Varcare la soglia di Ca’ Pesaro a Venezia è come entrare in un archivio sospeso nel tempo, ma non aspettatevi antichità ordinatamente esposte. Qui, un busto di Isocrate convive con una vecchia fotocopiatrice, un pezzo di marmo si mescola a una scheda di memoria, e persino il corpo di un insetto trova spazio tra gli oggetti. Nicolás Lamas, artista peruviano, ha creato con la sua mostra Corpus Serialis un luogo dove il confine tra natura e tecnologia, passato e presente si dissolve. Il presente diventa già un futuro reperto, un intreccio vivo di memorie biologiche, culturali e tecnologiche che raccontano insieme una storia nuova.
Una collezione trasversale: memoria artificiale e tracce di natura a confronto
Lamas mette insieme materiali diversi per costruire una specie di archeologia del presente molto particolare. Carta, marmo, gesso, plastica, silicio, ossa e organismi morti si trovano fianco a fianco in un catalogo senza categorie fisse. Questa miscellanea spinge a riflettere sulla fragilità e il cambiamento continuo della memoria. Un busto in gesso del filosofo greco Isocrate sta accanto alla carcassa di una fotocopiatrice Xerox ormai fuori uso. Entrambi parlano di trasmissione del sapere attraverso la copia: il busto richiama la storia antica, la fotocopiatrice la meccanica industriale moderna. Il confronto, anche un po’ ironico per la differenza di peso e funzione, mostra come tecnologia e tradizione convivano in un tempo che va oltre l’efficienza e l’uso immediato degli oggetti.
Particolare attenzione merita l’opera The Agony of the Past, dove blocchi di marmo Portoro schiacciano e nascondono un libro. La forza materiale del marmo, pietra antica, comprime la carta impedendo la lettura. Qui la conoscenza non sparisce, ma diventa inaccessibile. È un invito a pensare più a fondo cosa significhi conservare: non basta tenere intatto un oggetto o un testo, serve anche che resti comprensibile e significativo nel tempo. Lamas mette in dubbio l’accumulo fine a sé stesso, chiedendosi se un oggetto conservato sia ancora un veicolo di sapere.
Quando scomparire non vuol dire sparire: il presente che diventa reperto
Lamas sposta lo sguardo sull’obsolescenza e sulla scomparsa. Gli oggetti, anche quando sono rotti, inutilizzabili o hanno perso il loro senso originario, continuano a esistere in forme che sfuggono a una definizione semplice di “funzione”. La fine non è nella sparizione, ma nella trasformazione del valore e del significato di ciò che resta. È un cambio di prospettiva rispetto al modo tradizionale di vedere tempo e storia come lineari: qui il presente crea continuamente reperti, senza bisogno di scavare nel passato.
Il digitale, spesso considerato immateriale, entra forte in questo discorso. Lamas mostra che dietro ai dati e alle immagini sullo schermo ci sono sempre silicio, metalli e terre rare estratte e consumate. Questa materia prima del digitale si deteriora e diventa obsoleta come i materiali tradizionali. La tecnologia è destinata a tornare alla materia da cui nasce, chiudendo così un ciclo di trasformazioni e decadimenti.
Tra musei naturalistici e laboratori industriali: un archivio dell’impossibile
L’installazione finale della mostra, Pulses of Extinction, riassume questo cortocircuito tra materia e tempo. In grandi teche refrigerate, che sembrano banchi frigoriferi industriali o antiche vetrine da museo naturalistico, si trovano oggetti di ogni tipo: forme in argilla, pietre, frammenti industriali, strumenti musicali fatti con ossa. Non è chiaro cosa siano davvero, né come classificarli: reperti archeologici, resti biologici, manufatti o opere d’arte? Lamas lascia aperto questo dubbio, sottolineando che gli oggetti sono fatti concreti, esistono nei loro limiti fisici prima di essere catalogati e interpretati.
Questa scelta mette in luce un fenomeno attuale: l’esperienza sensoriale e materiale degli oggetti spesso viene prima della razionalizzazione e della catalogazione. Così il visitatore si trova davanti a un archivio dove passato, presente e futuro si mescolano senza risposte definitive. Ca’ Pesaro ospita quindi un dialogo tra epoche e materia, ricordandoci che ogni nostro gesto, ogni oggetto e perfino ogni essere vivente potrebbe diventare un reperto insolito del domani.
