità, sospeso tra tradizione e innovazione, tra materia e spirito.
