Nel cuore di Cavalese, una pala d’altare barocca riscoperta di recente si trasforma in chiave contemporanea. È l’innesco di Festina lente, la mostra personale di Jacopo Dimastrogiovanni che apre le porte del Museo d’Arte Contemporanea tra dicembre 2026 e aprile 2027. Le sue opere, tra cui le serie Iniuria, Humanitas e Mirror, dialogano con il passato e sondano le tensioni dell’identità moderna. Con la cura di Elsa Barbieri, il percorso non si limita a rievocare memorie locali: le rielabora, le mescola, le spinge a riflettere su ciò che siamo oggi. Antico e presente si intrecciano, dando vita a un racconto vivo e inquieto.
Festina lente: memoria e identità in movimento
Il titolo della mostra, Festina lente — «affrettati lentamente» — è un’espressione latina usata da Augusto e ripresa nel Rinascimento, che suggerisce un equilibrio tra velocità e riflessione. Qui diventa la metafora del metodo di Dimastrogiovanni, che smonta immagini classiche, sparpaglia frammenti barocchi e li ricompone in lavori dove passato e presente convivono. Un approccio che racconta una cultura mai statica. Come spiega Elsa Barbieri, la mostra vuole essere un’occasione per ricordare che memoria e identità sono sempre in divenire, da rinnovare continuamente per non cadere nell’oblio.
L’artista si muove da raccoglitore di frammenti e ricordi, riprendendo posture e dettagli barocchi per raccontare storie contemporanee. Un dialogo che parte dal patrimonio locale per toccare temi universali. La sua arte si inserisce come un pezzo di un puzzle più grande, unendo elementi che attraversano tempo e spazio per raccontare fragilità, sguardi e relazioni umane.
La figura umana tra fragilità e sguardi incrociati
Al centro della mostra c’è la figura umana, ritratta nei suoi corpi e volti come strumento per esplorare emozioni e rapporti sociali. Le serie Iniuria, Humanitas e Mirror si concentrano su due concetti chiave: lo sguardo e la cura. Lo sguardo riguarda sia chi osserva sia chi viene guardato. Spesso nei lavori di Dimastrogiovanni il volto tradisce ansie, fragilità, una condizione sospesa tra visibilità e invisibilità. La cura, invece, si fa risposta, un modo per restituire dignità a chi rischia di scomparire ai margini.
Non mancano i riferimenti allo scrittore Pajtim Statovci, che vede la morte come «invisibilità». L’artista prende spunto da questa idea per affrontare con delicatezza ma senza esitazioni la memoria individuale e collettiva. Le figure appaiono spesso bloccate in pose senza tempo, sospese tra radici storiche e un presente incerto, a sottolineare il conflitto tra identità personale e isolamento sociale.
Attraverso queste opere emerge un linguaggio che dà voce a una solitudine condivisa, mostrando però anche una disponibilità alla cura attraverso il ritratto e la rappresentazione. Il progetto mette così in luce le tensioni del nostro tempo, senza rinunciare al dialogo con la tradizione pittorica che resta base e tema.
Ad lucem: il confronto tra antico e nuovo nella pala di Pietro Ricchi
Il percorso culmina in una sala dedicata all’installazione Ad lucem, che porta al massimo il dialogo tra passato e presente. Qui Dimastrogiovanni prende spunto da una pala d’altare attribuita a Pietro Ricchi, pittore seicentesco riscoperto di recente a Cavalese nella Cappella del Cimitero Monumentale. Un’opera rimasta a lungo nascosta, che torna a nuova vita attraverso una trasformazione contemporanea.
L’artista rielabora il dipinto originale trasformandolo in un polittico formato da cerchi di diverse dimensioni, rompendo con le tradizionali cornici rettangolari e offrendo una lettura spaziale nuova. Intorno a Ad lucem trovano posto altri dipinti delle serie Iniuria e Mirror. Le figure, rivolte frontalmente o di profilo, sembrano fissare la nuova opera, come una collettività che osserva e dialoga con la storia.
Questa installazione è il cuore pulsante della mostra, il punto d’incontro tra la rilettura personale dell’artista e le radici del territorio trentino nella pittura barocca. Un progetto che porta alla luce un passato locale per farne origine di nuovi significati e spazi creativi.
Wunderkammer e supporti inediti: un’esposizione che sorprende
Accanto alla pittura, la mostra propone una wunderkammer, una sorta di cabinet delle curiosità che raccoglie oggetti, frammenti e materiali collezionati da Dimastrogiovanni. Questa sezione apre una finestra sul mondo visivo e materiale dell’artista, mettendo in scena memorie concrete legate al suo lavoro.
Non mancano poi opere realizzate su cartoni del vino provenienti dall’enoteca storica trentina Grado 12. Qui Dimastrogiovanni lascia da parte le tele tradizionali per usare supporti già segnati da scritte e disegni legati alla loro storia. Pur mantenendo tecniche pittoriche, il dialogo con materiali di uso comune amplia la riflessione sui confini tra arte e realtà.
Questi elementi insieme mostrano la versatilità di Dimastrogiovanni, che non si limita a una sola tecnica o tema, ma esplora materiali e memorie in modo fluido e ricco di rimandi.
Jacopo Dimastrogiovanni: un percorso tra diritto e pittura
Nato a Livorno nel 1981, Dimastrogiovanni ha un percorso fuori dall’ordinario che unisce formazione giuridica e arti visive. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Trento nel 2006, si diploma poi all’Accademia di Belle Arti G.B. Cignaroli di Verona, dove affina il suo linguaggio artistico fino al 2011.
Dal 2007 lavora con gallerie in Italia e all’estero, conquistando spazio nel panorama contemporaneo. Tra le sue personali spiccano Dialogo a Dublino nel 2012 e Iniuria in Piemonte nel 2020, a conferma del suo interesse per il confronto tra tradizione e attualità. Ha partecipato a eventi importanti come la Biennale di Venezia nel 2011, il MART di Rovereto nel 2013 e mostre internazionali a La Valletta nel 2015.
I premi ottenuti, tra cui la Residenza Artkeys nel 2019 e il secondo posto all’Exibart Prize EP6 nel 2026, testimoniano l’attenzione crescente verso il suo lavoro. Parallelamente, insegna pittura e disegno a Trento dal 2014, formando nuove generazioni di artisti.
Il suo percorso è un dialogo continuo tra passato e presente, tra memoria storica e frammenti del vissuto contemporaneo. A Cavalese trova il luogo ideale per sviluppare e mostrare questa ricerca complessa.
