Pontenure si prepara a celebrare un quarto di secolo di storie in miniatura. Dal 22 al 29 agosto, il Parco Raggio si trasforma in una vetrina internazionale per il cortometraggio, con 40 film provenienti da trenta paesi. Il Concorto Film Festival, giunto alla sua 25ª edizione, non è solo una rassegna: è un luogo dove il cinema breve riflette le contraddizioni e le trasformazioni del nostro tempo. Otto giorni intensi, tra proiezioni, dibattiti e musica, per dare voce a quelle narrazioni che, pur condensate in pochi minuti, sanno raccontare il mondo con potenza e sincerità.
Quaranta corti da 30 paesi: un mosaico di storie e stili
Per la XXV edizione, Concorto ha ricevuto più di 2.200 lavori da tutto il mondo. Tra questi ne sono stati scelti quaranta, di cui 22 firmati da registe, a sottolineare la crescente presenza femminile nel panorama internazionale. La selezione, che include prime mondiali e anteprime italiane, spazia dalla fiction al documentario, dall’animazione alla sperimentazione audiovisiva.
La varietà dei corti riflette la volontà del festival di mettere in dialogo mondi lontani e punti di vista diversi, senza restare ancorato a un solo modo di raccontare. Al centro, storie che affrontano temi sociali, culturali e politici. La selezione si presenta come una mappa del nostro tempo, con film che parlano direttamente delle tensioni globali, mostrando fragilità, conflitti e resistenze.
Giurie a confronto: esperienza e sguardi nuovi
La giuria internazionale che valuterà i corti in gara è composta da tre membri con profili diversi, capaci di rappresentare molteplici visioni del cinema di oggi. Tra loro spiccano Samir Karahoda, regista e curatore kosovaro esperto di regia e fotografia, il compositore Karim Qqru e Caterina Erica Shanta, artista visiva e filmmaker conosciuta per i suoi lavori sperimentali.
Per la prima volta, al fianco degli esperti, ci sarà la Giuria Giovani. Nove ragazzi tra i 18 e i 26 anni, selezionati tramite un bando nazionale, sceglieranno il vincitore del premio L’Onda, assegnato al corto che più li ha colpiti. Questa doppia giuria rispecchia lo spirito aperto e intergenerazionale del festival, valorizzando diversi modi di leggere il cinema breve.
Il premio più ambito resta l’Asino d’Oro, simbolo storico della manifestazione e riconoscimento per il miglior film in gara. La consegna avverrà durante la settimana, in un evento pensato per celebrare la qualità e l’innovazione artistica dei lavori selezionati.
L’asino blu di Faida Acquifera: un’immagine che rompe gli schemi
Anche quest’anno, l’immagine del festival è stata affidata a un artista contemporaneo di rilievo. Nel 2026 tocca a Faida Acquifera, che reinterpreta il celebre asino volante trasformandolo in una creatura blu che attraversa le costellazioni, ispirandosi alle “Blue Donkey Fables” della scrittrice femminista Suniti Namjoshi.
L’asino, con una supernova sulla fronte e lo sguardo fisso su chi guarda, diventa simbolo di chi sfida stereotipi e confini. Un’icona che invita a conquistare uno spazio nel mondo, a superare le limitazioni imposte e a immaginare nuove forme di convivenza e rappresentazione. Con questa immagine forte, il festival sottolinea la sua vocazione all’apertura e all’innovazione, proponendosi come luogo di riflessione e trasformazione artistica.
Conflitti, memorie e il corpo come linguaggio
Tra i temi più presenti nella selezione ci sono i conflitti contemporanei, con corti provenienti da aree complesse come Palestina e Libano. Altri lavori arrivano dall’Iran, dove si esplorano i legami tra memoria, identità e perdita attraverso documentari, fiction e un uso creativo dei materiali d’archivio.
Il corpo diventa un mezzo narrativo centrale. Nel programma fuori concorso, la rassegna “Bodies of Melancholia” riflette sul disagio attuale tramite gesti, posture e trasformazioni fisiche, mostrando come la corporeità possa esprimere emozioni e situazioni sociali difficili da raccontare a parole.
Non manca infine uno sguardo ai Balcani, con un focus curato da esperti come Gjergji Agolli e Virginia Marcolini. Il programma prova a superare stereotipi, proponendo un ritratto della regione come spazio di identità e memorie intrecciate. Tra i titoli spicca “The Man Who Could Not Remain Silent”, vincitore della Palma d’Oro per il miglior cortometraggio a Cannes.
Animazione e ambiente: un binomio che cresce
Concorto segue da vicino anche il cinema d’animazione, portando tre corti dalla selezione ufficiale di Cannes 2026. Tra questi, in anteprima italiana, “Le Bain des Sirènes” di Lola Degove e “Dernier printemps” di Mathilde Bédouet.
Uno dei temi chiave dell’edizione è l’acqua, intesa come filo che lega cinema e sensibilizzazione ambientale. Il progetto “La memoria dell’acqua” collega i corti a iniziative educative, coinvolgendo i più giovani nel concorso Concorto Kids, che per la prima volta diventa competitivo. Venticinque corti, per lo più animati, saranno visti da studenti, favorendo il dialogo tra cinema e rispetto per l’ambiente.
Il focus “Supernature” completa il discorso con film che affrontano direttamente il cambiamento climatico, raccontando territori minacciati da desertificazione o alluvioni. Tra i titoli, “Haulout”, candidato all’Oscar per il miglior cortometraggio documentario, e “Chuuraa” di Evgenia Arbugaeva, che mostrano le conseguenze ambientali su comunità e paesaggi.
Realtà virtuale e sport: nuove frontiere per il festival
Il festival allarga gli orizzonti anche verso linguaggi innovativi, con la realtà virtuale. “The Frame Beyond | VR Showcase”, realizzato in collaborazione con il centro di ricerca EXT dell’Università degli Studi di Milano, presenta due opere immersive. “The Dollhouse” mette in scena dinamiche di abuso di potere in famiglia, mentre “Less Than 5gr of Saffron” unisce memoria e migrazione in un’esperienza sensoriale legata all’olfatto.
Nel 2026 c’è spazio anche per lo sport, in un anno olimpico per l’Italia. La rassegna “Play-Off” indaga lo sport non solo come competizione, ma anche come strumento di inclusione, costruzione dell’identità e veicolo politico. Un tema che mette in luce il ruolo dello sport come linguaggio universale e collante sociale.
Mostre, laboratori e industry day: il festival si allarga
Concorto 2026 non è solo proiezioni all’aperto. Dal 23 al 29 agosto, il Teatro Serra di Parco Raggio ospita “Oltre il fiume”, una mostra che arricchisce il festival con una riflessione artistica parallela al cinema breve. Torna anche il laboratorio “Futura Memoria”, organizzato con Fondazione Home Movies e guidato da Caterina Erica Shanta, che unisce ricerca storica e sperimentazione audiovisiva.
Il 28 agosto si terrà il talk “Cronache di guerra”, curato da Giulio Sangiorgio, che analizzerà come cinema e media raccontano i conflitti, esplorando strumenti e strategie narrative.
Il 26 agosto spazio all’industria del cortometraggio italiano con “The Summer Connection”. Tra i momenti chiave, la presentazione della seconda edizione di “Italian Short Film Atlas – Cultura e industria del cortometraggio italiano”, un progetto nato con il Centro Nazionale del Cortometraggio e l’Università di Bologna, che offre dati e analisi utili a operatori e appassionati.
Il festival si chiude con la musica dal vivo su Aurora
La venticinquesima edizione si chiude il 28 agosto con la sonorizzazione dal vivo del capolavoro muto “Aurora” di F.W. Murnau. Il collettivo Soundtracks 2026 eseguirà una partitura originale di Karim Qqru, che intreccia musica e immagini in una nuova lettura del film.
Concorto conferma così la sua vocazione a raccontare il cinema come arte viva, capace di fondere racconto, sperimentazione e impegno sociale. Qui il cortometraggio diventa strumento per esplorare le contraddizioni del presente e immaginare possibili futuri, richiamando a un impegno collettivo attraverso un linguaggio breve ma denso di significato.
