Al Victoria and Albert Museum di Londra, il personale ha deciso di incrociare le braccia il 4 e 5 settembre 2026. Dietro questa scelta, mesi di trattative serrate con la direzione, rimaste però bloccate su punti fondamentali: salari, sicurezza e diritti sul lavoro. Non si tratta solo di una protesta simbolica, ma di una vera e propria battaglia che arriva proprio mentre il museo sta espandendo la sua presenza verso est, aprendo nuove sedi e spazi culturali. La tensione è palpabile, e la città si prepara a due giorni di sciopero che potrebbero scuotere uno dei più importanti poli culturali londinesi.
Sciopero e azioni sindacali: quando e dove si fermeranno i lavoratori
I dipendenti iscritti ai sindacati PCS e Prospect incroceranno le braccia per due giorni di fila nelle sedi V&A East Storehouse, V&A East Museum e Young V&A. Sono gli spazi, vecchi e nuovi, più frequentati a Londra, dove la tensione è più alta. Nel frattempo, negli altri siti londinesi, inclusa la storica sede di South Kensington, i lavoratori PCS adotteranno forme di protesta alternative: niente straordinari, rispetto rigoroso delle mansioni contrattuali e rifiuto di collaborazioni extra. Queste iniziative hanno raccolto un largo consenso: il 95,39% ha votato per lo sciopero, mentre il 97,86% ha dato il via libera alle altre azioni. Il voto, aperto dal 23 luglio al 20 agosto, ha coinvolto tutte le sedi londinesi del museo.
Salari e sicurezza: le richieste al centro del confronto
Al centro della battaglia ci sono richieste ben precise. La questione salariale è quella più calda. Il sindacato PCS chiede alla direzione di rivedere l’offerta, soprattutto per le categorie professionali di Band 6 e superiori. Tra le richieste c’è anche il riconoscimento ufficiale del museo come datore di lavoro aderente al Real Living Wage, cioè un salario calcolato in base al reale costo della vita. Si chiede inoltre un aumento della paga per i giorni festivi , con una maggiorazione al 150% rispetto alla paga normale.
Ma non è solo una questione di soldi. La sicurezza sul posto di lavoro è un tema urgente. I sindacati propongono una politica uniforme per tutte le sedi che preveda la chiusura degli spazi aperti al pubblico quando la temperatura supera i 30 gradi. Inoltre, chiedono misure specifiche per chi lavora in ambienti non accessibili al pubblico, come le aree di conservazione. Tra le altre rivendicazioni, c’è il permesso per gli addetti del V&A East Storehouse di bere e portare acqua durante il turno. Infine, si pretende l’organizzazione di incontri regolari e strutturati tra sindacati e vertici del museo.
Prospect alza la voce: le richieste del secondo sindacato
Anche Prospect ha avviato una vertenza parallela, con richieste simili ma distinte. Chiede un aumento minimo del 4% per chi guadagna più del Living Wage, il riconoscimento ufficiale del V&A come datore di lavoro _“London Living Wage”_ entro un anno e una maggiorazione per le festività lavorate. Prospect punta anche a migliorare la qualità dell’offerta alimentare nelle sedi di V&A East, un tema su cui tiene molto per il benessere dei dipendenti.
V&A East Storehouse sotto la lente: i problemi sul campo
Uno dei nodi più caldi riguarda il V&A East Storehouse di Stratford, aperto nel maggio 2025. È una delle strutture più innovative del museo, con accesso diretto del pubblico a grandi collezioni e servizi come _“Order an Object”_ per vedere opere conservate nelle riserve.
Chi ci lavora si occupa della gestione e movimentazione di queste opere, ma il lavoro è stato criticato per i ritmi serrati e le difficoltà pratiche. Prospect aveva già aperto una vertenza a parte, segnalando problemi come l’impossibilità per i dipendenti di usare regolarmente i servizi igienici o di fare pause adeguate per bere durante il turno. Era stata sollevata anche la questione della pausa pranzo non retribuita, nonostante le mansioni richiedano lunghe ore in piedi, contatto con il pubblico e movimentazione di oggetti delicati.
Il voto sulla protesta ha visto il 100% dei lavoratori coinvolti aderire allo sciopero, con un’affluenza dell’88%. A fine luglio Prospect aveva chiesto due pause retribuite al giorno per garantire l’accesso ai servizi e l’idratazione. Da questa battaglia è arrivata una prima vittoria: il 25 agosto il museo ha annunciato che concederà le pause retribuite agli addetti alle collezioni del Storehouse, risolvendo così almeno in parte il problema.
Caldo e idratazione: resta la tensione sul posto di lavoro
La gestione delle alte temperature continua però a provocare malumori. Nell’estate 2026 i sindacati hanno denunciato che alcuni dipendenti, soprattutto quelli che lavorano nelle aree di conservazione non aperte al pubblico, non hanno potuto idratarsi come necessario.
Il museo ha respinto queste accuse, ricordando che fontanelle d’acqua sono presenti a ogni piano e che i servizi igienici e le pause sono garantiti regolarmente. Ha spiegato che il divieto di introdurre cibo e bevande nelle sale di deposito serve a proteggere le opere. Però resta aperta la questione di una soglia chiara di temperatura — 30 gradi — oltre la quale gli spazi aperti al pubblico dovrebbero chiudere senza possibilità di deroghe. Durante le ondate di caldo il V&A ha infatti chiuso temporaneamente lo Young V&A per 11 giorni e aumentato pause e rotazioni del personale negli altri spazi, soprattutto a South Kensington.
La questione salari: offerte e critiche al museo
Sul fronte economico, la direzione sostiene che i salari rispettano almeno il London Living Wage, anche se non è ancora un datore di lavoro ufficialmente certificato. Il problema si complica per il personale impiegato tramite agenzie esterne, che spesso percepisce condizioni peggiori.
In passato il museo ha proposto un aumento salariale medio del 3,6%, con incrementi sopra l’inflazione e un +6,9% per i livelli più bassi. Dopo l’annuncio dello sciopero, un portavoce ha ricordato che le trattative con i sindacati sono aperte dal febbraio 2026 e che l’offerta è stata “significativamente migliorata.”
I sindacati, però, ritengono l’offerta insufficiente. PCS e Prospect chiedono un coinvolgimento più diretto e deciso della dirigenza. Prospect in particolare critica l’assenza del direttore Tristram Hunt negli incontri di conciliazione guidati da Acas, l’ente indipendente che media tra le parti.
Sciopero e futuro: cosa si mette in gioco al V&A
I due giorni di sciopero coinvolgeranno direttamente il personale delle sedi V&A East Storehouse, V&A East Museum e Young V&A, mentre nella sede principale di South Kensington i lavoratori PCS parteciperanno ad altre forme di protesta.
Queste mobilitazioni mettono in luce uno scontro delicato tra la voglia di crescita e apertura culturale del museo e le reali condizioni in cui lavora il personale. Il conflitto punta a garantire salari giusti, sicurezza e rispetto per chi rende accessibile al pubblico un patrimonio artistico di valore mondiale. La protesta arriva proprio mentre il V&A amplia la sua presenza a est, con nuovi spazi e modi di fruire le collezioni mai visti prima. Il dialogo tra dirigenza e dipendenti continua, ma questo sciopero segna un punto importante nei rapporti di lavoro dentro il museo.
