Sant’Arcangelo Trimonte conta poco più di 400 abitanti, un numero che a prima vista parla di un borgo qualunque. Eppure, questo piccolo paese nel cuore del Beneventano ha deciso di rompere gli schemi. Nasce così Monte Male, un progetto che non si limita a esporre opere d’arte contemporanea, ma trasforma il territorio in un laboratorio vivo, dove la tradizione incontra la sperimentazione. Qui, le storie di ieri si intrecciano con linguaggi nuovi, dando vita a eventi aperti e momenti di partecipazione che promettono di diventare parte integrante della comunità.
Monte Male 2026: arte, storia e paesaggio in un esperimento culturale che guarda avanti
Il nome Monte Male richiama l’antica denominazione del borgo, situato vicino a Forum Novum, uno dei principali insediamenti romani della Campania lungo la Via Traiana. Il progetto si radica proprio in queste tracce archeologiche, visibili ancora oggi tra necropoli e strade antiche: segni di millenni di storia e passaggi umani. Monte Male prova a leggere insieme il passato e il presente, osservando come le tracce della vita moderna — dalle vecchie costruzioni abbandonate alle infrastrutture industriali, fino alla discarica — disegnino una nuova stratificazione del territorio.
Questa stratificazione, definita «stratigrafia dell’Antropocene», diventa la chiave per capire il rapporto tra natura e intervento umano, passato e presente. Monte Male non è una mostra tradizionale: è un laboratorio diffuso, uno spazio aperto e in continua evoluzione. Si concentra su temi come il post-umano, cioè il rapporto tra elementi biologici e artificiali, e la convivenza di tempi diversi nel paesaggio contemporaneo: archeologia, memorie collettive e cambiamenti ambientali.
Residenza artistica e fusione dell’alluminio: quando l’arte incontra il territorio
La stagione 2026 è iniziata con una residenza che ha coinvolto venticinque artisti italiani e stranieri, con esperienze e linguaggi diversi. Tra loro Laura Bauyard, Nicola Ghirardelli, Emma Pidré e molti altri, tutti impegnati a creare opere site specific. La residenza, chiamata Brillano nella notte, si è svolta dal 20 al 28 agosto e si è concentrata su lavori plastici e sperimentali.
Al centro del progetto c’è stato il montaggio di un forno per la fusione dell’alluminio direttamente sul posto. Questo strumento ha permesso agli artisti di lavorare in diretta con il territorio, producendo sculture e installazioni in dialogo con l’ambiente. Il forno non è solo uno strumento, ma il primo passo per creare un laboratorio permanente, dove in futuro si potranno aggiungere altre tecniche, come la terracotta o la pittura. L’obiettivo è lasciare un segno duraturo e offrire agli artisti uno spazio concreto per sperimentare, trasformando Sant’Arcangelo in un vero e proprio polo creativo.
Due giorni di apertura: arte e comunità si incontrano a Sant’Arcangelo
Il 29 e 30 agosto il borgo ha ospitato un weekend di eventi che hanno mostrato i risultati della residenza e coinvolto sia la comunità locale sia i visitatori. La mattina del 29 è stata dedicata alla restituzione pubblica di Brillano nella notte, mentre nel pomeriggio si sono susseguiti workshop e performance, tra cui quelle di Elisa Schiavina e Ambra Viviani.
Le presentazioni hanno abbracciato diverse forme artistiche, dalla performance agli interventi installativi, fino alla performance serale di Uneu. Questo mix ha messo in luce la varietà del progetto e la sua capacità di creare un dialogo diretto con il pubblico, animando spazi pubblici e angoli suggestivi del borgo.
Il 30 agosto è stata inaugurata una nuova opera pubblica, La Natività, firmata da Emanuele Resce. La scultura nasce dalla fusione di elementi naturali, come la pietra locale, con parti meccaniche: un mezzo di scavo è diventato un totem che unisce memoria religiosa e archeologia con la realtà produttiva di oggi. Un modo originale per rileggere il territorio attraverso materiali e forme insolite.
Monte Male, un progetto per il futuro: arte, territorio e cambiamenti sociali
Monte Male non vuole essere solo un evento artistico annuale. L’idea è più grande. Il progetto punta a diventare un centro di ricerca di livello internazionale, capace di attirare creativi e studiosi in un’area che affronta la doppia sfida dello spopolamento e della tutela del patrimonio archeologico. Il borgo non è solo sfondo, ma parte attiva del processo creativo.
Tra laboratori, workshop e indagini sonore negli edifici storici abbandonati, Monte Male si propone come uno spazio vivo, dove l’arte diventa tempo, materia e memoria. La ricerca artistica si intreccia con i cambiamenti ambientali e sociali di un territorio reale e complesso. Qui l’arte non si esaurisce nell’opera finita, ma si nutre di tutto ciò che fa parte del contesto umano e naturale in cui nasce.
